Narcos 3×01 – The Kingpin StrategyTEMPO DI LETTURA 5 min

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Pablo Emilio Escobar Gaviria: un nome una garanzia. Infatti nonostante la malvagità del personaggio, non c’è  dubbio che il Padrino colombiano sia ormai entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo. Ed è proprio su questo che avevano puntato i produttori per lanciare la serie dove, nonostante personaggi secondari interessanti, si può serenamente dire che il narcotrafficante di Medellin fosse l’indiscusso protagonista. L’interpretazione strepitosa di Wagner Moura poi, aveva fatto sì che Narcos diventasse rapidamente uno dei prodotti di punta del colosso americano. Il rischio di una stagione senza l’iconica figura di Escobar è grande, ma Netflix ha tirato dritto confermando sia la terza che una quarta stagione.

Nosotros Somos Bandidos.

Furono queste le ultime parole di Gustavo prima di morire. I criminali di Calì invece sono più dei businessmen che banditi nel senso classico del termine, e infatti viene ben espresso il nickname “Caballeros De Cali”. Mentre infuriava la terribile guerra tra il Cartello di Medellin, la Colombia e la DEA hanno trasformato il loro Cartello in una vera e propria multinazionale della droga. Dopo la morte di Pablo nell’ultima puntata della seconda stagione, sfruttando il vuoto di potere creatosi, diventarono i padroni assoluti del mercato della cocaina internazionale, gestendo la più grande organizzazione di narcotraffico della storia. “The Kingpin Strategy” ha ovviamente un ruolo introduttivo in tutto ciò perchè di fatto si pone come un nuovo capitolo introduttivo di Narcos, con molti character che appaiono qui per la prima volta e con il solo Peña (più alcune facce già note) a far da collante tra le stagioni.

It was like the Soviet Union with nice weather. Even called it the Cali KGB.

Ancora una volta l’agente Peña (sempre un ottimo Pedro Pascal) è impegnato nell’ardua lotta contro i narcotrafficanti e, anche se la memoria non è fresca, va ricordato che nella caccia ad Escobar è stato un personaggio che spesso si è trovato su quella sottile linea rossa che divide il male dal bene. Ed in questa stagione gli viene affidato anche il compito di essere la voce narrante al posto del suo ex collega Steve Murphy (Boyd Holbrook). Nel corso di questa premiere si vede come il Cartello abbia sviluppato un imponente apparato di sicurezza e sorveglianza che gli permette di controllare tutto e tutti senza esclusione alcuna, in pieno stile KGB ma diametralmente opposto rispetto allo stile Escobar. I boss di Cali sono ben diversi dall’impulsivo e sanguinario Pablo: i fratelli Rodriguez, Gilberto (Damian Alcazar) e Miguel (Francisco Denis) ed il loro socio Pacho Herrera (Alberto Ammann) sono dei veri e propri uomini d’affari che gestiscono il loro business come una grande azienda, la Cocaine Incorporated.
Un punto nevralgico di questa seconda vita di Narcos è ovviamente quello di evitare paragoni con l’ingombrante assenza del suo “vero” protagonista. C’è il bisogno di creare un nuovo ecosistema, dare maggiore profondità ai nuovi villain e soprattutto non ripetersi perché tentare di bissare il successo con il copia/incolla è sempre la peggiore strada. Nella stanza degli sceneggiatori fortunatamente sembra essere stato un forte argomento di discussione e quindi subito in questo episodio vengono sbandierate le grandi differenze tra i Cartelli di Medellin e Cali ed il diverso approccio che sarà necessario avere: mentre Pablo uccideva alla luce del sole e ricercava il consenso popolare, voleva essere amato e venerato, i criminali di Cali frequentano l’elite del Paese e preferiscono agire nell’ombra non macchiandosi del sangue di vittime innocenti.

You’re the dashing DEA agent  that took down Escobar. Always helps to have a hero on board.”

Anche la strategia americana è ben diversa stavolta: dopo il bagno di sangue per catturare Escobar, il Governo Usa sta trattando indirettamente con i narcotrafficanti per trovare un accordo che eviti una nuova carneficina. Questa strategia immediatamente irrita l’agente Peña, consapevole che i boss la faranno franca, ma è in seguito ad un discorso con Bill Stechner (Eric Lange), uomo forte della CIA in Colombia, che comprende che è stato richiamato nel Paese solo per la sua popolarità, acquisita dopo il caso Escobar, in modo da poterlo mettere in mostra quasi fosse un divo da copertina.
La prima grande novità della stagione è rappresentata proprio dalle nuove strategie. Gilberto Rodriguez, consapevole di rappresentare il nuovo obiettivo da abbattere della DEA, annuncia durante un evento che riunisce l’intera organizzazione di star trattando con il Governo colombiano, per cessare le attività illegali entro sei mesi, mantenendo tutte le ricchezze accumulate e scontando pene irrisorie. Il cartello di Cali permette la visione di una Colombia pacificata e senza morti, necessaria dopo la grande guerra a Escobar e utilizzabile sia dagli Stati Uniti che dal Governo colombiano come primo e immediato successo da spendere agli occhi dell’opinione pubblica.
Interessante anche l’omosessualità palese e dichiarata di Pacho Herrera, tematica forse un po’ forzata in un contesto così maschilista come quello dei narcotrafficanti, ma esemplare per mostrare il potere assoluto ormai raggiunto dai boss, tanto da potersi permettere di baciare un uomo in pubblico.
Lo sguardo malinconico e accigliato di Pablo e i suoi improvvisi scatti d’ira sicuramente mancheranno, ma quei bravi ragazzi a capo del Cartello di Cali sembrano delle vere e proprie rockstar del narcotraffico in grado di compiere qualsiasi cosa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Narrazione efficace
  • The Cali KGB
  • Buona introduzione al “nuovo” Narcos
  • Pacho Herrera
  • Pablo insostituibile
Le premesse per una grande stagione ci sono tutte, la storia sembra valida e ben costruita. Tuttavia l’assenza di Pablo pesa come un macigno.
Al Fin Cayò! 2×10 ND milioni – ND rating
The Kingpin Strategy 3×01  ND milioni – ND rating

 

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Fra la movida tipica dello studente fuorisede a Bologna e la mia dipendenza da serie tv, sono riuscito anche a laurearmi in storia. Patito di cinema e ardito seguace di anime&manga giapponesi, frequento abitualmente serate di musica elettronica e concerti dei gruppi più disparati. Tra le mie numerose patologie spicca il mondo dei tattoo ; amo farmi tatuaggi, molti tatuaggi. Lostiano intransigente, trascino la mia lunga barba da una serie tv all’altra, sperando di risvegliarmi tra Kattegat e Winterfell. Nel frattempo assecondo la mia passione per il gin lemon, perchè la notte è buia e piena di terrori.

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