Sin dalla prima stagione, Stranger Things è entrata di diritto a far parte della cultura pop. Un successo mondiale che ha da subito lanciato fenomeni virali riconoscibili ovunque (le luci di Natale usate da Joyce ne sono uno dei primissimi esempi).
Data la conquista di un posto d’onore nella cultura popolare, i Duffer Brothers avranno ben pensato di attingere da questo vasto universo per rendere più iconica e identificabile ogni loro scena. Si sa, con i social e i meme gli impatti visivi sono tutto e dunque rendere associabili scene, eventi e situazioni rende il tutto ancora più virale.
Nella scorsa recensione, si è paragonato il rapimento di Holly Wheeler a quello di Ginny Weasley. In realtà, i riferimenti a Harry Potter non si fermano qui. Da inizio stagione, le somiglianze tra Will e Harry non sono certo mancate, con un susseguirsi di scene che hanno portato inevitabilmente ad associare ogni incursione di Will nella mente di Vecna a quelle di Harry nella mente di Voldemort. A quanto pare, nessuno dei due è un esperto di Occlumanzia.
DOROTHY NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
A parte questa somiglianza ben palese con Harry Potter, soprattutto questo episodio è condensato di riferimenti a vari media della cultura popolare. Richiami che non infastidiscono o fanno gridare ad una scopiazzatura, ma che anzi rendono le scene ancora più cariche di significati proprio per il loro contenuto intrinseco.
Tra i primi riferimenti c’è sicuramente la situazione di Holly. Trasportata in questo (per lei) “rifugio” alternativo a casa di Henry, il luogo assume subito contorni fiabeschi. Un’apparente valle incantata fatta di arcobaleni e unicorni dove i cattivi non possono arrivare. Eppure, la percezione del personaggio di Holly appare più attiva di così. L’innocenza dell’infanzia è ovviamente la parte primaria della sua caratterizzazione, ma i riferimenti ai suoi abiti possono nascondere qualcosa in più. In un mix tra Dorothy de Il Mago di Oz e Alice nel Paese delle Meraviglie, elementi come esplorazione della mente, crescita e cambiamento sembrano prendere il sopravvento. E non solo per il personaggio di Holly.
La sorpresa finale, infatti, con la riapparizione di Max dona nuovo significato a questo percorso, per un character che nella scorsa stagione aveva iniziato un cammino di crescita identitaria brutalmente interrotto nel mondo reale, ma che, a quanto pare, ha continuato imperterrita a seguire nel Sottosopra.
MAMMA, HO PERSO IL DEMOGORGONE
Una delle caratteristiche principali di Stranger Things è sempre stata la divisione in gruppi dei personaggi. Scelta sensata, dato il numero elevato di protagonisti, ma anche utile per affrontare ed esplorare parallelamente le diverse trame.
Il gruppo rimasto nella Hawkins “normale” si sta distinguendo come parte più comica della stagione, nonostante non mancano i momenti più drammatici che condensano il tutto. Un gruppo per l’occasione decisamente allargato, che si ritrova protagonista come al solito di piani al limite e situazioni paradossali. Una parte dell’episodio che, oltre a lanciare alcune mosse utili come la localizzazione sul demogorgone, dà vigore all’episodio rendendolo più dinamico e stratificato.
Parlando di cultura pop, il piano escogitato per usare come esca/salvare Derek Turnbow e la sua famiglia assume i connotati di un cult anche molto in tema con il periodo: Mamma, ho perso l’aereo. L’allestimento del campo di battaglia in casa Turnbow renderebbe infatti fiero Kevin McCallister per la sua preparazione ed esecuzione.
ALLA BARRIERA
Ai piedi di una barriera non ghiacciata (si, ci si potrebbe vedere anche Game Of Thrones, ma forse adesso si sta esagerando), Hopper ed Eleven continuano, paradossalmente, ad occuparsi del nemico dalla forma umana: i militari.
Le scene tra i due uniscono parte pratica ad una più sentimentale. Da quest’ultimo punto di vista, in una specie di specchio riflesso con la conversazione tra Joyce e Will, Hopper ed Eleven cercano di trovare un equilibrio tra protezione e fiducia, il tutto sempre regolato da paura e inevitabile crescita. Magari momenti un po’ troppo pedanti nell’economia dell’episodio, soprattutto quando risultano ripetitivi e spezzano l’azione, ma che di sicuro non risultano fuori luogo nella costruzione del rapporto tra i due.
Da un punto di vista più d’azione, invece, la scoperta della dottoressa Kay e della sua base segreta, consegna ai personaggi un nuovo volto nemico, mentre è ancora da capire che tipo di “kryptonite” c’è davvero dietro la porta vista da Eleven (impossibile che sia Vecna, no?) e preoccuparsi adesso anche di questo.
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Un altro buon episodio per questo Volume 1, dove il mix di cultura pop e la giusta tensione narrativa mantengono come sempre costante l’entusiasmo per i prossimi capitoli.
