Lemony Snicket’s: A Series Of Unfortunate Events 2×02 – The Austere Academy: Part TwoTEMPO DI LETTURA 4 min

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Se nella recensione della prima puntata si notava la mancanza dei personaggi più spiccatamente comici dello show, la stessa critica non può essere mossa alla seconda parte di questo capitolo di A Series Of Unfortunate Events.
Dopo l’arrivo alla Prufrock Prepatory School, il Conte Olaf riprende possesso della scena rubandola ai vecchi e nuovi personaggi complice, ancora una volta, un nuovo e assurdo travestimento: quale insegnante di ginnastica, con tanto di turbante a nascondere l’inconfondibile chioma e costosi stivaletti sportivi a nascondere l’altrettanto inconfondibile tatuaggio sulla caviglia, Olaf/Genghis riesce ad aggirare, con sua stessa meraviglia, la super tecnologica macchina di riconoscimento facciale costruita appositamente per smascherarlo. A questo punto basta poco per guadagnarsi anche il rispetto della combriccola di strani studenti e professori già inspiegabilmente inclini a screditare i Baudelaire in quanto orfani.
Reclamato a gran voce nella recensione dell’episodio precedente, torna anche Mr. Poe con la sua imbarazzante stoltezza e la sua inquietante e sgradevole tosse. Irrimediabilmente incapace di riconoscere il Conte Olaf sotto qualsivoglia spoglia, ancora una volta è solo quando gli orfani Baudelaire smascherano la caviglia del  cattivo che gli adulti, compreso Mr. Poe, smettono di considerarli dei bugiardi. Lemony Snicket ci tiene a far saper al pubblico che la serie di sfortunati eventi che circondano i Baudelaire e tutti coloro che tentano di aiutarli non finisce con la fuga di Olaf e dei suoi scagnozzi: questi hanno infatti catturato i due trigemini Isadora e Duncan Quagmires, proprio dopo la loro scoperta del volume La Storia Incompleta delle Società Segrete che ha aperto loro gli occhi sulla società segreta a cui appartenevano i genitori, ma prima che potessero condividere queste informazioni con i poveri Baudelaire (o con il pubblico che può captare solo qualche elemento ma non il filo che li unisce). Da quello che sembra un breve riassunto emerge la conferma (e vabbè sì, era prevedibile già guardando i titoli degli episodi) che la struttura della seconda stagione ricalca in pieno la prima: ogni capitolo diviso in 2 parti è (quasi) auto-conclusivo ma lascia sempre un po’ di margine per mantenere l’interesse del pubblico a continuare a guardare le disavventure dei protagonisti, nonostante i ripetuti e accorati appelli di Snicket a “look away, look away”. Invariata la struttura quindi ma invariati sono anche altri elementi quali l’apporto dei diversi personaggi alla storia, lo stile e il linguaggio della narrazione. Nessun dettaglio è lasciato al caso (la somiglianza anche fisica delle due coppie di orfani è fondamentale per il finale dell’episodio; l’unica persona sana di mente è la bibliotecaria e non, per dire, l’addetta alla mensa e proprio un libro è un elemento fondamentale della vicenda) e tutti gli elementi caratterizzanti la prima stagione impregnano l’episodio: le allitterazioni nei nomi e nella sceneggiatura fatta di frasi e formule che si ripetono in continuazione anche quando non è necessario; i deliranti monologhi di Olaf con il solito incredibile Neil Patrick Harris con una parte che sembra gli sia stata cucita addosso quasi quanto Jack Sparrow a Johnny Depp; le incursioni di Snicket con i suoi toni grevi ma allo stesso tempo pacati nel commento degli eventi; il contrasto tra l’irrazionalità degli adulti (e l’assurdità delle situazioni create proprio da loro) e la resilienza dei giovani protagonisti che continuano a sopravvivere alle sventure senza mai scoraggiarsi.
A tutto questo si unisce la guest star Nathan Fillion che, è utile ricordare, prima di essere noto al grande pubblico per il personaggio di Castle nell’omonima serie poliziesca, è assurto agli onori della cronaca negli anni 2000 grazie al sodalizio con Joss Whedon in “Buffy” e soprattutto “Firefly”, un western/sci-fi drama che si è ritagliato in soli 14 episodi di messa in onda, prima di essere prematuramente cancellato, un posto di riguardo nel panorama del genere tanto da essere apprezzato da Sheldon Cooper, omaggiato in serie come “Community”, “Battlestar Galactica” e la stessa “Castle” e ha fatto di Fillion un volto amatissimo dagli appassionati del genere. Sperando che il suo intervento non sia solo, appunto, una guest appearance, ma che sia almeno un recurring character della stagione qui Nathan Fillion veste i panni di Jacques Snicket che senza troppi indugi viene svelato dallo stesso Lemony essere suo fratello. Il personaggio interpretato da Patrick Warburton quindi non è più solo narratore esterno ma è legato personalmente alle vicende dei Baudelaire e i suoi toni malinconici riguardo le loro disavventure sono a questo punto dovuti anche al suo legame con la loro triste storia.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Monologhi deliranti del Conte Olaf
  • Neil Patrick Harris
  • Nathan Fillion
  • I nuovi personaggi non hanno ancora la potenza scenica del Conte Olaf
  • Ma quando glielo fanno leggere sto benedetto libro ai fratelli Baudelaire?

 

“The Austere Academy: Part Two” conferma la capacità della serie di mantenere la propria peculiare identità in tutti i suoi elementi e allo stesso tempo di rinnovarsi e mantenere viva l’attenzione, senza mai perdere i toni deliranti che lo hanno reso uno dei piccoli gioellini Netflix di cui proprio non si può fare a meno.

 

The Austere Academy: Part One 2×01 ND milioni – ND rating
The Austere Academy: Part Two 2×02 ND milioni – ND rating


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