Pochi sanno che Vince Gilligan, prima di lavorare a Breaking Bad e Better Call Saul, era in realtà assurto agli onori della cronaca per quanto fatto in oltre 8 stagioni di The X-Files. Ebbene si, prima di diventare esperto di metanfetamine, la sua vera vocazione come sceneggiatore è stata nel filone sci-fi e quindi Pluribus (o Plur1bus, come avrebbe senso chiamarlo) è come un ritorno nel campo che più gli si confà.
Oltre che ovviamente essere un “ritorno” estremamente atteso visto che si discosta completamente da Walter White, Saul Goodman e da tutto il narcotraffico del New Mexico. O quasi visto che comunque è girato ad Albuquerque e Rhea Seehorn è protagonista. E, fugando subito ogni dubbio: il ritorno di Vince Gilligan è un ritorno con i controcoglioni estremamente interessante.
Davis Taffler: “We is us. Just us.”
Carol: “Who the fuck is us?”
Davis Taffler: “Us.”
PREMESSE IMPORTANTI E SPOILER-FREE
Prima di iniziare, bisogna dire che la visione di questa series premiere può essere influenzata negativamente dalla visione del trailer accompagnata da un’indagine sulla trama della serie tv. Si dice questo perchè se uno è a conoscenza dei dettagli intorno alla serie, verosimilmente saprà già dove andrà a parare l’episodio già dopo i primi 10-15 minuti. Ed è un inesorabile ma affascinante tracollo dell’umanità che non si vuole spoilerare e pertanto la recensione sarà (il più possibile) spoiler-free e si invita il lettore che non ha ancora visto l’episodio a limitare al massimo il quantitativo di informazioni prima della visione dello stesso.
È un invito che si fa nell’interesse di chi legge queste righe perchè il viaggio nei 56 minuti iniziali di Pluribus è tanto inatteso quanto intenso, accompagnato da una strepitosa Rhea Seehorn che, verosimilmente, si aggiudica con questa performance una serenissima nomination ai prossimi Emmy, sperando che questa volta venga effettivamente poi considerata per la vittoria. E lo dice uno che non ha mai apprezzato moltissimo lo sguardo freddo e malinconico della Seehorn in Better Call Saul ma qui, signori e signore, c’è qualcosa di ancora più elevato.
Ma tornando a quanto si stava scrivendo qualche riga sopra, dopo la visione del pilot si capisce che la campagna marketing di Apple TV non sia stata volutamente limitata solo per generare hype e curiosità, ma anche per la pura preservazione della visione di questa series premiere che, senza anticipazioni, può essere vissuta in maniera decisamente migliore rispetto che ad una visione con una conoscenza pregressa. E questo è fondamentalmente l’unico difetto che si può trovare a “We Is Us”.
LE ORIGINI DI PLUR1BUS
Il processo che ha spinto Vince Gilligan a creare la serie arriva mentre, in quel di Albuquerque, Gilligan è impegnato nella produzione di Better Call Saul e immagina una possibile serie tv in cui un uomo è idolatrato dall’intero pianeta Terra. Convertendo il protagonista maschile in uno femminile (che ci sta molto bene anche per non essere poi additato di maschilismo da tutta quella parte di popolazione che è sempre pronta a sparare merda sulla qualunque) e poi espandendo l’idea da un punto di vista più fantascientifico, Gilligan è arrivato a partorire Plur1bus Pluribus facendo un pitch a Sony e poi iniziando un’asta per accaparrarsi il progetto che è stato poi vinto da Apple TV, con tanto di seconda stagione già confermata nelle prime fasi iniziali del progetto.
Gilligan ha quindi potuto far leva serenamente sulla possibilità di estendere il progetto nell’arco di circa 18-20 episodi (dato che la prima stagione è composta da 9 episodi ma la seconda stagione non ha ancora un numero preciso di puntate), elaborando per bene una trama che, onestamente, dopo la visione del pilot si fatica un po’ a capire quanto possa essere allungata. Ma se Gilligan l’ha concepita chiedendo almeno due stagioni gli si concede assolutamente il beneficio del dubbio e carta bianca perchè, evidentemente, servono almeno due stagioni.
“We just want to help, Carol.”
MA INSOMMA STO PLUR1BUS?
Il motivo per cui si parla tanto di Rhea Seehorn come protagonista è perchè la natura dello show, già chiara dopo la visione di questo pilot, implica che la serie si appoggi praticamente tutta sulle sue spalle. Non è quindi un caso che Gilligan abbia voluto esattamente lei come protagonista perchè gli serviva qualcuno che avesse un certo pelo sullo stomaco, figurativamente parlando.
E la Seehorn si conferma completamente a suo agio ed in grado di catalizzare l’attenzione dello spettatore su sè stessa, ovviamente supportata da una regia che è praticamente come un co-protagonista dato che Gilligan (in questo caso sia regista che sceneggiatore sia per questo che per il secondo episodio) fa un lavoro della Madonna importantissimo e minuziosissimo (come al solito) per spostare visivamente il focus dalla character della Seehorn, la scrittrice di romanzi fantasy Carol Sutkra, a tutto ciò che accade intorno a lei. E va benissimo così.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Vince Gilligan e Rhea Seehorn ritornano sul piccolo schermo con una serie ed un pilot impeccabili di cui però non si può veramente parlare perchè è meglio evitare qualsiasi tipo di spoiler. Quindi zitti, in rigoroso silenzio, non si può far altro che aspettare la propria dose di Pluribus settimanale e ringraziare Vince per quello che sembra essere un nuovo, fottuto, capolavoro.

La serie è davvero bella e ben fatta: i primi episodi mi hanno subito catturata, con una trama avvincente e una qualità di produzione altissima. Almeno per ora, dopo i primi episodi visti, posso dire che merita davvero.
Detto questo… sono anche molto arrabbiata. I primi due episodi erano disponibili su Prime Video, poi improvvisamente bisogna continuare la visione su Apple TV. Ma davvero? Le persone dovrebbero farsi due abbonamenti diversi solo per seguire una singola serie? Siamo seri?
È una scelta assurda e sinceramente scoraggiante.
Peccato, perché il contenuto è valido, ma questa politica di distribuzione rovina completamente l’esperienza di chi vuole semplicemente godersi la serie senza impazzire tra piattaforme diverse.