Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. 5×20 – The One Who Will Save Us AllTEMPO DI LETTURA 6 min

in Marvel's Agents Of S.H.I.E.L.D./Recensioni by
Negli ultimi anni, Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. ha progressivamente imparato a padroneggiare quell’umorismo pirandelliano e del sentimento del contrario descritto dal famoso autore italiano. Fare degli esempi sfruttando illustri citazioni delle passate stagioni sarebbe dispendioso in termini di tempo ma, fortunatamente, la 5×20 si presta benissimo al nostro caso, dato che tutta “The One Who Will Save Us All” è costruita con una tecnica riconducibile alla filosofia dello scrittore siciliano.
Partendo dallo scioccante cliffhanger di “Option Two“, gli autori del serial sfruttano il ritrovato protagonismo di Glenn Talbolt per costruire una puntata “Graviton-centrica”, interamente strutturata sulla sua persona e che, col passare del tempo, si rivela essere un’operazione di “villainizzazione” del character. Potrebbe sembrare strano leggere queste parole, visto e considerato che Talbot, fin dalle sue primissime apparizioni, si è sempre posto nei confronti del Team Coulson come un villain. Ma è davvero così? Analizzando a posteriori la caratterizzazione di Talbot (soprattutto dopo il boost di cattiveria assunto in questo episodio) si può constatare come l’allineamento da villain fosse solo una percezione dello spettatore.
E’ chiaro che se un personaggio mette i bastoni fra le ruote ai protagonisti, per giunta in maniera abbastanza sostenuta, lo spettatore, che tendenzialmente tifa per i personaggi principali, percepirà quel personaggio come un antagonista; in realtà, Talbot è sempre stato un semplice soldato, eseguiva gli ordini e faceva quello che gli diceva lo Zio Sam: pertanto, chi non si atteneva a quelle direttive, era un nemico. Con questo non si vuole dire che Talbot fosse un grande amicone o alleato del Team Coulson, ma da qui a definirlo “villain” ne passa.
Con più gravitonium nel sangue che globuli rossi, in questo episodio gli sceneggiatori fanno piazza pulita di Glenn Talbot, sostituendolo, pezzo dopo pezzo, con Graviton, sia a livello caratteriale che estetico, trasformandolo in tutto e per tutto nella celebre controparte fumettistica. Se l’abito non fa il monaco, allora ci pensa la psiche, visto che Adrian Pasdar, nell’arco dell’episodio, lavora magistralmente nel delineare la psicologia e i tratti caratteriali di Graviton, che non solo si avvicinano a quella deviata e megalomane del fumetto, ma mettono in mostra anche i sentimenti del contrario di cui sopra.
Quella che, in “Option Two“, sembrava configurarsi come una nuova arma da utilizzare contro il loop temporale e la Confederazione, diventa nell’arco della 5×20 un’ulteriore minaccia da cui difendersi. Una minaccia, tra l’altro, forse ancora più pericolosa di tutto il resto, considerati gli sconfinati poteri di Graviton. L’ironia di “The One Who Will Save Us All” sta proprio nelle buone intenzioni del titolo che, contrapposte alla villanizzazione del fu-Glenn Talbot, assumono un’accezione del tutto minacciosa per il distorto significato di salvezza che il villain mostra nel corso della puntata.
Benché lo spettatore rimanga soddisfatto nel vedere che la storyline del gravitonium non sia diventata aceto ma un vino gustoso e corposo, va riconosciuto come la scelta di rendere tutto incentrato su Graviton abbia anche un’altra funzione, quella di mero specchietto per allodole. Pasdar si comporta in tutto e per tutto come “attore alpha”, monopolizzando l’attenzione e facendo dimenticare allo spettatore il fatto che la creatura Marvel Studios/ABC ancora si tiene stretta per i prossimi due episodi i momenti più succulenti. Questo rende la lotta del Team Coulson sicuramente più intricata, con l’introduzione di un personaggio che potrebbe aggiudicarsi il titolo di Destroyer Of Worlds. D’altra parte ci troviamo di fronte ad un temporeggiamento bello e buono e, proprio per questo motivo, ci vorrebbe una svolta nella trama generale più sostanziosa. Certo, va detto che gli sviluppi relativi al loop temporale stanno comunque andando nelle direzione conosciuta – e la prova è l’apparizione del padre di Kasius – però ci vuole comunque qualcosa di sconvolgente per poter fare la differenza.
  1. Glenn Talbot sfoggia in questo episodio una versione riadattata per il piccolo schermo del costume di Graviton, parzialmente ispirato a quello della sua versione odierna, utilizzata nei fumetti di recente pubblicazione. La versione mostrata nel serial assomiglia solo lontanamente a tutti i costumi utilizzati dal villain nella sua carriera ma, quantomeno, i costumisti hanno scelto di conservare i tre cerchi rossi posti sul petto diventanti una caratteristica del suo outfit. In più, molti dei poteri che sfoggia come Graviton, quali assorbimento di corpi e lettura dei loro ricordi, sono assenti nel fumetto.
  2. Thanos – il personaggio citato – è uno dei due figli dei primi Eterni a colonizzare Titano, la luna di Saturno. Contrariamente al resto degli abitanti del pianeta, Thanos è nato deforme a causa di una malattia che gli ha conferito il suo aspetto caratteristico. Essere di indubbia intelligenza e forza, Thanos ha una visione molto complessa e sfaccettata degli esseri viventi, cosa che si è tramutata nella sua filosofia di vita e che ha finito per essere il movente per ogni sua azione, come la convinzione che tutti gli esseri viventi siano dentro dei mostri o che molti abitanti dell’universo siano solo “un cancro da asportare per salvare il paziente”. Ma la ragion d’essere più celebre di Thanos è l’amore che prova verso Lady Morte, l’impersonificazione della morte dell’Universo Marvel. Ogni suo tentativo di raggiungere l’onnipotenza – come recuperare il Guanto dell’Infinito e le gemme che lo compongono – è atto a soddisfare e conquistare il suo amore. Prima apparizione: The Invincible Iron Man #55 del 1973.
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Graviton come centro di gravità permanente dell’episodio
  • Adrian Pasdar come Graviton
  • -2 al season finale
  • Litigi in Casa Coulson
  • Quake VS Slingshot
  • Se il tie-in precedente con Avengers: Infinity War non vi era piaciuto, ora la serie si è fatta perdonare
  • La trama dovrebbe avere una spinta in più ora
  • Alla fine si è data una certa importanza al tie-in con Avengers: Infinity War


