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Homeland 7×12 – Paean To The PeopleTEMPO DI LETTURA 4 min

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“A Paean To The People” sancisce la fine di questa 7° e strana stagione di Homeland. Un’annata segnata da un inizio legato a doppio filo con la scorsa stagione (dalle fake news in “Like Bad At Things” al rinnovato ostracismo nei confronti della Keane in “Enemy Of The State“), poi evolutasi in un delicatissimo gioco a scacchi delle pedine russe in suolo americano (esempi abbastanza evidenti si possono vedere in “Species Jump“) ed infine conclusa con la precedente “All In” e quest’ultima ora di season finale.
Se si ripensa al viaggio non si può che fare un applauso a Gordon e Gansa per il modo enigmatico ma succulento con cui hanno saputo tessere le trame di questa stagione. Se si ripensa ora ad “Enemy Of The State” sembra siano passate diverse stagioni vista la mole di eventi, invece sono solo 11 puntate. Molte veramente ben fatte, altre (coff coff “Rebel Rebel“) da dimenticare. Comunque una buona stagione nel complesso.
La struttura di questo season finale di 62 minuti è (purtroppo) riconducibile a quel modus operandi, ormai classico della serie, di far terminare l’azione nei primi 10-20 minuti per poi abbassare drasticamente il ritmo ed assistere alle conseguenze di quanto accaduto. Questo approccio anticlimatico può funzionare se, come in questo episodio, porta la trama orizzontale verso nuovi lidi e non se, come già fatto in “Long Time Coming” e “A False Glimmer“, semplicemente affossa il ritmo senza presentare un nuovo status quo. Questo modo di scrivere tutti i season finale è ormai un marchio di fabbrica di Gordon e Gansa (non a caso quest’ultimo è lo sceneggiatore dell’episodio), un marchio che non è mai stato veramente apprezzato, ed infatti anche ora potrebbe non esserlo, ma che se non altro qui dà un nuovo senso di chiusura aprendo la porta alla stagione finale.

President Keane:The signs are everywhere and flashing red. Something must change. Something bold must be done.
I don’t pretend to have all the answers, but I do know I have become part of the problem. I open my mouth, and half of you hear only lies. That’s not only unacceptable, but unlikely to change anytime soon.
No single leader can save a democracy, but without a leader you can trust, no democracy can be saved.
For that reason, effective midnight tonight, I hereby resign the Presidency of the United States.

Gli showrunner di Homeland si sono sempre dichiarati come “influenzati” dagli avvenimenti odierni, non per nulla la politica americana ed un presidente odiato come Trump sono alla base delle ultime due stagioni. È tenendo conto di questa base che bisogna leggere tra le righe del bellissimo ed inatteso messaggio alla nazione della former President Keane: un addio nel nome del paese, nel nome di una nazione sempre più divisa, nel nome di un popolo che deve riunirsi per salvare la propria democrazia. Insomma un chiaro happy ending da auspicare nella realtà e scritto con un occhio buonista, così come buonista è stata la scelta del Vice Presidente Warner nel ribaltare l’offerta di Paley. Qualcosa che difficilmente si potrebbe vedere nella nostra fredda realtà.
Gordon e Gansa decidono quindi di chiudere queste due stagioni segnando un distacco netto con la prossima (e ultima) sia grazie all’addio della Keane (una sempre algida ma brava Elizabeth Marvel), sia grazie al nuovo status quo di Carrie. Il salto temporale di 7 mesi dopo le dimissioni della Keane portano il pubblico a ritrovare una Carrie in stato primordiale, praticamente impazzita e governata dal solo istinto di abbandonare il suolo russo ed i suoi carcerieri. Difficile capire se l’ottava ed ultima stagione ripartirà esattamente da qui o da uno status post traumatico più elaborato e curato, rimane sicuramente la curiosità di vedere in che modo si deciderà di approcciare questo tracollo psicologico dettato dall’assenza di cure e da una prigionia durata quasi 8 mesi. Il tutto senza dimenticare Frannie.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Dimissioni della Keane inaspettate
  • Bellissimo discorso alla nazione
  • Primi 20 minuti dell’episodio
  • Senso di chiusura di un ciclo e di apertura alla fase finale della serie
  • 40 minuti rimanenti che pesano un po’ dopo la prima parte di puntata adrenalinica
  • Finale un po’ troppo buonista e quindi irreale se considerata la vera politica americana

 

Homeland si chiude, al solito, con un episodio in cui i primi 20 minuti sono un gioiello ed i restanti lasciano un po’ a desiderare. Questa volta, merito forse dell’esperienza accumulata nell’era post-Brody, ai restanti 2/3 della puntata viene dato uno scopo meno aulico e più concreto che, nel complesso, portano “Paean To The People” ad un meritato Thank Them All.

 

All In 7×11 1.38 milioni – 0.3 rating
Paean To The People 7×12 1.30 milioni – 0.3 rating

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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