The Shards 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 6 min

16/09/2026
The Shards 1x01 recensione: Bret e Robert nel pilot della serie Disney+
Recensione Serie TVThe Shards Stagione 1 Episodio 1 Pilot Disney+

Ryan Murphy e Bret Easton Ellis riportano in vita la Los Angeles del 1981 tra privilegi, desiderio, nostalgia e la minaccia di un serial killer.

Arriva su Disney+ The Shards, trasposizione televisiva dell’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis, pubblicato in Italia con il titolo Le schegge. Una storia semi-autobiografica che riporta lo scrittore nella Los Angeles del 1981, durante l’ultimo anno in una scuola privata d’élite, trasformando ricordi, desideri e ossessioni adolescenziali in un mystery sempre più inquietante.
La serie è creata da Ryan Murphy e Bret Easton Ellis, una collaborazione che Recenserie aveva già raccontato quando FX aveva annunciato il progetto.
Le vicende sono fortemente ispirate al vissuto dello stesso Ellis, ma i fatti vengono trasfigurati e deformati attraverso una prospettiva volutamente ambigua, nella quale ricordo, paranoia, desiderio e percezioni alterate finiscono continuamente per sovrapporsi.
Del romanzo rimane soprattutto la nostalgia per una giovinezza vissuta all’interno di un ambiente privilegiato, insieme a un’attenzione quasi ossessiva per l’estetica e la cultura pop del periodo. Fondamentale, in questo senso, è la colonna sonora, che utilizza brani come Vienna degli Ultravox per immergere immediatamente lo spettatore nei primi anni Ottanta.

COSA GIACE SOTTO LA SUPERFICIE


La premessa di The Shards è apparentemente piuttosto semplice: un gruppo di ragazzi ricchi si prepara ad affrontare l’ultimo anno di liceo nella Los Angeles del 1981.
Sotto la superficie scintillante, però, si aggira un serial killer conosciuto come The Trawler, il Pescatore a strascico, che sta seminando il terrore tra gli adolescenti della città.
Peggio ancora, Bret, interpretato da Igby Rigney e costruito come alter ego dello stesso Ellis, sospetta quasi immediatamente del nuovo compagno di scuola Robert Mallory, interpretato da Homer Gere. Il giovane aspirante scrittore si trova così con un problema ulteriore, come se non fosse già abbastanza complicato cercare di capire sé stesso e venire a patti con la propria omosessualità.
Bret mantiene infatti una relazione di facciata con Debbie Schaffer, mentre conduce parallelamente una vita sessuale che deve necessariamente rimanere nascosta. La ragazza è inoltre figlia del potente produttore cinematografico Terry Schaffer, personaggio che rappresenta perfettamente un certo tipo di Hollywood predatoria e nella cui orbita Bret cerca di entrare anche attraverso il proprio lavoro di aspirante sceneggiatore.
In particolare, il giovane sta lavorando a un trattamento intitolato Less Than Zero: un curioso gioco metanarrativo, considerando che proprio quel titolo diventerà pochi anni dopo il romanzo con cui il vero Bret Easton Ellis raggiungerà la notorietà.

MOLTEPLICI SFUMATURE DI HOLLYWOOD


Terry Schaffer è esattamente il genere di uomo potente dell’industria dello spettacolo capace di trasformare anche un colloquio apparentemente professionale in una dimostrazione di potere e manipolazione. Si presenta in vestaglia e chiede a Bret persino di spalmargli una crema, trasformando immediatamente il rapporto tra i due in qualcosa di profondamente sbilanciato.
La scena permette di evidenziare una delle contrapposizioni più interessanti del pilot: il sesso assume significati completamente differenti a seconda di chi possiede il potere. Da una parte c’è un atteggiamento predatorio e opportunistico; dall’altra la scoperta ancora confusa e, per certi versi, ingenua della propria identità.
Igby Rigney, già visto in Midnight Mass, interpreta Bret con tutta la timidezza, la distanza e lo spaesamento necessari. La sua prova funziona soprattutto perché il personaggio osserva continuamente ciò che lo circonda quasi fosse già uno scrittore intento a trasformare amici e conoscenti in materiale narrativo.
Ed è proprio questa distanza tra ciò che Bret vive e ciò che racconta a rendere interessante anche il massiccio utilizzo della voce fuori campo, almeno concettualmente. Il problema è che il pilot non sempre riesce a dosarla con la stessa efficacia.

