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Homeland 8×10 – Designated DriverTEMPO DI LETTURA 4 min

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“I was there when the Russians released her. She didn’t know me. She’d lost her mind. Then I sent her to Kabul even I knew she wasn’t ready. But I needed her to do a job. Whatever shit she’s in is because of me. I am not turning my back on her.”

Manca qualcosa ad Homeland per poter dire di aver concluso in grande stile non solo questa ottava stagione, bensì la sua decennale presenza nel palinsesto televisivo americano e mondiale.
Manca qualcosa per arrivare a quello zenit narrativo che, al momento, sembra irraggiungibile. Eppure, quest’ottava stagione era stata pericolosamente vicina a raggiungerlo con un abbattimento aereo al termine di una imprevedibile quarta puntata. La morte del POTUS portata in scena con una semplicità a tratti aberrante, a tratti geniale. Eppure poco si è mosso da quel fatidico episodio. Sì, Haqqani è stato brutalmente giustiziato dando il là ad un botta e risposta governativo-militare che potrebbe sfociare in un conflitto di proporzioni storiche. Ma è veramente lì, alla guerra, che Homeland cerca di accompagnare il proprio pubblico? Alla soglia di un olocausto atomico di cui non avrebbe modo di raccontare? Pare corretto porsi questa domanda quando mancano ormai solo due puntate alla conclusione della serie stessa e si fatica a scorgere all’orizzonte il reale punto di arrivo. Saul e Carrie sembrano arrivati ad un vero e proprio impasse narrativo: lui incapace di proteggere lei per questioni politiche e, soprattutto, non in grado di recuperare la scatola nera con la verità sull’incidente dell’elicottero presidenziale; lei tra bipolarismo silenzioso ed una voglia di rendersi utile a tratti fastidiosa, rimpatriata mentre l’Afghanistan sembra procedere a passo spedito nelle fiamme della guerra, trascinandosi con essa gli USA.
È il delicato rapporto tra Carrie e Saul ad essere nuovamente messo sotto la luce dei riflettori, tra mentore ed allievo nel delicato mondo delle relazioni internazionali. Yevgeny ricompare giusto per fare minutaggio dal momento che il dialogo che avviene poteva benissimo essere fatto nella stessa sequenza conclusiva della scorsa puntata, ma informa Carrie che Saul ha un infiltrato nelle alte cariche del Cremlino e che, per poter riavere indietro la scatola nera, deve fare in modo di consegnare ai russi l’identità di questa spia.

So what now?

Anche se da un punto di vista logico ha senso un piano di questo tipo (cercare di mettere Saul e Carrie l’uno contro l’altro), appare quanto meno troppo artificioso, un risvolto narrativo pindarico che la serie cerca di far prendere alla storia mascherandolo dietro la logica “Carrie è disperata e disposta a tutto”. Una deduzione che, per quanto possa risultare accurata, sta facendo assumere al piano una parabola larghissima (passare da Carrie per arrivare a Saul) piuttosto che le sembianze di una retta (cercare di mediare con Saul). Soprattutto se già un accenno di dialogo era stato mostrato proprio da Saul, ignorato tranquillamente senza possibilità d’appello.
Sempre più leader indiscusso, intanto, Jalal Haqqani che obbliga il braccio destro di suo padre (ed unico vero oppositore tra i talebani) a sacrificarsi in un attentato con un’autobomba. Costruzione magnifica, da questo punto di vista, quella della sequenza espatrio di Carrie-attentato al confine: il rombo del motore si fonde con l’esplosione e tutto diventa bianco, offuscato, andandosi a perdere nella sequenza dei titoli di coda. Un attentato che potrebbe far accendere, come detto ad inizio recensione, la miccia ad un conflitto che sarebbe impossibile da gestire per Homeland, facendo quindi presupporre che la conclusione della serie risieda altrove (Carrie processata in patria?). Anche se, con due episodi alla conclusione, ben poco tempo rimane per poter risolvere il problema della scatola nera e del probabile alto tradimento di Carrie (inquadrata ormai come spia russa).

“Almost home, boys.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I can’t betray Saul
  • Dialogo tra Carrie e Saul ed il passaggio d’informazione dell’incidente
  • Spia al Cremlino e possibile scontro Saul-Carrie
  • Carrie si consegna
  • L’autobomba ed il finale di puntata
  • Jalal Haqqani sempre più leader dei talebani
  • Yevgeny che ricompare giusto per dare qualche informazione a Carrie
  • Inizio puntata inutilmente frenetica
  • Finale della serie che continua con fatica ad essere inquadrato

 

Possibile che l’apice di questa stagione sia già stato raggiunto e, nonostante manchino ancora due episodi alla conclusione, non venga mai nuovamente replicato dalla serie? Questo episodio, purtroppo, sembrerebbe confermare questo pensiero.

 

In Full Flight 8×09 0.80 milioni – 0.1 rating
Designated Driver 8×10 ND milioni – ND rating

Aldo Longhena

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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