Narcos 3×10 – Going Back To CaliTEMPO DI LETTURA 4 min

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“You won.”


La questione non è tanto quella di Pablo Escobar, dei fratelli Rodriguez, di Murphy o di Peña. La questione è quello che Narcos ha scelto di essere come serie TV, il suo modo di presentarsi e soprattutto l’enorme vantaggio di non doversi piegare a regole sui tempi televisivi. Ogni scelta narrativa, buona o cattiva che possa sembrare, deriva strettamente da fatti realmente accaduti, in un tempo neanche troppo lontano.
“Going Back To Cali” è un episodio dalla scrittura meno banale di quello che possa sembrare. Occorre partire da un presupposto: era lecito assistere ai precedenti 9 episodi con l’idea di star assistendo solo alle prime fasi della guerra contro il cartel di Cali. La precedente esperienza con l’Escobar di Wagner Moura, oltre al doppio rinnovo dello scorso anno, faceva pensare che un cliffhanger o una situazione tutt’altro che risolta aprisse la strada ad una risolutiva quarta stagione.
Allo stesso modo, anche la prima metà di questa 3×10 può essere a modo suo ingannevole. L’impressione iniziale è quella di assistere ad un’appendice, ad un finale anticlimatico successivo agli eventi importantissimi della 3×09. La ricerca di Pallomari e le ultime schermaglie tra bande devono soltanto chiudere un capitolo per poi aprirne un altro.
I tempi televisivi avrebbero voluto questo. Qualcosa sarebbe dovuto andare storto, uno tra Salcedo e Pallomari avrebbe dovuto lasciarci le penne, le indagini di Peña sarebbero dovute essere ostacolate in qualche modo. E qui si torna al pensiero iniziale: la Storia interviene a gamba tesa ed esenta la serie TV da alcune responsabilità narrative.
L’ultima parte di episodio ripropone prepotentemente la pura narrazione storica con la voce fuori campo di Javier, esponendo gli eventi così come la storia della Colombia li ha conosciuti. La fine del cartel de Cali non ha nulla della crepuscolare e romantica parabola di Pablo che da Re era diventato un recluso, nascosto in un piccolo appartamento. Lì la realtà di un personaggio spietato aveva incontrato la fiaba, in questo caso la sorte dei “protagonisti” di questo terzo capitolo viene relegata a pura e fredda narrazione descrittiva. Un cinematografico – questo sì – “che fine hanno fatto” mostra la fine di Peche e Pacho (forse troppo rapidamente) e l’estradizione dei due fratelli Rodriguez. La crudezza e la rapidità con cui si chiude questa sezione può far storcere il naso a chi assiste ma, allo stesso tempo, rimane perfettamente coerente con la dichiarazione di intenti che questa serie ha presentato. Dichiarazione d’intenti leggermente intuibile all’inizio della prima stagione, più nitida alla notizia del rinnovo dopo la fine della seconda, già chiara all’inizio di questa terza stagione, lampante alla fine di questo episodio.
Assolutamente da non trascurare, a questo punto, la sequenza finale in cui Peña dice al Comandante Adama padre di aver finito e di fermarsi lì. L’idea può essere quella di un finale aperto, o di un Javier che all’inizio della quarta stagione cambi idea (in realtà basterebbe documentarsi sulla storia del vero agente, ma si incorrerebbe in spoiler, viva l’ignoranza). Allo stesso modo si potrebbe però anche ipotizzare una quarta stagione dove il cambio sarà radicale. Se con la terza stagione figure iconiche come Pablo e Murphy sono state accantonate, ad essere accantonata, prossimamente, potrebbe essere proprio l’intera ambientazione che ha accompagnato la serie fin qua. Con tutto ciò che vi è all’interno, Javier Peña compreso.
Una delle dichiarazioni finali fa riferimento al fatto che i grandi carteles sono ormai stati sgominati, lasciando spazio solo a future pallide imitazioni, aprendo così la strada della narrazione verso il Messico. Interessante notare come un’affermazione simile possa essere letta anche in chiave meta-televisiva. Lo sfruttamento del marchio Narcos, a lungo andare (anche con la dilatazione stessa della storia su Cali), avrebbe potuto tranquillamente inserire una componente di ripetitività. Cambiare radicalmente scenario può sì essere rischioso nei confronti dello spettatore fidelizzato ma utile nel conferire a Narcos un’impronta antologica assolutamente utile nel suo genere.
La storia dei Narcos viene così portata avanti spaziando su più fronti dell’America Latina – sempre con un punto di vista statunitense-centrico, a dire la verità – piegando la finzione a eventi reali. Lo sguardo finale, più volte ripreso, del personaggio di Pedro Pascal colloca la sua figura, tuttavia, nello schema iper-classico del buono che deve sconfiggere i cattivi. Inutile dire che ciò crea un’attesa enorme, oltre ad una curiosità infinita per come Narcos evolverà in questo suo particolare percorso.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Chiusura anticlimatica ma coerente delle vicende del cartel de Cali
  • Narcos si prepara a cambiare di nuovo pelle
  • Mattanze qui e lì
  • Salcedo spara a Navegante: buon colpo di scena, dove ci si poteva aspettare che qualcosa andasse storto
  • Pallomari linea comica
  • In certi punti eccessiva rapidità (esecuzione di David in primis)
Un paio di anni fa si diceva che Netflix non sbagliava un colpo, presentando alcune prime stagioni di serie di ottima fattura. Ad una rivoluzione totale come quella della piattaforma streaming e del binge watching si chiedeva altrettanta originalità nella narrazione. Oggi, dopo qualche piccola scrematura e qualche passo falso, Narcos può essere considerata come una di quelle che più ha mantenuto le promesse.
Todos Los Hombres Del Presidente 3×09 ND milioni – ND rating
Going Back To Cali 3×10 ND milioni – ND rating

 

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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