
Con la quinta puntata, The Twisted Tale Of Amanda Knox regala senza dubbio la puntata più riuscita dell’intera miniserie. “Mr. Nobody” è infatti un episodio interamente dedicato a Raffaele Sollecito, personaggio che fin dall’inizio del caso mediatico è stato ridotto a semplice comprimario, ombra silenziosa della più ingombrante figura di Amanda Knox.
La serie, e in particolare questa puntata, ribalta finalmente la prospettiva: Raffaele diventa protagonista e, grazie all’interpretazione intensa di Giuseppe De Domenico (tra le altre cose amico del podcast), lo spettatore ha l’opportunità di “conoscerlo” davvero.
Il rapporto con Amanda viene restituito con la delicatezza che raramente ha avuto nella narrazione mediatica. La serie sottolinea come Amanda sia stata la sua prima vera fidanzata, un legame che per Raffaele significava scoperta, affetto, complicità. Un amore giovane e ingenuo, che diventa inevitabilmente il suo tallone d’Achille quando si trasforma nel centro di un processo giudiziario internazionale. L’episodio mette bene in evidenza questo aspetto: Raffaele non è l’uomo che i giornali hanno raccontato, ma un ragazzo che ha trovato nell’amore la prima vera possibilità di uscire dal guscio della sua timidezza.
SIGNOR NESSUNO
Il titolo Mr. Nobody non è casuale. È l’etichetta che i media, l’opinione pubblica e perfino l’Accusa gli hanno cucito addosso: un nessuno, un uomo senza identità, passivo e succube, spesso dipinto come il “cagnolino al guinzaglio” di Amanda. La puntata affronta frontalmente questa rappresentazione, mostrandone la crudeltà e la superficialità. Da un lato i giornalisti che si accaniscono su presunti dettagli morbosi – come gli hentai trovati nella sua camera, trasformati immediatamente in prova di perversioni sessuali – dall’altro il procuratore Giuliano Mignini e l’Accusa, che lo descrivono come un ragazzo debole, incapace di prendere decisioni autonomamente.
La sceneggiatura lavora con grande efficacia nel ribaltare questo stereotipo. Attraverso una serie di flashback, emerge il ritratto di un Raffaele introverso, timido, segnato da un passato doloroso. La morte della madre e la depressione adolescenziale diventano tasselli fondamentali per comprendere la sua fragilità e, al tempo stesso, la sua umanità. Non è più il “nessuno” dipinto dai media, ma un ragazzo reale, con un vissuto complesso e autentico. La regia accompagna questo percorso con sensibilità, evitando forzature e lasciando che sia l’interpretazione di De Domenico a riempire lo schermo.
GIUSEPPE DE DOMENICO AL SUO MASSIMO SPLENDORE
Giuseppe De Domenico è il fulcro di tutto. La sua interpretazione non solo restituisce dignità a un personaggio fino ad ora schiacciato dalla narrazione esterna, ma trasmette anche una gamma di emozioni che vanno dalla vulnerabilità alla determinazione silenziosa. È un lavoro attoriale che convince pienamente (maggiori dettagli nell’intervista nel podcast) e che finalmente permette di guardare a Sollecito con occhi nuovi. Tra l’altro non è assolutamente da tralsciare una recitazione bilingue sempre convincente e mai teatrale, cosa che molto spesso non è riscontrabile in altri prodotti internazionali con attori italiani (anche più famosi) che recitano con un inglese maccheronico e stentato.
Oltre al ritratto personale, “Mr. Nobody” non rinuncia a colpire duro anche sul fronte mediatico e giudiziario. L’episodio mostra con lucidità come i media abbiano contribuito a deformare la percezione di Raffaele, trasformandolo in una figura caricaturale, utile solo per titoli scandalistici e narrazioni sensazionalistiche. Allo stesso tempo, evidenzia le debolezze dell’Accusa, più interessata a incasellare Sollecito in uno stereotipo di “debole succube” che ad affrontare seriamente la complessità della vicenda. È un attacco diretto alla superficialità del sistema mediatico e alle falle del sistema giudiziario, ma fatto con una precisione narrativa che rende la critica ancora più efficace.
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Il risultato complessivo è un episodio equilibrato e potente. Da un lato, offre un ritratto umano e finalmente tridimensionale di Raffaele Sollecito, sottraendolo all’anonimato a cui era stato relegato. Dall’altro, si conferma come capitolo fondamentale della miniserie perché mostra con chiarezza come la vicenda di Perugia non sia stata solo il processo ad Amanda Knox ma anche, e soprattutto, la distruzione della vita di un ragazzo qualunque.


