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Star Trek: Discovery 3×04 – Forget Me NotTEMPO DI LETTURA 3 min

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E’ un dato di fatto che quando gli autori di Star Trek: Discovery si ricordano che non esiste solo Michael Burnham, che si possono raccontare storie incentrate anche sul resto della ciurma, il livello della serie migliora notevolmente. Forse è un caso, forse c’è un rapporto di inversa proporzionalità tra la presenza della protagonista meno simpatica di tutta la saga e la qualità della sceneggiatura, sta di fatto che “Forget Me No” concede a Michael meno spazio del solito e riesce a essere la migliore puntata tra quelle finora trasmesse.
Purtroppo, un accenno al Burnham-centrismo intorno a cui ruota Discovery c’è sempre: questa volta risiede nella decisione, tirata molto per i capelli ma tant’è, del dottor Culber di cedere al primo ufficiale il diritto di accompagnare Adira su Threll V, proprio per darle la possibilità di rimanere sotto i riflettori anche quando il focus dell’episodio è concentrato sulla new entry. Nulla di preoccupante, per fortuna, perché a dominare la scelta è proprio Adira, inedita fusione tra un simbionte Trill e un essere umano che deve scontrarsi con la mentalità miope, reazionaria, quando non addirittura intransigente, di una specie aliena aggrappata a pregiudizi inutili, anche quando questi potrebbero minarne la sopravvivenza.
L’intreccio su Threll V si svolge all’insegna della massima prevedibilità, tra il telefonatissimo voltafaccia del membro più ragionevole del consiglio che governa i Trill, l’inevitabile ravvedimento dei suoi colleghi e il finale di episodio gonfio della solita, pasticciata retorica sulla Federazione. Tuttavia, il viaggio interiore di Adira attraverso i propri ricordi regala momenti di grande emozione, oltre a far luce sul passato della ragazza e a permettere di accedere ai ricordi di Senna Tal, che saranno fondamentali per il prosieguo della storia. Non si può rimanere impassibili di fronte alla storia di due ragazzi che si amano di quell’amore genuino, e anche un po’ ingenuo, per via della loro giovane età, che in Discovery finora era mancato, avendo preferito gli autori relazioni ben più complicate. Il pregio della narrazione sta nel non sovvracaricare troppo la scena: la vicenda di Adira e Gray è dolce ma non stucchevole, intenerisce ma non annoia, e soprattutto ha un finale tragico che fa acquisire un nuovo sapore alla simbiosi, che adesso diventa, in un certo senso, l’unico modo che ha Adira per continuare a vivere insieme al suo amato.
Anche a bordo della Discovery non mancano eventi interessanti. L’episodio tratteggia le ovvie, e finora poco esplorate, difficoltà emotive e psicologiche dell’equipaggio, che continua ancora a lavorare al massimo delle proprie capacità ma sta accumulando livelli di stress preoccupanti. Il tentativo di Saru di sistemare le cose offrendo una cena al personale del ponte di comando si trasforma in una tragicomica cena degli orrori (emotivi), in cui vengono a galla risentimenti reciproci, malumori, invidie; tutto condito, ovviamente, dal sarcasmo pungente della Georgiou. Si concede finalmente più spazio a Detmer, protagonista nelle scorse puntate di qualche breve scena che ne evidenziava il disagio, e si dà finalmente al dottor Culber un ruolo più incisivo sulla nave, visto che le sue mansioni non riguardano più solo la sfera fisica ma anche quella psicologica. Si è ancora lontani dalla perfezione, ma lavorando in questa direzione si potrebbe finalmente trasformare Star Trek: Discovery in una serie corale, e non nel solito teatrino di Michael Burnham in cui tutto il resto del cast ruota intorno a lei.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La visita di Adira su Threll V
  • Il viaggio nei ricordi di Adira
  • Maggior attenzione al resto della ciurma
  • La cena organizzata da Saru
  • L’adorabile sarcasmo della Georgiou
  • Michael trova comunque il modo di stare sotto i riflettori accompagnando Adira su Threll V
  • Una certa prevedibilità nell’intreccio con i Trill

 

Dopo un inizio di stagione intrigante ma anche zoppicante, Star Trek: Discovery mette a segno finalmente un episodio pregevole. C’è da sperare che la china ascendente continui ancora a lungo.

 

Marco Daniele

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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