Star Trek: Strange New Worlds 3×03 – Shuttle to KenforiTEMPO DI LETTURA 5 min

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Star Trek Strange New Worlds 3x03 RecensioneStar Trek: Strange New Worlds è stata, con le sue prime due stagioni, la serie più in forma e più in salute del franchise di Star Trek negli ultimi anni. Un franchise che è tornato alla televisione – dopo aver scritto pagine di storia del piccolo schermo – e che non sempre ci sta riuscendo al meglio. Inizia a destare qualche sospetto in tal senso anche il prodotto di punta degli ultimi anni, vista sempre dal fandom come una piccola isola felice, e rimasto in realtà ultimo baluardo “trekkiano” in attesa dei nuovi show recentemente annunciati al Comic-Con di San Diego.
Strange New Worlds non sta mettendo in campo lo smalto che aveva dimostrato di avere nelle prime due stagioni, pur continuando a svariare sui generi. Stavolta tocca ad un classico dell’horror: il genere zombie, tornato recentemente molto in auge tra The Last of Us e 28 Anni Dopo, ma che sfortunatamente non riesce ad impattare. Sarà che forse lo show in realtà si sta un po’ snaturando, perdendo quella verticalità che sapeva di boccata d’aria fresca, in favore di una trama sempre più orizzontale e che non sembra catturare il pubblico.

DATA STELLARE: 28 GIORNI DOPO


Partendo proprio dalla trama orizzontale, “Shuttle to Kenfori” continua sulla scia del doppio episodio a cavallo tra seconda e terza stagione, mostrando ancora strascichi e conseguenze con la malattia di Marie Batel. L’aggravarsi della patologia infettiva dei Gorn – che continuano ad essere presenti nonostante tutto – obbliga il dottor M’Benga di andare alla ricerca di una cura miracolosa, recuperando un esemplare rarissimo di fiore chimera, coltivato su un vecchio insediamento della Federazione su Kenfori, prima che si abbattesse la minaccia Klingon. Una missione tutto sommato tranquilla, che fin dall’atterraggio rivela subito le sue carte in tavola, con una scenografia da brividi e un atmosfera tutt’altro che rassicurante.
A dare conferma arrivano poi dei “non vivi”, che attaccano il personale dell’equipaggio su Kenfori, trasformando l’episodio in una puntata di The Walking Dead. Un cambiamento che dà sicuramente una nota di colore allo show, noto per il suo camaleontismo, ma che allo stesso tempo non riesce ad impattare bene come nelle scorse stagioni. Se “Shuttle to Kenfori” fosse stato un episodio della prima o della seconda stagione forse avrebbe avuto più carica, più mordente e magari anche qualche sottotesto, una stratificazione che purtroppo qui è assente, utilizzando il genere come mero esercizio di stile.

L’ONORE DEI KLINGON


Per l’occasione gli autori decidono di ripescare dal mazzo di carte i Klingon, fornendo un sequel spirituale di “Under the Cloak of War“, uno dei migliori episodi della scorsa stagione, in cui si indagava sul passato oscuro del dottor M’Benga e dei suoi trascorsi con Dak’Rah. A fornire questo collegamento è la figlia di Dak’Rah, Bytha, alla ricerca del “macellaio di J’gal” per ridare l’onore perduto al suo casato, uccidendo la causa dell’onta che grava sulla sua famiglia.
Purtroppo, “Shuttle to Kenfori” non gode dello stesso respiro del suo predecessore, non andando mai troppo oltre le classiche situazioni che vengono portate in scena ogni volta che ci si trova ad aver che fare con i Klingon. La storyline è ampiamente prevedibile: la guerriera Klingon, che inizialmente era mossa dalla sola vendetta, dopo essere stata sconfitta finisce per rivalutare le sue azioni, ottenendo una redenzione insperata. Il sacrificio di Bytha, che consente al capitano Pike e al dottor M’Benga di scappare dagli infetti del pianeta Kenfori, manca di tutto quel pathos che Strange New Worlds aveva l’abitudine di conferire a momenti del genere.
Sorprende dunque il poco sussulto che viene generato dalla visione di un episodio con tanto potenziale: forse anche Strange New Worlds sta esaurendo le cartucce, e non è una buona notizia per l’universo Star Trek.

IBRIDO UMANO-GORN?


L’elemento più interessante di “Shuttle to Kenfori” è probabilmente l’implicazione etica dietro la scelta medica del capitano Batel per curare la sua grave e rara patologia. Lo scopo non è quello di curare l’infezione, bensì di assimilarla e integrarla, andando a stravolgere per sempre il suo DNA, con un’operazione azzardata che renderà la compagna del capitano Pike un ibrido metà umano e metà Gorn. Mentre la mente viaggia fantasticando sul possibile orrorifico futuro aspetto di Melanie Scrofano, non si può non empatizzare con il povero capitano Pike, tenuto all’oscuro da tutti riguardo a una faccenda così delicata.
Intanto, invece, sul ponte di comando, continua ad essere cucinata a fuoco lento quella che sembra essere la trama orizzontale della stagione, con Ortegas sempre più “corrotta” e strana nel relazionarsi con i suoi superiori e colleghi. Come si suggeriva ad inizio recensione, forse è proprio anche a causa di questo cambiamento profondo nella natura di Strange New Worlds, in questa perdita della sua caratteristica verticalità in favore di una scialba e sbiadita orizzontalità, che risiede questo calo di interesse e di qualità (di scrittura, non visiva) di questa terza stagione.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Implicazioni etiche nella scelta del capitano Batel
  • Il capitano Pike e la sua incredibile umanità
  • L’atmosfera horror/zombie
  • L’orizzontalità sempre più permeante in questa stagione, quando la verticalità era stata una delle caratteristiche chiave del successo di Strange New Worlds
  • Bytha perde il confronto Klingon con suo padre Dak’Rah, con “Under the Cloak of the War” che era di un altro livello 
  • C’è poco interesse riguardo a tutto ciò che succede sul ponte di comando

 

Altro passo falso per Star Trek: Strange New Worlds, che se prima era la piccola isola felice nel panorama odierno di Star Trek, inizia a traballare, perdendo quella sua infallibilità nel momento in cui si snatura, cercando di essere qualcosa che non è e non deve essere.

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Salvatore Cesarano

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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