Star Trek: Strange New Worlds 4×02 – The Griffin IncidentTEMPO DI LETTURA 6 min

Star Trek: Strange New Worlds 4x02 recensione: Spock nell’incubo horror di The Griffin Incident
Recensione Serie TVStar Trek: Strange New Worlds Stagione 4 Episodio 2 The Griffin Incident Paramount+

Un’incursione horror visivamente impressionante che sacrifica la sostanza della vera fantascienza.

Questa recensione di Star Trek: Strange New Worlds 4×02 – “The Griffin Incident” parte da una constatazione: quando un franchise sceglie di virare in maniera così netta verso altri generi cinematografici, la scommessa è sempre altissima.
Da qualche stagione a questa parte, Star Trek: Strange New Worlds ha ormai rinunciato a essere una serie di fantascienza pura per diventare uno show guidato dal trope of the week: c’è stato l’episodio musicale, quello giudiziario, la parentesi comedy e persino gli zombie.
Con “The Griffin Incident”, la serie firmata da Akiva Goldsman decide di spingere sul pedale dell’horror psicologico e del body horror più sanguinoso e disturbante mai visto nel franchise.
Il risultato? Un esercizio di stile indubbiamente viscerale e visivamente d’impatto, diretto con mestiere da Axelle Carolyn, regista esperta del genere, e scritto da Robbie Thompson, veterano di Supernatural. Un episodio che, però, sacrifica sull’altare dello splatter l’essenza stessa di Star Trek, lasciando lo spettatore con un pugno di mosche e tanta frustrazione.

LA NAVE FANTASMA


L’incipit dell’episodio pesca a piene mani dal mistero della Mary Celeste, la celebre nave mercantile ritrovata alla deriva nel 1872 senza il proprio equipaggio. Di ritorno da un misterioso quanto pretestuoso convegno sulla leadership, Spock, La’an e James T. Kirk si imbattono nella USS Griffin, una nave della Flotta Stellare scomparsa da oltre dieci anni. Anziché attendere i soccorsi o l’arrivo dell’Enterprise, i tre decidono di teletrasportarsi a bordo. Ad accoglierli trovano luci che si accendono da sole, sistemi di supporto vitale perfettamente funzionanti e un’inquietante atmosfera claustrofobica.
Ben presto, però, l’indagine si trasforma in un incubo a occhi aperti. L’episodio abbandona rapidamente le atmosfere da storia di fantasmi per famiglie e scivola nel body horror puro: Spock finisce intrappolato in un’infermeria surreale, dove allucina T’Pring che lo opera brutalmente fino a spingerlo a mutilarsi da solo le punte delle orecchie con un paio di forbici arrugginite. Subito dopo assiste a una versione allucinata del capitano Pike intenta ad affettarsi le dita come fossero verdure su un tagliere.
Kirk viene perseguitato dal pianto incessante di un bambino invisibile, mentre La’an vede riaffiorare i propri geni da Potenziata, ereditati dal suo antenato Khan, scivolando in una spirale di rabbia cieca che la porterà a torturare Ortegas e persino ad accoltellare lo stesso Kirk.
Se dal punto di vista visivo e registico la puntata non tira mai indietro la mano, regalando scene splatter capaci di far girare lo stomaco anche agli appassionati più navigati del genere, dal punto di vista drammatico la storia gira completamente a vuoto.