“The One Who Will Save Us All” è il one-man show di Graviton, personaggio introdotto nella scorsa puntata e in questa caratterizzato come ulteriore villain della stagione. L’aggiunta finale è stata enormemente gradita poiché gli autori hanno tirato fuori da una trama in stand by da anni qualcosa che ha finito per fare la differenza nella narrazione odierna, anche se il serial sta latitando decisamente troppo nel mettere in scena qualche rivelazione in più sul crono-enigma della stagione. Un vero peccato che alla fine la serie abbia dovuto sopperire alle direttive dei Marvel Studios e collegare ulteriormente Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. con la recente fatica degli studios. Sperando che il loro “It’s all connected” ripaghi.

 

Option Two 5×19 1.63 milioni – 0.4 rating
The One Who Will Save Us All 5×20 1.65 milioni – 0.4 rating

 

 

Nato da un'idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: "Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell'insegnamento". Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E' destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

1 Comment

  1. A dir la verità io non ho mai visto Talbot come un villain, almeno dopo i primi episodi in cui è comparso. Una spina nel fianco la gran parte delle volte, ma comunque sempre dalla parte dei ‘buoni’; per questo mi dispiace la fine che fatto.
    Ma non quanto mi dispiace vedere il team così spezzato e ai ferri corti 🙁 Anche se lo scontro Daisy-YoYo è stato bellissimo, ha acuito la frattura e mi chiedo se in questi ultimi due episodi sistemeranno anche questo.

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