Marvel’s Daredevil 2×13 – A Cold Day In Hell’s KitchenTEMPO DI LETTURA 10 min

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Arrivati al season finale ci si è sicuramente posti una domanda: è meglio la 1° o la 2° stagione di Marvel’s Daredevil? In verità a questa domanda non c’è una risposta perchè il quesito stesso non sussiste dato che le due stagioni si sono poste al pubblico con obiettivi diversi.
La prima si era prefissata di mostrare la nascita di un personaggio a metà strada tra il supereroe classico ed il vigilante. La seconda ha invece concentrato la narrazione sulla consacrazione della sua figura, cercando di farlo evolvere da meteora a simbolo. Lo si dice con cognizione di causa ed è un pensiero supportato dal fatto che il protagonista venga chiamato “Daredevil” solo in rare occasioni nel corso di questa stagione e, di nuovo, solo in “A Cold Day In Hell’s Kitchen” viene chiamato più di una volta col suo nome di battaglia. Questo perché ancora nessuno dei comprimari (alleati e/o avversari del protagonista) era molto convinto della validità del sua funzione e operato, trattando lo stesso Devil come uno squilibrato di passaggio. Tuttavia vedendo i risultati ottenuti in questi tredici episodi, nel finale, anche le persone vicino a Matt Murdock e al suo alter-ego hanno superato l’imbarazzo e hanno cominciato a chiamarlo col suo nome. Più che interrogarsi sulla superiorità di una stagione sull’altra, la domanda più appropriata da fare per questa puntata è: meglio questo season finale o il precedente?
Indubbiamente, “A Cold Day In Hell’s Kitchen” si pone alcuni gradini sopra “Daredevil” per essere riuscito dove il season finale della prima stagione aveva fallito: calcolare bene i tempi. Nonostante “Daredevil” si confermi ancora una volta un finale epico e solenne, riguardandolo oggi permane ancora il difetto piuttosto grave di aver compresso troppi eventi in un puntata sola, quando (per quanto mostrato) ne necessitava almeno due. “A Cold Day In Hell’s Kitchen” non commette lo stesso errore riuscendo a mettere tutto al posto giusto, grazie ad un calcolo accurato del minutaggio disponibile e dei tempi narrativi. Non a caso lo scontro con Nobu termina ben 15 minuti prima dei crediti finali.
La conclusione di questa seconda fase della nascente carriera di Devil arriva infatti senza fretta, lasciando che il cerchio si chiuda senza bisogno che qualcuno ne affretti la fine. Addirittura, il finale di stagione si prende la libertà di spingere su toni drammatici e disfattisti durante l’impossibile lotta tra Devil/Elektra e La Mano. La puntata non ha la presunzione di convincere lo spettatore che il protagonista morirà a fine episodio, ma non si risparmia comunque nel seminare zizzania e far crescere nel pubblico il dubbio che qualcosa di brutto possa accadergli; dubbio poi supportato dall’incalzante ritmo e dalle numerose scene d’azione. Prevedibilmente, a Daredevil non succede niente. A Elektra qualcosa sì.
La sua morte è stata una vera sorpresa, non tanto per l’atto dell’omicidio in sé – chi legge i fumetti, sa che la morte di Elektra è un passaggio fondamentale sia per lei che per Matt – quanto per averla anticipata rispetto ai tempi previsti e per essere avvenuta per mano di Nobu. Anche qui, il lettore di fumetti medio sa benissimo che la sua uccisione arriva nei comics per mano di Bullseye ma, non avendo ancora disponibile questo personaggio, automaticamente si è portati a pensare che il serial rispetti la fedeltà della morte della kunochi anche nel modus operandi, donando qui un’immunità politica al personaggio perché “tanto l’ammazza Bullseye”. Come abbiamo visto non è stato così ed è un bene perché la sua dipartita arriva in maniera efficace, riuscendo a riprodurre le stesse emozioni che i lettori provarono nella sua prima uccisione nell’opera cartacea. L’importante era quello.
“A Cold Day In Hell’s Kitchen” ha l’encomiabile capacità di lasciare contemporaneamente dei punti in sospeso per la prossima stagione (sperando che ci sia), chiudere il cerchio su alcune situazioni ed aumentare le connessioni tra e nel Marvel Cinematic Universe. Partendo da quest’ultimo punto, in questo season finale assistiamo alla nascita ufficiale del Punitore e proprio su questo fronte si trova un punto in comunque con la passata stagione. Per tutti i tredici episodi si è assistito alla graduale putrefazione del cadavere ambulante conosciuto come Frank Castle, che ora è morto per risorgere dalle ceneri nelle nuove vesti del Punitore. Frank Castle non c’è più e la sua funzione è veicolata a semplice nome anagrafico: ora c’è solo Punisher e la sua nascita è battezzata dall’acquisizione del suo celebre completo munito di teschio, mostrato rigorosamente a fine episodio e in maniera speculare alla nascita di Daredevil nella prima stagione dove comparì in costume solo alla fine. Ancora una volta i due personaggi vengono messi a confronto, stavolta osservando da vicino la strada che li ha portati ad assumere il costume: vera e propria seconda pelle della personalità di entrambi. Nella prima stagione Matt lo fece alla ricerca di un simbolo ispiratore; qui il Punitore lo fa alla ricerca di un simbolo intimidatorio.
Oltre alla graditissima apparizione di Jeryn Hogarth, che (insieme alla svariate citazioni dirette a Jessica Jones) avvicina sempre di più il momento del crossover sotto l’etichetta Marvel’s The Defenders, la stagione ci lascia con ancora delle storie da concludere come: il risanamento dell’amicizia tra Matt e Foggy, Karen supplente di Ben Urich giornalista e la rivelazione del protagonista al suo biondo love interest. Come la prima stagione ci lasciò con la promessa (mantenuta) di raccontare la consacrazione a icona di Daredevil, la seconda stagione ci lascia con la promessa di risanare i rapporti della trinità Foggy-Matt-Karen con un cliffhanger di tutto rispetto al quale non si vede l’ora di osservarne le conseguenze, così come si attende con trepidazione la resurrezione di Elektra nel ruolo di Black Sky che guiderà The Hand.
Anche qui, altra cosa che il serial fa nuovamente bene è quello di portare allo spettatore la sconfitta del villain principale ma non il suo totale annichilimento, cercando di creare attorno al protagonista un folto cast di avversari in grado di tornare più o meno frequentemente come nel fumetto originale. 