CANON E SCALPELLI


Il problema principale di “The Griffin Incident” sta proprio nella sua incapacità di costruire una tensione reale o di offrire un’evoluzione coerente dei personaggi. È noto che Kirk e Spock siano protetti da una gigantesca plot armor, dato che devono arrivare vivi e vegeti alle vicende della serie classica. Di conseguenza, vedere il Vulcaniano più famoso di sempre che si mutila le orecchie o Kirk che viene accoltellato da La’an lascia il tempo che trova: è semplice ricerca dell’effetto shock, priva di conseguenze emotive o fisiche a lungo termine.
Anche lo scavo psicologico sui protagonisti appare stanco e riciclato. Per Spock si tratta dell’ennesimo, stucchevole attacco alla sua duplice identità vulcaniana e umana. Per Kirk, il tormento provocato dal pianto del bambino vorrebbe esplorare le sue paure sulla paternità e sul futuro figlio David, figura citata in Star Trek II: L’ira di Khan, ma appare fuori luogo, dato che la serie ha già ampiamente chiarito le sue scelte di vita.
Quanto a La’an, la piega violenta legata al suo DNA da Potenziata la riduce a una bomba a orologeria guidata da un primordiale istinto di violenza.
E vogliamo parlare di Pike? Il capitano dell’Enterprise sceglie ancora una volta di insabbiare le violenze commesse dalla propria squadra, in questo caso l’aggressione di La’an ai danni di Kirk, esattamente come aveva fatto nella terza stagione con i massacri di M’Benga. Un comportamento che vorrebbe dimostrare la sua empatia paternalistica, ma che nei fatti rende la sua figura di leader della Flotta Stellare incredibilmente irresponsabile ed eticamente discutibile.

LA SCIENZA NON ABITA PIÙ QUI


La vera nota dolente, tuttavia, arriva con il finale. Star Trek si è sempre distinta dalla fantascienza di maniera e dal fantasy per la sua costante ricerca di una spiegazione, almeno pseudoscientifica e logica. C’è un alieno che fa magie? È soltanto una tecnologia talmente avanzata da sembrare indistinguibile dalla magia. C’è un’entità dotata di poteri divini? È soltanto una forma di vita con caratteristiche troppo lontane dalla comprensione umana.
In “The Griffin Incident”, invece, gli autori alzano le braccia in segno di resa e si rifiutano categoricamente di spiegare cosa sia successo sulla Griffin. Dopo essere stati teletrasportati in extremis sull’Enterprise, i protagonisti si riprendono dalle proprie ferite in dieci minuti scarsi e archiviano l’incubo appena vissuto, scaricando la patata bollente sulla misteriosa Divisione 12.
Una trovata pigra che vanifica l’intera ora di visione, a meno che non si ami il sangue a fiumi privo di contesto. Ma per chi continua a cercare in Star Trek una fantascienza solida, intelligente e coerente, tutto ciò risulta profondamente deludente.
Dopo episodi come “A Space Adventure Hour”, che almeno utilizzava la contaminazione dei generi per riflettere sulla funzione della fantascienza, e “Through the Lens of Time”, capace di tornare a una costruzione più genuinamente sci-fi, “The Griffin Incident” appare soprattutto come un involucro horror ben diretto, ma quasi completamente vuoto.

THUMBS UP 👍

  • La regia di Axelle Carolyn crea un'atmosfera claustrofobica e visivamente potente
  • Un livello di gore e body horror coraggioso come mai prima nel franchise
  • L'incipit misterioso ispirato alla Mary Celeste a bordo della USS Griffin

THUMBS DOWN 👎

  • Assenza totale di una spiegazione scientifica o razionale agli eventi
  • La plot armor di Spock e Kirk vanifica buona parte della tensione
  • La solita dicotomia tra natura vulcaniana e umana di Spock non aggiunge nulla di nuovo
  • Pike insabbia l'aggressione di La'an, confermando una leadership irresponsabile
  • La Divisione 12 diventa un pigro deus ex machina al quale affidare il mistero
Il giudizio di Recenserie

SLAP THEM ALL

“The Griffin Incident” regala scene splatter di grande impatto visivo, ma si rivela vuoto nei contenuti e ripetitivo nello scavo psicologico dei personaggi. La mancanza di una risposta scientifica all'incubo mostrato è poi uno schiaffo all'essenza stessa del franchise: tanto fumo, tanto sangue, ma pochissima sostanza Trek.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Marco Daniele

Marco Daniele scrive su Recenserie di serie TV, anime e cinema, con particolare attenzione per period drama, racconti storici, fantascienza e commedie fuori asse. Alla passione per i titoli più solidi affianca senza imbarazzo una curiosità costante per trash, guilty pleasure e stranezze televisive.

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