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Feud: Capote Vs. The Swans 2×03 – Masquerade 1966TEMPO DI LETTURA 4 min

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Feud: Capote Vs. The Swans 2x03 recensioneIl nostalgico ricordo delle baruffe di Joan Crawford e Bette Davis non ha più motivo di tormentare gli assetati spettatori della scena seriale.
Con solo due episodi messi in onda, la nuova stagione di Feud si conferma il prodotto di cui tutti avevano bisogno. Ryan Murphy Jon Robin Baitz prende l’alta società americana e ci scava dentro, utilizzando il nome di Capote e delle sue “amiche” della high society. Nulla di più appetitoso.

They have great pain these women. It’s all a masquerade you see. Because underneath the glamour is pain. Ballerina pain. Gnarled feet, because it is a dance requiring stamina and endurance.”

AMERICA TRA ANNI ’60 E ’70


A fare la differenza non è il sordido pettegolezzo, solida base della trama, ma la cura del prodotto nei suoi minimi dettagli. Ancor prima della sceneggiatura, Feud si riconosce, ancora una volta, per la scenografia, per i costumi e per lo stuolo di attori su cui Jon Robin Baitz può contare. Spicca tra tutti un incisivo Tom Hollander che dipinge un Truman Capote deliziosamente antipatico, cinico e velenoso. E tuttavia il ritratto che ne fa Baitz non risulta comunque poco edificante nei confronti del giornalista americano. Tutt’altro. Il piacere di Feud sta in una visione completamente scevra da condizionamenti politically correct, che permette di godere della serie senza scandalizzarsi per questo o per quell’accaduto. In fondo, è da sempre il gioco di Ryan Murphy (e ora anche di Jon Robin Baitz).
A completare il quadro ci pensa un’America degli anni ’70 che racchiude tutta la contraddittorietà di quegli anni: sono gli anni che seguono lo scandalo Watergate, dove l’America è divisa tra la contestazione alla guerra in Vietnam e l’inadeguatezza di una classe politica, ritratto rappresentativo di un paese che non è quello che pretende di apparire.

LA CÔTE BASQUE


Il racconto chiave da cui parte la serie prende il nome da un famoso ristorante francese in quel di Manhattan, La Côte Basque, punto di ritrovo dell’alta società americana e luogo preferito di Capote e della sua corte di signore.
Il racconto, pubblicato nel 1975, altro non è che la narrazione di un fatto di cronaca nera, l’assassinio di Bob Woodward per mano della moglie Anne, uno dei cigni dell’America di Capote. Il tradimento di Capote, che sviscererà ogni dettaglio nel suo scritto, porterà a un turbinio di eventi: il suicidio della signora Woordward e l’esclusione dello scrittore da parte delle donne che fino a quel momento ha confessato, custodendone i più sordidi segreti.
Si percepisce fin da subito come non si tratti di una storia di amicizia, ma di solitudine, di futilità e di vuoto emotivo. La vendetta messa in atto dai cigni porterà a galla il vuoto con cui tutte sono costrette a fare i conti ogni giorno.
Non meno introspettivo è il lavoro su Capote che si rivela un’anima più fragile di quanto si potesse dedurre dall’aggressività della sua penna. I traumi materni irrisolti, l’omosessualità vissuta con finta disinvoltura e la solitudine dilagante che lo lascia in balia dell’alcool sono chiari fattori determinanti per il pessimo carattere che si andrà disegnando nella personalità dello scrittore americano. Il tradimento e il veleno sono solo lo specchio di una vita vissuta senza affetti, dove l’unico modo per spiegare il proprio dolore è infliggerlo agli altri.

SALTI TEMPORALI, 1966


Il vortice di vendetta e distruzione che segna la faida tra Capote e suoi cigni avviene a seguito del sopracitato racconto, La Cote de Basque, del 1975. La serie gioca perciò a saltare avanti e indietro al fine di mostrare il prima e il dopo del rapporto tra i suoi protagonisti. Nello specifico, è essenziale per il terzo episodio tornare al momento in cui Truman raccoglie i segreti delle sue regine, confortandole, consigliandole e promettendo loro di custodirli per sempre. La finestra aperta nella sporcizia delle squallide vite di donne apparentemente perfette è il motore propulsore del racconto di Capote che dipinge con maestria quella maschera di perfezione che non può essere tenuta troppo a lungo e che, prima o poi, cadrà inesorabilmente.
L’animo umano può essere tenebro così tanto quanto è profondo. Lo sanno bene i cigni di Capote: una volta dentro a certi meccanismi, uscirne puliti, diviene praticamente impossibile.
La festa in maschera del 1966 è la perfetta metafora di una vita apparentemente perfetta: la solitudine di ciascuno dei protagonisti ben celata dietro una finta amicizia, dei finti complimenti e un’artificiosa maschera ben salda sul viso.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sigla e soundtrack
  • Scenografia, ambientazione, costumi: perfetta rappresentazione degli anni ’60 e ’70, Feud è un piacere soprattutto per gli occhi 
  • Tom Hollander nel ruolo di Truman Capote spicca tra tutti gli attori del cast 
  • Calista Flockhart, Naomi Watts, Demi Moore, Diane Lane, Chloe Sevigny. Splendidi cigni di Murphy e Baitz
  • La festa in maschera, metafora perfetta del rapporto tra tutti i protagonisti 
  • Nulla di particolarmente rilevante. Feud si riconferma la serie che tutti aspettavano. 

 

Feud: Capote Vs. The Swan si conferma non solo il banale pettegolezzo di un’America contraddittoria e vittoriana, ma un vero e proprio gioco introspettivo, alla ricerca delle origini di personalità, certamente complesse, astiose e spietate.

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