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità, e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action del difensore di Hell’s Kitchen? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, come fatto per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.Marvel’s Agent CarterThe FlashGotham e Marvel’s Jessica Jones eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.

  1. In questo episodio fa un cameo Jeryn Hogarth, personaggio parecchio importante di Marvel’s Jessica Jones. Comparì per la prima volta in “AKA Ladies Night“. 
  2. Aveva già ottenuto una versione casereccia degli stessi ma in “A Cold Day In Hell’s Kitchen” Devil acquista una versione professionale del suo billy club. Nella presentazione di Melvin Potter sono stati citati tutti gli usi possibili dell’arma, da quelli più utili a quelli più camp, come la versione rampino. Anche se il creatore grafico del personaggio rimane Bill Everett, il disegnatore che ideò le funzionalità del billy club di Devil fu Jack Kirby. 
  3. Vediamo finalmente il Punitore in costume, costume che (se conoscete il personaggio grazie ai film) ricorda molto quello indossato da Thomas Jane nel “The Punisher” del 2004. In verità l’outfit non è un omaggio alla versione di uno dei predecessori di Jon Bernthal ma è ispirato alla versione comparsa nelle storie delle serie The Punisher e PunisherMAX. Nella vestizione assistiamo anche ad un cambio di motivazione dietro la scelta del teschio come logo d’assalto. Nel serial, anche se non lo dice esplicitamente (ma lo si può capire grazie alle precedenti dichiarazioni del personaggio), Frank Castle sceglie il teschio perché si sente morto dentro e, siccome la radiografia della sua capoccia girava spesso sui giornali, ha deciso di rendere la cosa ufficiale indossando tale radiografia come simbolo della sua crociata. Nei fumetti, invece, la scelta del teschio è più pratica e militare. Non solo il logo è stato messo strategicamente come elemento intimidatorio (poiché il teschio è, più di molte altre cose, facilmente riconducibile alla morte) ma sopratutto come “arma di distrazione”, in quanto disegno chiaro e visibile al primo impatto. Se il Punitore coglie di sorpresa un criminale, questo istintivamente colpisce la prima cosa che vede chiara e limpida, in questo caso, il teschio che, ovviamente, è ben protetto da kevlar e altro. In pratica, il teschio del Punitore è un invito a colpirlo dove sa che non sentirà del male. 
  4. Il cd che Frank recupera dalla foto del suo plotone porta la scritta “Micro”. Micro è Microchip, aka David Linus Lieberman, famoso al grande pubblico per essere stato l’aiutante (nonché spalla) attiva del Punitore durante gli anni ’90. Il figlio di Lieberman fu ucciso dagli uomini di Kingpin perché quest’ultimo, accidentalmente, hackerò i computer del suo impero criminale e Wilson Fisk diede così l’ordine di eliminarlo. Voglioso di vendetta, David si mise sulle tracce degli assassini del nipote ma sulla sua strada incontrò Frank Castle; facendo di necessità virtù, i due raggiunsero un’accordo: Castle faceva il lavoro sporco, includendo nei suoi piani quello di vendicare il nipote per conto dello zio, e Microchip (già conosciuto in rete per essere un formidabile hacker) gli forniva le informazioni necessarie per organizzare al meglio i suoi raid. Stanco e disgustato dalla violenza delle azioni del Punitore, dopo una violenta discussione, i due troncarono la loro collaborazione; poco tempo dopo, cercando di salvarsi da uno scontro a fuoco, venne ucciso dall’Agente S.H.I.E.L.D. noto come Stone Cold. Anni dopo, Micro