FIGLI D’ARTE UTILIZZATI BENE


Una scelta di casting particolarmente evidente riguarda Kaia Gerber e Homer Gere. Lei, figlia di Cindy Crawford, interpreta Susan Reynolds; lui, figlio di Richard Gere, veste i panni del misterioso Robert Mallory.
Il parallelismo è impossibile da ignorare, soprattutto considerando che Crawford e Gere sono stati una delle coppie più fotografate dei primi anni Novanta. Decenni dopo, i loro figli si ritrovano nello stesso progetto e persino insieme sulle pagine di Vogue. Ma sarebbe altrettanto semplicistico liquidare la scelta come puro nepotismo: ci sono casi in cui essere figli d’arte non impedisce affatto di essere perfettamente adatti al ruolo, e The Shards è uno di questi. :contentReference[oaicite:3]{index=3}
Kaia Gerber è credibile come Susan, la ragazza apparentemente perfetta intorno alla quale ruota buona parte della vita sociale della scuola. Homer Gere, soprattutto quando Robert viene nascosto dietro gli immancabili occhiali da sole, possiede invece il giusto carisma per risultare contemporaneamente affascinante e sospetto.
Il pilot sfrutta molto bene proprio questa ambiguità: Robert deve essere abbastanza magnetico da attirare Susan, Bret e gli altri ragazzi, ma anche abbastanza inquietante da rendere plausibile l’ossessione crescente del protagonista nei suoi confronti.
È proprio quando questa componente emerge che The Shards riesce a costruire alcune scene di autentica tensione, arrivando in diversi momenti a sfiorare apertamente l’horror.

UNA VOCE FUORI CAMPO CHE PARLA TROPPO


Il problema principale del pilot è però altrettanto evidente: la quantità di scene affidate alla voce fuori campo di Bret.
Soprattutto nella prima parte dell’episodio, la narrazione è onnipresente e finisce per appesantire notevolmente il ritmo. È comprensibile che un adattamento di Bret Easton Ellis voglia conservare la voce del proprio narratore: nel romanzo è proprio quella prospettiva soggettiva, ossessiva e potenzialmente inaffidabile a rendere difficile distinguere ciò che accade realmente da ciò che Bret crede stia accadendo.
Sul piccolo schermo, però, la voce narrante rischia troppo spesso di spiegare ciò che immagini, interpretazioni e performance potrebbero comunicare autonomamente.
Il problema si estende più in generale all’adattamento, che tende a chiarire e semplificare alcuni elementi che sulla pagina scritta rimangono volutamente più ambigui. Una scelta che rende probabilmente il racconto più accessibile, ma allo stesso tempo gli sottrae parte di quella sensazione di incertezza che costituisce uno degli aspetti più affascinanti del romanzo.
Non è sufficiente a compromettere il pilot. La ricostruzione degli anni Ottanta, la colonna sonora, il cast e soprattutto il contrasto tra il mondo patinato dei protagonisti e la violenza che si nasconde sotto quella superficie riescono comunque a rendere “Pilot” un debutto interessante e piacevolmente inquietante.
Al momento FX non ha ancora annunciato una seconda stagione. Il primo ciclo si è però concluso lasciando diverse linee narrative volutamente aperte, mentre Ryan Murphy ha già manifestato interesse a proseguire ulteriormente la storia. :contentReference[oaicite:4]{index=4}

THUMBS UP 👍

  • Kaia Gerber e Homer Gere risultano perfettamente funzionali ai rispettivi personaggi
  • L'atmosfera della Los Angeles del 1981 è ricostruita con grande attenzione
  • Il pilot riesce a costruire alcuni momenti di autentica tensione ai limiti dell'horror
  • La colonna sonora d'epoca è parte integrante dell'identità della serie
  • Igby Rigney rende credibile l'ambiguità e l'inquietudine di Bret

THUMBS DOWN 👎

  • La voce fuori campo è utilizzata troppo frequentemente e appesantisce soprattutto la prima parte dell'episodio
  • L'adattamento tende a spiegare e semplificare alcuni elementi che nel romanzo risultano volutamente più ambigui
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

The Shards porta sullo schermo una Los Angeles patinata e inquietante, sostenuta da un buon cast, da una colonna sonora molto efficace e da un mystery capace di sfiorare l'horror. Kaia Gerber, Homer Gere e Igby Rigney funzionano, ma l'uso eccessivo della voce fuori campo e alcune semplificazioni rispetto al romanzo impediscono al pilot di spingersi oltre il SAVE.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
FBruscoli

FBruscoli è autrice di Recenserie e affronta recensioni e approfondimenti con uno sguardo colto, stratificato e molto personale. Nella sua scrittura convivono esperienza giornalistica, memoria culturale, curiosità per il mondo e una passione dichiarata per cinema, serie TV e personaggi impossibili da dimenticare.

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