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Un Anno Con Salinger

Nel 1995, l'aspirante scrittrice californiana Joanna abbandona l'università per trasferirsi a New York, dove diventa assistente dell'intransigente Margaret, agente letteraria del leggendario J. D. Salinger.

Nel 1995, l’aspirante scrittrice californiana Joanna abbandona l’università per trasferirsi a New York, dove diventa assistente dell’intransigente Margaret, agente letteraria del leggendario J. D. Salinger.

 

My Salinger Year è un film diretto da Philippe Falardeau basato sull’omonimo romanzo autobiografico di Joanna Rakoff (interpretata da Margaret Qualley). Si tratta di un film che accoglie il genere drammatico e quello della commedia americana presentando la storia di una giovane ed aitante futura scrittrice che accetta un lavoro come assistente di Margaret, agente letteraria dello scrittore J.D. Salinger, ormai ritiratosi dalla mondanità e recluso come un eremita a scrivere per puro diletto personale.
Il film cerca di unire figure ben note al pubblico (Sigourney Weaver e Margaret Qualley) mettendo in scena un alto livello di recitazione, scadendo tuttavia in una commedia quasi totalmente funzionante solo per gli addetti ai lavori, pretenziosa e vana nel tentativo di riportare in scena personaggi molto simili ad alcuni divenuti celebri. Il personaggio interpretato da Weaver è la copia meno burbera di Miranda Priestly (Meryl Streep in Il Diavolo Veste Prada). Una commedia, quindi, che intrattiene il giusto, ma che non lascia praticamente nulla al termine della visione, trovando una conclusione con una morale dai tratti fanciulleschi.

I grew up in a quiet suburban town, just north of New York. On special occasions, my dad would take me into the city and we would go and get dessert at the Waldorf or the Plaza. I loved watching the people around us. They seemed to have interesting lives. I wanted to be one of them. I wanted to write novels and speak 5 languages and travel.
I didn’t want to be ordinary. I wanted to be extraordinary. Those memories came storming back to me last year when I came to visit my best friend in New York. I was only supposed to stay a few days and then return to Berkeley, where my boyfriend was waiting on me. But something shifted.

Il film presenta la vita di Joanna Rakoff, una giovane spensierata che aspira a diventare scrittrice dilettandosi nella stesura di brevi poesie. Uno stile di vita che si sposa con l’ideale immaginario di New York: caffè letterari, tempo libero per letture e svago, gente interessante da conoscere, profumo di cambiamento. Un’alchimia che regge fintanto che la vita reale si presenta sull’uscio di casa e bussa fragorosamente.
Joanna ha trovato lavoro presso una delle agenzie letterarie più vecchie di New York, nonché quella che rappresenta J.D. Salinger di cui Joanna viene incaricata di gestire la posta privata. Lettere di fan, commenti carichi di gioia del celebre Il Giovane Holden che trovano una risposta quasi stizzita e gelida scritta da Joanna ed imposta dall’agenzia dal lontano 1963, quando Salinger decise di smettere di rispondere alla propria corrispondenza. Joanna entra quindi in contatto con una moltitudine di persone di tutte le etnie, con le loro disparate vite, con le loro gioie e con la loro raison d’être. Aspetti questi che toccano nel profondo la ragazza che progressivamente percepisce che la scrittura le sta scivolando via, uno scopo di vita che le sta sfuggendo mentre la sua vita si avvicina sempre più a quella di banale segretaria d’agenzia. Un ruolo di tutto rispetto a cui Joanna assolve con diligenza, ma che non riesce a sentire suo. Un aspetto che viene gestito molto bene all’interno del film che tende a sottolineare spesso e volentieri la mal sopportazione di Joanne per il suo impiego lavorativo. Ad incidere ulteriormente, poi, ci sono anche gli sporadici dialoghi con Salinger in cui lo scrittore sottolinea l’importanza di continuare a praticare la scrittura, anche solo 15 minuti al giorno, mantenendolo però come un impegno continuativo e non lasciato al caso.
Protect that sanctuary, ok? Don’t get stuck answering the phone, Joanna”: un invito, una richiesta con cui Joanna scenderà a patti all’interno della pellicola trovando il coraggio per allontanarsi da una realtà che non le si confà.

Jerry: “Have you been writing every day?”
Joanna: “A lot of days. They’ve given me more responsibility around here, so I’ve been reading manuscripts!”
Jerry: “You’re a writer, Joanna, aren’t you? Not an agent, not a secretary.”
Joanna: “I don’t know.”
Jerry: “Sorry, I missed that. I’m a little deaf.”
Joanna: “Yes, um, yes! I’m a writer.”
Jerry: “So write! Even if it’s just 15 minutes in the morning. Protect that sanctuary, OK? Don’t get stuck answering the phone, Joanna. You’re a poet!”.

Ma purtroppo parallelamente a questo aspetto narrativo, il resto del film ha ben poco da raccontare. A partire dai personaggi.
L’intera costruzione dell’agenzia letteraria richiama fin troppo Il Diavolo Veste Prada (con Margaret nei panni di una Miranda Priestly addolcita), in un mix con Mad Men di cui Joanna rappresenta la Peggy Olson della situazione. Anche la costruzione narrativa in generale ricorda fin troppo commedie del calibro di Begin Again (2013) in cui la morale della pellicola si circoscrive al semplice “inseguire i propri sogni sempre e comunque” senza veri twist ending narrativi o colpi di scena in grado di movimentare la storia. Fin dall’inizio si percepisce come tutto andrà a finire e gli sceneggiatori non hanno la benché minima intenzione di infrangere il sogno dello spettatore di vedere finire un film come vorrebbero. Questo perché lo spettatore ricerca in storie di questo tipo la propria vita, cercando di immedesimarsi con il/la protagonista autoconvincendosi che sì, la realtà non deve per forza di cose essere tanto diversa da quanto sta raccontando il film.
Una mancanza di disillusione nella visione che lascia ampio mercato a prodotti di questo tipo, ma che rende My Salinger Year una commedia come tante altre, mancando di originalità fin dal principio. E a volte va anche bene così, basta essere consci di ciò che si sta per andare a vedere.

Where you wanna go| Who you wanna be| How you gonna get there soon| If it don’t come naturally And if it’s not now| Then when’s the time| There’s only so long you can pay no mind| To the burn inside. (Katie Herzig – Beat Of Your Own)


Un film che raggiunge la sufficienza più per i dettagli e la cura generale, unitamente ad un cast d’alto livello, che per la narrativa del film. Una commedia che si lascia guardare e che intrattiene, con una storia d’amore sullo sfondo che sottolinea, progressivamente, la crescita della protagonista (Joanne) in relazione ai rapporti interpersonali. J.D. Salinger rimane nell’ombra non venendo mai inquadrato in volto e comparendo in pochissime scene.
Valutazione generale sufficiente, come si diceva, ma risultato abbastanza banale per una pellicola che si circoscrive alla semplice favoletta della bella vita di New York tra caffè, scrittori, tempo libero e sogni che si avverano. Un mondo rosa confetto che nausea ben presto.

 

TITOLO ORIGINALE: My Salinger Year
REGIA: Philippe Falardeau
SCENEGGIATURA: Philippe Falardeau
INTERPRETI: Margaret Qualley, Sigourney Weaver, Douglas Booth, Brian F. O’Byrne, Colm Feore, Tim Post, Matt Holland
DISTRIBUZIONE: Mongrel Media e Vertigo Releasing
DURATA: 101′
ORIGINE: Canada-Irlanda 2021
DATA DI USCITA: 20/02/2020, Berlinale

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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