venne resuscitato dal criminale The Hood quando il Punitore inserì, nella sua lista di cose da fare, quella di distruggere l’impero criminale di Hood; il fu-Parker Robbins lo riportò alla vita con la promessa di resuscitare anche il figlio, se avesse accettato di fargli da “consulente” e aiuto logistico nel prevedere le mosse di Castle. Tempo dopo, quando la faida Punitore/Hood finì, venne assunto dal Mosaico per lo stesso motivo descritto qui sopra, ma quando esaurì la propria utilità sgozzò Micro, facendolo tornare morto. Esordisce su Punisher #4 del 1987 e ci saluta su Punisher: In The Blood #4 del 2011.
  5. Questa è la seconda citazione a Micro. La prima arrivò da Skye nell’episodio “The Writing On The Wall” di Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.
  6. La scena in cui Stick uccide Nobu è una citazione al film “Highlander”. 
  7. Anche nei fumetti Elektra viene uccisa da un nemico di Daredevil. Però, mentre nel serial è Nobu, nei fumetti è Bullseye: uno dei peggiori nemici del Diavolo Rosso; la scena in cui Bullseye toglie la vita alla ninja sulle pagine di Daredevil #181 del 1982 è entrata nella storia del fumetto americano e di Devil. Tranquilli che Elektra la rivederemo presto, in quanto uno di quei personaggi da sempre stato relegato ad un continuo ciclo di morti e resurrezioni perpetue. 
  8. Il costume di Elektra è un mix tra tante delle sue versioni esistenti. Prende sopratutto spunto dalla versione Ultimate del personaggio.
  9. Anche nei fumetti Karen Page scoprirà che Matt Murdock è Devil. Le circostanze saranno però molto diverse e legati alla morte di un parente di Karen.
  10. La donna dai capelli rossi si chiama Tyler, anche se in diverse discussioni di Internet si è dato per scontato fosse la versione televisiva di Typhoid Mary.
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Season finale che impara dai suoi errori
  • Devil feat. Elektra VS Nobu & La Mano
  • Nobu uccide Elektra
  • Stick uccide Nobu
  • Frank Castle è morto. Lunga vita al Punitore
  • Sempre più collegamenti a Marvel’s The Defenders
  • La rivelazione di Matt a Karen
  • Connessione di Foggy con la serie di Jessica Jones
  • Karen Page non è male come giornalista, ma continua a puzzare di supplente di Ben Urich

Nonostante il nome, “A Cold Day In Hell’s Kitchen” è una puntata tutt’altro che fredda. Il season finale mette letteralmente a ferro e fuoco Hell’s Kitchen, oltre che i sentimenti dello spettatore, fomentando l’hype a dismisura. La conclusione della seconda stagione è di gran lunga migliore del precedente, non solo per un maggior controllo dei tempi narrativi e dei minuti disponibili, ma anche per il grande dispendio di mezzi messo in scena, confezionando nient’altro che scene epiche e memorabili. Marvel’s Daredevil, quest’anno, si è dimostrato di nuovo un appuntamento imperdibile che ha riscritto (ancora una volta) i modi di scrivere una serie tv tratta dai fumetti. In più, si è avvertita una leggera crescita da parte del serial stesso, cosa che ha impreziosito il tutto.
Ora non ci resta che attendere trepidanti la notizia di una terza stagione e di uno spin-off incentrato sul Punitore. 
The Dark At The End Of The Tunnel 2×12 ND milioni – ND rating
A Cold Day In Hell’s Kitchen 2×13 ND milioni – ND rating

Nato da un'idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: "Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell'insegnamento". Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E' destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

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