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Dispatches From Elsewhere 1×07 – Cave Of KelpiusTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Ah, the point of no return. That crucial moment in which it becomes all too clear that the only remaining path is the one that leads forward. No matter what perils may lie in wiat, there is, as they say, no turning back now. At this point in our entertainment, it’s possible that you, too, dear viewer, are experiencing that inexorable tug, that yoy feel, in the parlance of bettors and gamblers, “pot commoted”. It is, I assure you, a false contrusct. There’s always a choice. Even now, at this rousing narrative fulcrum, there’s nothing stopping you from returning to life as you previously knew it. The mere push of a button will set you free to read a book, tend a garden, or perhaps make love to your spose while reading a book in your garden. Of course, should your curiosity get the better of you, should you, like our heroes, foolhardy and unflinching, forge onward in search of answers, I will not try to stop you. At this point, some of you are very much a part of this story yourselves. But be forewarned, when you heed the hunter’s horn and set off on the chase, be it white rabbits, waterfalls, dragons, or dreams, two vital questions will inevitably arise… how fare are you willing to go in pursuit of your query? And what happens if you actually catch it?”

Se non fosse per gli ultimi due minuti dell’episodio e per la consapevolezza che restano ancora tre episodi al termine della stagione, “Cave of Kelpius” potrebbe apparire una più che soddisfacente chiusura del cerchio: Peter si dichiara a Simone, Fredwynn realizza di essere un povero stronzo un uomo arrogante e supponente che nella vita è stato capace solo di creare il vuoto attorno a sé e che forse adesso è pronto a invertire la rotta, la ricerca di Clara si rivela un elaborato gioco di ruolo in cui i capi delle due fazioni in lotta erano interpretati da una coppia di attori gemelli, i Chucks, e nulla di più.
Eppure, anche se ci fosse solo questo, Dispatches from Elsewhere sarebbe ben lontana dall’essere una delusione: perché, lo si è ripetuto tante volte, quello che sembra contare di più nella serie messa in piedi da Jason Segel è il percorso di crescita e maturazione dei personaggi, non lo svelamento del mistero. Del resto, non avrebbe avuto senso mettere insieme un quartetto di protagonisti così disfunzionali e problematici se lo scopo ultimo della serie fosse stato creare l’ennesimo mystery drama in cui conta solo svelare l’arcano.
Come già detto, in “Cave of Kelpius” Peter e Simone riescono finalmente a dare sfogo a quella tensione sentimentale palpabile fin dai primi episodi, che ha percorso come un fiume sotterraneo la narrazione emergendo di tanto in tanto. Un plauso va fatto alla scelta di prendere una soluzione narrativa tremendamente abusata nelle commedie romantiche, la dichiarazione con canzone d’amore sul palco, e renderla il meno stucchevole possibile grazie alla volutamente goffa performance canora di Jason Segel, che si impossessa del microfono spintonando una ragazzina e si esibisce in ridicoli falsetti. Un’esibizione sufficiente a far capire a Simone i sentimenti di Peter e a smuovere qualcosa anche nel cuore degli spettatori, che per quella coppia tifavano fin dall’inizio, ma capace anche di non prendersi troppo sul serio e di strappare un sorriso.
Per Fredwynn, invece, la fine del gioco significa altro: acquisire la consapevolezza dei propri limiti, dei propri difetti, delle proprie carenze non solo come individuo razionale, ma anche e soprattutto come persona immersa in una collettività di rapporti sociali e umani. La conclusione del gioco è una sconfitta per il Fredwynn compulsivo risolutore di misteri, che aveva immaginato chissà quali complotti governativi e chissà quali verità nascoste ai comuni cittadini per poi scoprire che è tutta una farsa, ed è una sconfitta per il Fredwynn uomo che contempla negli schermi di decine di televisori mentali cosa è diventato: un essere pignolo, competitivo, prepotente, incapace di relazionarsi con gli altri perché si sente superiore a tutto e a tutti, perché guarda dall’alto in basso chiunque lo circondi. Un po’ come fa la ragazzina ingaggiata per impersonare Clara, ed è proprio dal dialogo con quest’ultima che Fredwynn riceve l’epifania definitiva.
Per Janice, invece, la conclusione del viaggio sembrerebbe più amara. Ha vissuto l’avventura come una momentanea fuga dalla quotidianità, ha stretto amicizia con persone molto più giovani di lei, ha riscoperto il fuoco che le ardeva dentro anni e anni prima: ma tutto questo non ha mai acquisito una dimensione definitiva, perché nel momento in cui il gioco finisce Janice è costretta a tornare alla grigia realtà in cui è solo una donna anziana petulante, noiosa, costretta a vegliare sul marito in coma, ignorata dai più giovani al punto che deve intromettersi a forza nelle loro conversazioni perché qualcuno si accorga di lei. Se Dispatches from Elsewhere si fosse chiuso qui, la sua scelta di lasciare la festa senza nemmeno salutare i tre compagni di avventura, ritenendosi a torto non degna della loro compagnia e della loro amicizia, avrebbe costituito l’unica nota veramente amara del finale. Per fortuna restano ancora tre episodi ed è ragionevole pensare che il personaggio interpretato da Sally Field abbia ancora molto da dire.
Ovviamente, tutti questi discorsi sull’importanza del percorso personale dei protagonisti non significa che il mistero intorno a Clara, alla Elsewhere Society e al Jejune Institute sia sempre stato un elemento secondario o accessorio della narrazione, né che adesso che la verità sembra finalmente svelata non ci sia ancora spazio per rivelazioni. Proprio l’ultima scena spazza via le certezze che questo apparente finale aveva creato e rimette in moto la storia, perché si scopre che Clara è realmente esistita e che la donna finora apparsa come braccio destro di Octavio Coleman si sente in qualche modo responsabile della sua morte. Quindi la ricerca è ben lungi dalla sua conclusione, anzi, la sensazione in questo momento è che le vere rivelazioni inizieranno solo adesso. Non resta che mettersi comodi e scoprire dove condurrà la narrazione negli ultimi tre appuntamenti settimanali.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La ricerca di Clara si rivela solo un gioco… salvo scoprire che c’è qualcosa di vero dietro tutto
  • Peter e Simone finalmente diventano una coppia
  • L’esibizione canora di Jason Segel, ovvero come evitare che un cliché delle commedie romantiche faccia venire le carie agli spettatori rendendolo spassoso
  • L’epifania di Fredwynn
  • Nulla di rilevante

 

Ancora una volta, Dispatches from Elsewhere si diverte a giocare con ogni certezza dello spettatore: prima conferma che si tratta solo di un gioco, un innocente divertissement, poi sgancia la bomba nell’ultima scena, rimettendo in moto tutto e facendo capire che dietro la storia di Clara si nasconde davvero qualcosa di vero. Ma, ancora più importante, continua a seguire il difficile percorso dei suoi attori principali lungo la strada della crescita personale, perché non importa che tu sia la giovane Simone o l’anziana Janice, non è mai troppo tardi per prendere in mano le redini della propria vita.

 

Everyone 1×06 0.22 milioni – 0.1 rating
Cave Of Kelpius 1×07 0.29 milioni – 0.1 rating

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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