Grey’s Anatomy 22×04 – Goodbye HorsesTEMPO DI LETTURA 4 min

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Il quarto episodio della ventiduesima stagione di Grey’s Anatomy conferma la sensazione di un racconto che procede in equilibrio precario, sospeso tra il desiderio di rilancio e la difficoltà di ritrovare una vera direzione. A dispetto del ritorno di Jackson Avery e di alcune linee narrative potenzialmente interessanti, la puntata si rivela priva di slancio e di profondità, dando vita a un episodio di transizione che aggiunge poco o nulla al mosaico della serie.

JACKSON AVERY: UN RITORNO DI FATTO INUTILE


L’atteso ritorno di Jackson Avery avrebbe potuto rappresentare un punto di svolta, o almeno un momento capace di risvegliare l’interesse verso il Grey Sloan Memorial. Invece, la sua presenza appare quasi decorativa, confinata a poche scene che rievocano le stagioni passate senza però apportare un contributo narrativo concreto. Il confronto con Meredith Grey, teoricamente cuore emotivo della puntata, scivola su binari prevedibili: divergenze di metodo, rimandi al passato, accenni di tensione che non esplodono effettivamente mai.
Il loro dialogo, che dovrebbe trasmettere complessità, risulta trattenuto, quasi bloccato in una scrittura che si nasconde dietro il vedo-non-vedo.
È come se la sceneggiatura volesse evocare la profondità di una storia comune senza prendersi il tempo di ricostruirla davvero. La conseguenza è un senso di vuoto.

TEDDY E OWEN: DALLA DRAMMATICITÀ ALLA CARICATURA


Molto più problematica (chi lo avrebbe mai detto) è la gestione della storyline dedicata a Teddy e Owen. Il loro divorzio, anziché essere trattato come il momento doloroso e complesso che è (visto il passato di entrambi e i salti mortali fatti per arrivare a questo punto), viene raccontato con toni quasi farseschi. Le loro scene oscillano tra la commedia involontaria e la superficialità, svuotando la crisi di ogni reale spessore emotivo.
Entrambi sembrano muoversi in direzioni opposte, impegnati più a cercare nuove distrazioni sentimentali che a confrontarsi con le macerie della propria relazione. Il risultato è un racconto frammentato, privo di pathos e incapace di restituire la gravità di una separazione tra due figure.

VOLTI NUOVI E VOLTI VECCHI


Un’altra grande assenza di questo episodio è quella dei nuovi specializzandi. La serie, nel corso degli anni, ha saputo rigenerarsi (più o meno) proprio attraverso le nuove generazioni di medici. In questa stagione, però, i giovani dottori sembrano quasi invisibili, ridotti a semplici comparse senza identità.
La mancanza di linee narrative dedicate a loro priva la serie di quella vitalità che ne aveva sostenuto le fasi di rinnovamento. Senza nuovi personaggi forti, il racconto rischia di restare chiuso su sé stesso, costretto a ripetere schemi ormai consumati.
A rendere più evidente il senso di dispersione è anche l’uso del cast corale. Personaggi come Miranda, Richard e Ben sono quasi assenti, o comunque marginali rispetto alla trama principale. Il Grey Sloan Memorial appare così spopolato, come se l’anima collettiva della serie fosse evaporata lasciando soltanto alcune figure isolate a muoversi tra le corsie.
Non c’è tensione, non c’è sorpresa, e soprattutto non c’è emozione. Tutto sembra limitarsi a un esercizio di routine.

UN EPISODIO DI TRANSIZIONE SENZA DIREZIONE


Il vero problema del quarto episodio è la sua natura di passaggio. Tutto lascia intuire che si stiano predisponendo i pezzi per un’evoluzione futura, ma nel frattempo lo spettatore resta in sospeso, privo di riferimenti chiari. Le trame si muovono senza direzione, i rapporti si sviluppano senza convinzione e le emozioni restano imprigionate sotto la superficie.
La regia accompagna questa sensazione di stasi con un tono neutro, funzionale ma mai ispirato. Anche l’atmosfera generale è priva di quella scintilla che spesso riesce a rendere memorabili persino gli episodi interlocutori: qui domina la prevedibilità, e con essa la sensazione che nulla di ciò che accade sia davvero indispensabile.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • L’addio di Meredith per tornare a Boston smuoverà qualcosa?
  • Episodio prevedibile e molto di passaggio: lo si può serenamente etichettare come nullo considerata il vuoto generale sia a livello di trame singole, sia di quella ipoteticamente orizzontale
  • Ritorno di Jackson gestito in maniera pessima
  • Specializzandi praticamente assenti
  • Divorzio in vista per Teddy e Owen, nel disinteresse generale…compreso il loro

 

Il quarto episodio della ventiduesima stagione di Grey’s Anatomy è, in definitiva, un capitolo interlocutorio, segnato da un generale senso di immobilismo. Non si tratta di un episodio disastroso, ma di una puntata che scorre senza lasciare tracce, priva di momenti forti o di svolte significative. Il ritorno di Jackson Avery, il divorzio di Teddy e Owen, le dinamiche sospese tra Meredith e il suo passato: tutto sembra convergere verso un racconto che promette più di quanto riesca a mantenere.
In un momento in cui la serie avrebbe bisogno di ritrovare un’identità, ciò che emerge è invece la difficoltà di comprendere dove voglia davvero andare.
Un capitolo che, pur non affondando, rimane in superficie. E lascia dietro di sé una sola, persistente impressione: quella di un ospedale ancora vivo, ma ormai privo di battito.

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Aldo Longhena

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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