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Homeland 8×09 – Full FlightTEMPO DI LETTURA 3 min

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Wellington: “He announced the policy, Saul, to the entire nation. No way he’s reversing course today.
Saul: “It’s madness.
Wellington: “Welcome to my world.

Si chiudeva la recensione di “Threnody(s)” con un profetico “sembra ormai chiaro che sia il finale di serie che le prossime quattro puntate prediligeranno un tono più tranquillo e meno scenico“, ed ecco quindi arrivare “Full Flight” a darci ragione, puntata fortemente transitoria il cui obiettivo è quello di consolidare le posizioni politiche e ideologiche dei protagonisti di questo imminente e sempre più concreto conflitto a fuoco. Trovandoci ad ormai pochi capitoli dal finale di serie, è lecito pensare che la minaccia venga sventata portando quindi ad un rigorosamente virgolettato “happy ending” per quanto riguarda la missione di pace iniziata da Saul. La situazione invece cambia se si prendono in esame i singoli protagonisti, tutti alle prese con problemi (aka cattivoni di stagione) di entità diversa e attualmente tutti in fase di stallo.
Seguendo le tre storyline principali (l’ascesa di Jalal Haqqani al potere, la missione di pace di Saul e il recupero della scatola nera da parte di Carrie e Yevgeny) si può individuare quindi le tre possibili minacce – Haqqani, Zabel e Gromov –  al lieto fine sopracitato, osservando che, attualmente, l’unica realmente imprevedibile è proprio quella che riguarda la Drone Queen.

Carrie: “Islamabad first.

L’intero episodio risulta essere costruito proprio a partire da quest’ultima storyline, alla quale viene dato maggior spazio in termini di minutaggio e quindi uno sviluppo maggiore rispetto alle questioni meramente diplomatiche. Il risultato è un episodio parzialmente filler durante il quale la ricerca della scatola nera viene “allungata” grazie alla ricerca di un fantomatico compratore che (ovviamente) ha acquistato il reperto un paio di ore prima. Abbastanza prevedibile la riuscita del recupero, un po’ meno (ma non troppo) gli sviluppi finali, che includono un’intensa sessione di petting e dei narcotici, fortunatamente in momenti differenti, rendendo così Gromov l’agente di spionaggio confuso e innamorato ma ancora ligio al dovere e non soltanto un comune stupratore.
L’oramai inquantificabile numero di relazioni sessuali con agenti infiltrati nel curriculum di Carrie, non lo si può negare, rende il tutto molto meno poetico e anzi, giunti alla fine di un’avventura durata quasi dieci anni, comincia a rasentare il ridicolo, ma nonostante ciò al termine dei canonici 40 50 minuti è proprio lì che finisce per convergere tutta la curiosità dello spettatore.
Tralasciando quindi la situazione Haqqani, in questo episodio maggiormente in secondo piano rispetto alla quest della Drone Queen, tocca a Saul e colleghi tenere le redini della narrazione secondaria, compito reso più semplice dall’introduzione di John Zabel (coloro i quali hanno avuto la “fortuna” di vedere The Path potrebbero quasi pensare al crossover vista la natura di entrambi i character), personaggio molto salviniano che grazie a dialettica spicciola e cultura dell’odio ha praticamente messo le basi per un’entrata in guerra degli Stati Uniti dopo mezza giornata di soggiorno alla Casa Bianca. In verità anche grazie ad un Presidente che ha il polso e la risolutezza di uno sgabello, scusato unicamente dal fatto che una mattina – così, de botto – si è svegliato a capo degli Stati Uniti.
E obiettivamente non era facile prevedere che qualcuno improvvisamente sparasse con un RPG in faccia al Presidente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • John Zabel, l’uomo che non dovrebbe mai ascoltare nessuno, riesce a vivacizzare una storyline che altrimenti mancherebbe di appeal
  • La risolutezza di Jalal Haqqani
  • Fuga di Gromov non così prevedibile…
  • Ritmi molto lenti e temporaneo stallo narrativo
  • …peccato per l’estemporanea e inutile lovestory
  • Jenna, IL deus ex machina in persona

 

Anche questa settimana si opta per un giudizio sufficiente. L’episodio si prende una pausa dalla progressione narrativa e decide di concentrare l’attenzione sul recupero della scatola nera e sul rapporto tra Carrie e Gromov. Il finale mischia un po’ le carte in tavola (dopo un inizio di puntata estremamente soporifero) riportando Gromov in zona villain dopo una breve parentesi da good guy, ma certamente la serie ha bisogno di qualche scossone per riportare l’attenzione a livelli da “elicottero presidenziale abbattuto”, concludendo così in maniera dignitosa, e meritata, il suo percorso quasi decennale.

 

Threnody(s) 8×08 0.75 milioni – 0.1 rating
Full Flight 8×09 0.80 milioni – 0.1 rating

Fabrizio Paolino

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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