Hand Of God 1×02 – Your Inside VoiceTEMPO DI LETTURA 5 min

in Recensioni by

Apriamo questa recensione con una domanda: chi si può definire un pugile migliore? Quello che riesce a conquistare il titolo dei pesi massimi o quello che riesce a difenderlo per più volte di seguito, anche contro avversari a lui superiori? Senza ombra di dubbio la seconda figura descritta è migliore della prima, perché chiunque (anche con mezzi illeciti) è capace di ottenere qualcosa, ma solo pochi sono però in grado di tenerselo stretto dimostrandosi eccezionali in questo. Essere capaci di arrivare ad un traguardo è di sicuro un qualcosa di gratificante e consacrante, ma, successivamente, è altrettanto importante dimostrarsi degni di quel titolo, altrimenti non si è nient’altro che una insipida nota a pie’ di pagina, senza infamia e lode.

Ricalibrando questo discorso in salsa seriale: quale serie si può definire migliore di altre? Quella con la premessa più originale di altre o quella con le premesse magari poco intriganti, ma sviluppate poi in maniera più originale della premessa stessa, innalzata poi di un ritmo incalzante e spiazzanti colpi di scena? Anche qui, l’ago della bilancia pende sul secondo scenario. Un’idea originale e una premessa a cui nessuno ancora aveva pensato, in un mondo narrativo dove sembra che tutto “l’inventabile” sia stato inventato, potrebbe essere di sicuro sinonimo di una miniera d’oro. Ma da quella fantomatica miniera ci si potrebbe ricavare solo carbone, se non ci si torna a mente fredda e si analizzano nei minimi dettagli le sue potenzialità, perché il rischio è inevitabilmente quello di dirottare la trama verso dei risvolti triti e ritriti (Hand Of God ne è l’inconfutabile prova, come meglio spiegato nella recensione del pilota). La missione di “Your Inside Voice” è proprio questa: farci capire il discorso di cui sopra, riassumibile nel detto: “la potenza è nulla, se non la si sa controllare”. 
A livello di trama, nel secondo episodio di Hand Of God non succede poi molto, dato che “Your Inside Voice” è affetta da quella che noi chiamiamo spesso “la maledizione della seconda puntata”: una “malattia” che affligge solitamente ogni seconda puntata di ogni stagione, costretta praticamente a fare da ponte tra la prima e la terza, delineando al suo interno eventi che saranno più utili nelle puntate successive. Continuando il paragone sportivo, la seconda puntata, per un telefilm, è come lo stretching per un atleta: non produce un effetto immediato di benessere, lo fa solo dopo la fine degli esercizi di riscaldamento e quando i muscoli si rilassano; ecco perché è da noi descritta come una “maledizione”, perché è forse la puntata che più esprime il concetto di serialità: fornire eventi immediati, ma anche inserire piccoli avvenimenti per costruire quelli successivi, rendendo (spesso) la seconda puntata un episodio abbastanza prolisso.
In “Your Inside Voice” ci sono semplicemente dei segnali di come certi rapporti e situazioni potranno evolversi in futuro, dando il via libera ad ipotesi e speculazioni sulla loro maturazione. Un esempio è il rapporto tra Pernell Harris e KD: come si relazioneranno i due? Più alla Jessie Pinkman/Walter White e quindi soci (apparentemente) 50/50, oppure più alla John Reese/Harold Finch, dove il primo riceveva ordini dal secondo? E il rapporto tra Pernell e la moglie Crystal? Sarà, anche qui, più alla Walter White/Skyler White (dove i due, ad un certo punto, cercavano di sopportarsi) o più alla Chris Turk/Carla Espinosa (dove i due si sono sempre sostenuti no matter what)? Domande che avranno risposta nei successivi otto episodi e che, attualmente, si confermano come semplici movimenti dei pezzi sulla scacchiera, senza però concludere nessuna particolare mossa: con tutti i pregi e difetti della cosa spiegati meglio già sopra. 
Poco male, perché la conferma che interessava davvero Ben Watkins non era incentrata sulla trama, quanto sul linguaggio con cui ci parla la sua creatura. “Your Inside Voice” è, prima di ogni altra cosa, una conferma registica e stilistica, oltre che un “avvertimento” di quello che andremo a vedere nelle prossime puntate e, se Dio vuole, anche nelle prossime stagioni: un piglio stilistico e registico che abbraccia con fare promettente (per ora) il meglio di capolavori della serialità come Mr. Robot, Sons Of Anarchy e Breaking Bad, trasformando Hand Of God nel primo esemplare di nuova generazione: il primo “figlio” e prodotto finito delle influenze, dei cambiamenti e degli effetti dei tre serial citati, ormai consacrati nell’Olimpo dei telefilm insieme a passate glorie/maestri ispiratori come The Wire, The Sopranos e tante altre. Un serial capace di farti convincere di una cosa e smentirla subito dopo, sottolineando come l’abito non fa il monaco: in senso letterale, vista anche una certa scena di sesso tra il prete e la sua circa segretaria. Un serial che non guarda in faccia nessuno, capace di parlare di argomenti pesanti e sfaccettare il loro lato peggiore, mostrando spesso il lato peggiore delle persone: vedi l’eutanasia del figlio del protagonista, dove Harris sfrutta anche egoisticamente i suoi privilegi di giudice per tenerlo in vita e rimandarne la morte clinica. Un serial prettamente incentrato sul nichilismo, la vendetta, situazioni quotidiane ma grottesche e con protagonisti personaggi schiavi dei loro difetti e nevrosi: il tutto insaporito con spiazzanti sviluppi narrativi, simbologie, allucinazioni dal retrogusto mistico e drammaticità shakespeariana, confezionato con un bel fiocco colorato: regia ricercata e inquadrature suggestive sempre ad opera di Marc Foster. 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Piccoli avanzamenti di trama
  • Ron Perlman sempre stellare
  • Conferma stilistica e registica
  • Piccoli avanzamenti di trama
  • Eccessiva prolissità causa secondo episodio
Pur mettendo pochissima carne al fuoco, con questa seconda puntata Hand Of God scrive qualcosa di più importante ancora: il suo biglietto da visita con su scritto “Kurt Sutter + Vince Gilligan + Sam Esmail”. Obiettivamente “Your Inside Voice” può essere scoraggiante per la sua eccessiva lentezza, ma, con delle influenze simili, come si può mollare il colpo proprio ora che sono arrivate conferme del genere? Questo è il linguaggio con il quale Hand Of God vuole parlare e, se nel primo episodio le cose non erano chiare, ora lo sono. Chi ha qualcosa in contrario parli ora o taccia per sempre. 

ND milioni – ND rating
Your Inside Voice 1×02
ND milioni – ND rating

Tags:

Nato da un'idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: "Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell'insegnamento". Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E' destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from Recensioni

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: