Twin Peaks 3×08 – The Return, Part 8TEMPO DI LETTURA 6 min

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Show, don’t tell.”

Stavolta David Lynch l’ha combinata grossa. Molto grossa. Tanto che tutto il web interessato alle serie tv non fa che parlare di questo episodio. Talmente fuori dagli standard a cui la narrazione televisiva degli ultimi anni aveva abituato, quanto perfettamente rientrante in quella poetica narrativa e visionaria che si può trovare in tutte le opere del regista viste finora. Lo fa illudendo nei primi minuti lo spettatore comune che si aspetta di vedere finalmente in azione il doppio malvagio dell’agente Cooper, apparentemente pronto a sferrare un attacco dopo l’inquietante fuga di prigione dell’episodio scorso, insieme a Ray.
È interessante come metaforicamente Lynch faccia capire che sta abbandonando la storia principale (o almeno quelle che si stanno faticosamente mettendo insieme) facendo lasciare l’autostrada ai suoi due personaggi in favore di una strada secondaria buia che presto si trasformerà in una mulattiera, illuminata soltanto dagli inquietanti fari dell’automobile, riprendendo suggestioni già viste in “Mulholland Drive” (non senza suggestivi richiami a “Lost Highways”).
Inaspettatamente si assiste ad un regolamento di conti tra i due, con l’apparente omicidio di Evil Cooper. Da questo momento l’episodio prende totalmente un’altra direzione, inaspettata, incomprensibile, delirante, a tratti addirittura disturbante (specie se si soffre di epilessia). Ecco quindi che inizia la fase interpretativa richiesta allo spettatore per poter comprendere il tripudio di immagini che si susseguiranno per i successivi 50 minuti. Va sottolineata l’assenza di dialoghi che fa ritornare alla memoria quanto visto in “The Return, Part 3“.
C’è da fare una premessa. Una delle caratteristiche fondamentali per un buon regista di cinema, o di narrazione per immagini in generale, è quella di saper trasmettere la sua storia attraverso soltanto delle immagini in movimento, senza necessariamente dover ricorrere al parlato e alle spiegazioni. In sostanza, il famoso “mostra, non dire”. Lynch è sempre stato uno dei principali esponenti di questo approccio, spesso rischiando di essere incomprensibile. La sua grande capacità però è e rimane quella di saper trasmettere comunque emozioni chiare ed intense, dall’inquietudine alla tristezza, dall’estasi alla paura. In tal senso bisogna solo che apprezzare (e anche ringraziare) la totale fiducia concessa da Showtime a Lynch e Frost nel realizzare il loro progetto con i tempi e con i modi a loro più congeniali: immaginare episodi di questa fattura su un network generalista è impossibile, in un cable network come Showtime è pura sperimentazione artistica. E bisogna darne atto.
Alla luce di questo approccio, i 50 minuti di questo episodio sono forse la parte più importante di questo “ritorno a Twin Peaks”. Viene mostrata, senza nessuna spiegazione (ovviamente), l’origine dello spirito di Bob (o comunque la sua venuta sulla Terra, considerando che secondo l’idea di Frost gli spiriti della Loggia hanno origine antichissima) e la concezione di quello di Laura Palmer, direttamente dalle due logge ad essi collegate. La splendida scena dell’esplosione nucleare lascia intendere la probabile venuta dello spirito di Bob, all’interno della concretizzazione più estrema della malvagità umana che ha prodotto la bomba atomica e che travolge tutto, allo stesso modo di un fungo atomico. A questi fatti fa seguito la tristezza provata dal gigante nel vedere tutto questo “male”, che quindi rende necessaria la creazione di qualcosa che lo controbilanci, in un continuo gioco di equilibri. Da qui la “nascita” dello spirito di Laura Palmer.
Su quest’ultimo aspetto occorre una riflessione. L’origine messianica di Laura andrebbe a sbattere contro la vicenda strettamente umana del primo Twin Peaks, parzialmente smontata già nel lungometraggio “Fire Walk With Me”. Probabilmente la verità sta nel mezzo, considerando la comunicazione a dir poco ermetica di questa terza stagione di Twin Peaks. Volendo azzardare un’ipotesi, bisogna innanzitutto considerare che il tempo all’interno delle logge è totalmente privo di significato. La signora all’interno della probabile Loggia Bianca si presume stia utilizzando lo spirito (futuro) di Laura per contrastare l’arrivo di Bob. O meglio: l’immagine iconica di Laura Palmer – immagine iconica del primo Twin Peaks – potrebbe far pensare, più che a Laura stessa, alle intere vicende che permettono la scoperta e il contrasto con gli spiriti malvagi della Loggia Nera. Alla fine degli anni ’80, durante gli ultimi tormentati giorni della Palmer, si può pensare ad una “premeditazione” degli eventi da parte di altre entità. Pensare a Laura come creatura inviata dall’alto potrebbe far scadere anche un episodio come questo.
La conclusione di puntata getta lo spettatore in preda alla totale inquietudine facendo comparire un ulteriore nuovo personaggio che sembra costruito attorno alle fattezze di Lincoln (che c’entri qualcosa la sottotrama di Benjamin Horne?), che dissemina morte in una piccola cittadina mentre ripete il proprio mantra (“This is the water and this is the well. Drink full and descend. The horse is the white of the eyes and the dark within.“). La frase riportata dallo spirito non risulta essere una citazione di poemi o scrittori, bensí scritta appositamente per lo show. Piccola curiosità in merito: l’unico riscontro online della frase antecedente allo show (sei mesi prima circa) è la comparsa della stringa di testo a piè pagina di un sito web gestito da una delle persone accreditate all’interno dello show di Lynch e Frost.
È inevitabile che, da esseri umani, si tenti di razionalizzare e dare un senso logico a quanto si sta vedendo. Soltanto che Lynch sta dicendo che forse questo senso non c’è e quello su cui si deve fare affidamento per poter capire questo mondo e quello parallelo pieno di entità sovrannaturali sono le nostre emozioni, quei sentimenti che ci guidano, completamente slegati dalla logica razionale che ci rende schiavi delle spiegazioni a tutti i costi.
Portato avanti questo ragionamento, emerge potentissima la qualità di questo episodio. Una completa immersione nell’universo Lynchiano, di rara bellezza visiva e di potenza narrativa.
Un’immersione totalizzante nelle origini delle nostre emozioni più pure, senza filtri e mediazioni.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutto
  • Nulla
Lynch non scende a compromessi e regala momenti di altissima televisione. Twin Peaks, come 26 anni fa, segna un’ennesima tappa fondamentale nella serialità, estremamente intensa ed emozionale. Semplicemente un capolavoro.

RIFLESSIONI A MARGINE DOPO 25 26 ANNI

Per anni è rimasta in mente la filastrocca sibillina che aveva accompagnato il sogno di Dale Cooper della 1×03. Questo episodio potrebbe in qualche modo essere letto anche come una esplicitazione di quei famosi versi?
“Through the darkness of future past…”: la presunta loggia bianca, come detto, è in un luogo senza tempo. Più volte è stato fatto intendere (come nel sogno di Laura in “Fire Walk With Me”) che futuro e passato sono mischiati attraverso questi luoghi extradimensionali.
“…the magician longs to see…”: volendo considerare questo magician come il gigante, riportato nei titoli di coda come “????”, in “The Return, Part 8” lo si vede osservare l’esplosione tramite uno schermo.
“…one chants out between two worlds…”: volendo considerare la versione più conosciuta, ovvero “uno canta tra due mondi” (non proprio così nella traduzione originale), si potrebbe notare come alla fine dell’episodio il “Lincoln nero” stia trasmettendo via radio una litania. Volendo invece considerare l’altra opzione (“one chance“), non si può che non fare riferimento all’esplosione, unica occasione in cui avviene il passaggio degli spiriti. Oppure, più semplicemente, basta ricordare le condizioni che dovevano avvenire in congiunzione per l’apertura della Loggia, tramite l’apparizione delle celebri tende rosse.
“…fire walk with me.”: l’espressione rimasta più nell’immaginario collettivo, tanto da dare il nome al lungometraggio-prequel, risulta abbastanza immediato l’accostamento con la brevissima apparizione di Bob nella 3×08. Lo si vede infatti attraversare a enorme velocità l’esplosione atomica, arrivando così sulla Terra. Bob, così come eventualmente altre creature, arrivando sfruttando un “passaggio” del “fuoco” prodotto dall’esplosione. Bob, letteralmente, viaggia con il fuoco.

The Return, Part 7 3×07 0.29 milioni – 0.1 rating
The Return, Part 8 3×08 0.24 milioni – 0.1 rating

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Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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