Narcos 3×05 – MROTEMPO DI LETTURA 5 min

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Il fenomeno Netflix andrebbe studiato a fondo e probabilmente nei prossimi anni ciò avverrà, quando serie attualmente nella cresta dell’onda verranno ulteriormente sviluppate, con esiti più o meno felici. Insieme ad altre serie che hanno avuto successo in questi ultimi anni, Narcos procede la sua corsa in un misto di perplessità e curiosità generale. Come mantenere alte le attese, una volta chiuso il capitolo che più di tutti aveva catturato il pubblico? Come sostituire Pablo Escobar?
La questione può essere affrontata da un doppio punto di vista. Colui che vuole guardare costruttivamente a qualsiasi novità può continuare a battere i pugni sul concept stesso della serie: narcos. La storia deve raccontare i carteles colombiani, le forze di giustizia devono essere protagoniste del racconto, non si tratta di una monografia su un singolo criminale. Allo stesso modo, un eventuale detrattore guarderà con sospetto al bisogno continuo, da parte di Netflix, di spremere il più possibile prodotti di successo (la seconda stagione di Stranger Things sarà un grandissimo banco di prova).
Qualsiasi delle due posizioni può essere condivisibile ma, oggi, al giro di boa di questa terza stagione, in particolar modo con “MRO”, è possibile analizzare le caratteristiche narrative di questa terza stagione che potranno conferire a questa una sua autonoma dignità.
La 3×05 affronta le conseguenze degli importantissimi eventi della precedente “Checkmate” e lo spazio riservato ad alcuni significativi personaggi fornisce interessanti chiavi di lettura.

Javier 
Se all’occhio dello spettatore salta l’ingombrante quanto altamente ovvia e prevedibile assenza di Escobar, non è da sottovalutare, nell’ambito di un radicale cambio di scenario, l’assenza di Steve Murphy, voce narrante delle precedenti due stagioni. Lo spazio riservato in questo caso al personaggio di Pedro Pascal pone le forze dell’ordine sotto una diversa lente narrativa.
Il dialogo tra i due poliziotti e i quadretti familiari di Murphy vengono, in questo caso, sostituiti dalla solitudine di Javier Peña.
Soprattutto in questo quinto episodio, la sua solitudine viene ancora più accentuata dal generale malcontento delle istituzioni verso la cattura di Gilberto Rodriguez, da lui stesso portata avanti. L’affresco che ne risulta non è più quello di un fronte comune, con le dovute divergenze, verso un uomo solo, bensì un articolato e ramificato caos in cui più teste vogliono più cose. E Javier in questo risulta molto più solo, vista la distanza che prende con i suoi sottoposti e la distanza che i capi prendono da lui. Unica eccezione, l’apparente armonia di intenti con il governo colombiano appena insediato.
L’intera sequenza dell’approccio con Christina crea un ponte verso la seconda metà della stagione, lasciando intendere progressi significativi verso le indagini.

Gilberto
Lo si ripete più volte, sin dall’inizio della stagione: l’approccio del cartel di Cali è radicalmente diverso. La “monarchia” di Pablo Escobar lascia spazio ad un’organizzazione molto più raffinata, radicata nel mondo della finanza e non solo. Allo stesso modo, per sopperire al carisma del precedente anti-eroe, gli antagonisti diventano quattro, ognuno caratterizzato in maniera differente.
L’arresto di Gilberto, nel precedente episodio, rivela, in questo, tutta la “fragilità” dei due fratelli Rodriguez. Diverse sequenze mostrano chiaramente il tutto: dalla palpabile paura di Miguel, durante un incontro decisivo per l’armonia dell’organizzazione, fino al linguaggio del corpo dello stesso Gilberto, all’interno del carcere. L’ovvia reverenza dimostratagli dagli altri galeotti (eppure qualcuno gli scrive marica – letteralmente: checca – sullo specchio) fa a pugni con l’aspetto fisico tutt’altro che imponente del boss. Quasi grottesca la sua camminata verso il cortile del carcere, nell’atto di fare un po’ di esercizio.
Le sceneggiate con gli avvocati, il dito alzato contro il figlio, ma anche le azioni scellerate di Miguel (su cui si tornerà) rivelano un nemico ben più debole, spogliato da quell’aura di intoccabilità che circondava Pablo.

David
David, figlio di Miguel, non meriterebbe il paragrafo di una recensione. Ma proprio per questo motivo occorre parlarne. Poco da dire sul personaggio, escluso il desiderio di vederlo morire male. Ciò che egli rappresenta, tuttavia, è altamente significativo per analizzare alcuni punti della nuova scrittura di Narcos.
Il motore che ha portato la serie a funzionare bene sta nell’autenticità della caratterizzazione dei personaggi (anche se sugli accenti ispanici ci sarebbe da dire). Una figura così altamente stereotipata e disegnata proprio per non piacere va abbastanza a sbattere con l’arma vincente dello show. E proprio da questo punto una riflessione risulta spontanea.
Quanto è più alto, ignorando fatti storici e di finzione, l’aspetto romanzato della stagione?
La caratterizzazione di molti personaggi – Jorge, le famiglie dei Rodriguez, Pacho e la storia sul padre – va a sostituire la cruda narrazione dei fatti che in passato la voce di Murphy scandiva. L’intreccio narrativo necessita così di essere sviluppato molto di più, probabilmente perché in partenza si è sentito il bisogno di impostare una base forte che possa catturare lo spettatore, orfano di due pezzi da novanta. In questo senso si collocano quelle che sarebbe esagerato definire forzature di trama, ma che tendono decisamente verso quella direzione. Che nell’arco di pochissimi secondi, al telefono, un personaggio come Jurado dia tanti involontari dettagli sulla sua posizione geografica risulta decisamente comodo nel portare avanti indagini e narrazione. Soprattutto considerando la cautela che il personaggio è chiamato a tenere.
Sulla stessa lunghezza d’onda, seppur con un peso diverso, la decisiva sequenza finale. La cruenza dell’esecuzione di Cordova, della moglie e del poliziotto spingono Jorge in una direzione altamente pronosticabile sin dal primo episodio. E pensare che anche Miguel Rodriguez (con la sua cadenza stranissima) doveva tenere un profilo basso. Far fuori un poliziotto non è esattamente una mossa strategicamente saggia.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Punti di svolta che alimentano la curiosità per i prossimi episodi
  • Contrasto nella figura di Gilberto tra apparente timore reverenziale e fragilità del personaggio
  • Javier Peña rappresentato con la classica figura del detective solo contro tutte le avversità
  • Feistl e Van Ness: personaggi che portano freschezza e pongono sotto un’altra luce le forze dell’ordine
  • Trama più romanzata del solito, con soluzioni narrative “facili” per portare avanti gli eventi
Il quarto episodio ha mostrato un evento importantissimo, il quinto le sue conseguenze. Vista la varietà di “villain”, è lecito aspettarsi tanta spettacolarità nella seconda metà di stagione.
Checkmate 3×04 ND milioni – ND rating
MRO 3×05 ND milioni – ND rating

 

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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