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WandaVision 1×03 – Now In ColorTEMPO DI LETTURA 5 min

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WandaVision 1x03 recensioneEcco che, proseguendo il salto decennale di puntata in puntata, WandaVision giunge nei colorati (come sottolinea anche il titolo) anni ’70. La nuova decade viene infatti accompagnata dallo sfarfallio caratteristico che riempie la fotografia in tutto l’episodio. In “Now In Color” prosegue la storia della coppia di supereroi composta dalla mutante strega Wanda Maximoff e il “sintezoide” Visione nella fantastica e artificiosa cittadina di WestVille (W e V, un caso).
Anche questo terzo episodio, nonostante la breve durata, riesce a regalare parecchi easter egg, oltre a presentare un importante risvolto di trama nel finale. La gravidanza di Wanda procede più spedita del previsto, sembrano essere passate solo poche ore (“hypothetically speaking, what size fruit would it be at say, mmm, 12 hours?“), con Visione in apprensione come qualsiasi neo papà. Ovviamente questa è solo la facciata di una realtà probabilmente creata dalla mente della protagonista. Allo spettatore rimangono solo le briciole per provare a scoprire cosa si trovi oltre la barriera, tra esagoni ovunque nella sigla (A.I.M.?) e l’introduzione finale allo S.W.O.R.D..

UNA GRAVIDANZA LAMPO


L’episodio si apre con una sigla ispirata alla storica sitcom anni ’70 The Brady Brunch” mantenendo l’abitudine della serie di reinventarsi a seconda delle decadi. Wanda viene visitata da un dottore che crede sia già al quarto mese di gravidanza, a fronte delle dodici ore passate dalla fine di “Don’t Touch That Dial”. La gestazione della supereroina infatti avanza a vista d’occhio col passare dei minuti, accompagnando l’evoluzione del pancione con frutti di dimensione sempre maggiore che compaiono uno dopo l’altro.
La scelta di Jac Schaeffer (e del suo team di sceneggiatori) di far avanzare la gravidanza con questa rapidità è molto interessante e allo stesso tempo encomiabile: non ci si prende pause, si continuano a forzare le regole della natura e, magari, c’è l’intento di introdurre già una versione “adulta” dei due gemelli di Wanda e Visione. Un’opzione, questa, che non guasterebbe affatto nel lungo termine visti anche i relativi archi narrativi che li rendono protagonisti nei fumetti.
Viene introdotto inoltre un nuovo vicino, Herbche appare persino più strano della signora Hart del pilot. Il suo “glitch“, condito da un vistoso (e voluto) green screen, è solo il primo punto di tensione del capitolo. Quando le risate del pubblico live spariscono, subentra l’angoscia dovuta dalla sensazione che c’è qualcosa che non va. Come se lo sapessero tutti ormai.

TOMMY E BILLY


Il disastroso parto si rivela gemellare, finendo per soddisfare le volontà di entrambi i genitori. Infatti i nomi per cui dibattono i giovani sposini saranno familiari agli amanti dei fumetti. Billy, deciso da Visione, e Tommy, deciso da Wanda. La rapidità della gestazione sta a rappresentare anche l’ansia e la fretta della giovane Wanda di voler dare alla luce un figlio che completi la famiglia instaurata con Visione. Tuttavia viene da chiedersi se i bambini siano una volontà “pura” della strega o un’idea impiantata nella sua mente da una terza persona.
In “Don’t Touch That Dial” ciò appare abbastanza evidente. C’è qualcuno che vuole che Wanda partorisca dei bambini e chissà che non sia proprio Agnes che, al momento, sembra essere abbastanza consapevole di ciò che sta accadendo. E anche un po’ preoccupata.

WANDA’S VISION


Dopo il famoso “No” della scorsa puntata, ecco una nuova interferenza nella realtà da parte dell’avenger sokoviana. Durante un dibattito col marito, quest’ultimo inizia a porsi dei dubbi sulla “particolare” dolce attesa della moglie. In tale istante Visione guarda in camera, in stile The Truman Show, come se fosse del tutto consapevole. Tale sguardo ghiaccia il sangue dello spettatore, rilassato fino a quel momento dalle atmosfere spensierate da sit-com. Sono proprio questi piccoli dettagli che stanno esaltando lo show di Jac Schaeffer in questi primi episodi in cui la trama orizzontale ancora non decolla.
Anche la giovane Geraldine (Teyonah Parris), dopo aver aiutato Wanda a partorire – un bambino già pulito e vestito -, sembra per un attimo rinvenire in sé e ricordarsi di Pietro Maximoff, fratello della protagonista. Il ricordo dell’uccisione da parte di Ultron scatena la rabbia della protagonista. Si ha finalmente un assaggio della furia di Scarlet Witch che scaraventa Geraldine/Monica Rambeau fuori da quella che è a tutti gli effetti una cittadina controllata dalla strega. Questo è il vero punto di svolta che permette di capire un po’ di più la natura di questa cosiddetta pocket reality: i personaggi della sit-com sembrano essere normali cittadini costretti a recitare uno script per mantenere viva la volontà di Wanda, mentre Geraldine sembra essere un character che potrebbe appartenere, visto il ciondolo con il simbolo, allo S.W.O.R.D. messo lì per avere un rapporto privilegiato con la protagonista.
Verso il finale di “Now In Color” il 4:3 diventa un più familiare 16:9, a enfatizzare il momento di contatto con la realtà. Tutto ciò a cui si sta assistendo appare più come la “visione di Wanda” di un mondo felice in cui il suo amato non è morto a causa di Thanos. Tutto è in funzione del personaggio di Elizabeth Olsen che può a suo piacimento cambiare il corso degli eventi e addirittura la realtà. Lo conferma anche la pubblicità a metà episodio, sponsorizzata Hydra.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • I momenti di tensione
  • Billy e Tommy
  • La recitazione della Olsen e di Paul Bettany
  • I “difetti” caratteristici da sitcom anni ’70
  • I cambi di formato
  • Gli easter egg coi fumetti e con il MCU
  • La sitcom funziona!
  • La breve durata

 

Finalmente WandaVision concede uno sguardo a ciò che succede all’esterno delle mura di WestVille. Wanda non vuole ricordare e cerca di chiudersi all’interno di una sua realtà. La sensazione è che questa illusione non durerà ancora a lungo e che forse a breve si riveleranno dei villain finora celati. A meno che Wanda non sia il vero villain…

 

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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