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The Good Place 3×06 – The Ballad Of Donkey DougTEMPO DI LETTURA 4 min

in Recensioni/The Good Place by

The Good Place, fino a questo momento, è uno show composto da 32 episodi della durata approssimativa di 20 minuti. Facendo un rapido calcolo, si può notare come siano stati trasmessi contenuti per circa 640 minuti, ossia 10 ore e 40 minuti. Questa durata non è certo eccessiva, soprattutto se comparata con quella di altre comedy (basti pensare ai classici show da 24 episodi a stagione). Per questo motivo, è ancora più sorprendente constatare come, in un lasso di tempo così breve, Michael Schur & Co. siano riusciti a orchestrare una trama orizzontale profondissima, fatta di mille colpi di scena e decisioni audaci e inaspettati. Generalmente, una comedy tradizionale non aggiunge molto, dopo poco più di una trentina di episodi. In The Good Place, invece, abbiamo visto scenari che si credevano immutabili essere cancellati e ribaltati con uno schiocco di vita. Con la decisione di dedicare la propria vita all’aiutare le altre persone ad entrare nel Good Place, possiamo dire di essere quantomeno alla quarta rigenerazione importante di questo show, dopo la scoperta del piano di Michael, la decisione di Michael e del gruppo di aiutarsi a vicenda per salvarsi e la decisione di rimandare i quattro umani sulla Terra. Non per essere eccessivamente ripetitivi, ma questa successione degli eventi e questa varietà di scenari e storyline non sarebbero scontate per la maggior parte dei drama, figurarsi per una comedy.

Tahani: “Why are you trying to save your father? I’ve heard you mention your friend Pillboi many times, but you’ve not mentioned your father once”
Jason: “What do you mean? I talk about Donkey Doug all the time”
Tahani: “I’m sorry. The man you call Donkey Doug is your father?”
Jason: “Yeah”
Tahani: “The Donkey Doug with whom you tried to blind airline pilots with laser pointers?” 

Variare così frequentemente temi e situazioni non solo è difficile da organizzare, ma richiede anche una grande riserva di idee dalle quali attingere, per evitare di scadere nel banale e nel ripetitivo. Fino ad adesso, non ci si può certo lamentare, sotto questo punto di vista. La nuova scelta di vita di Michael, Janet e degli altri, infatti, è il terreno ideale per un approfondimento delle vicende personali e familiari dei quattro umani, le quali dovrebbero fornire materiale a sufficienza per un bel po’ di tempo (fino alla prossima rigenerazione, si intende).
La scelta di partire subito con il padre di Jason (che, logicamente, non poteva essere particolarmente diverso dal figlio) ha l’obiettivo di fidelizzare lo spettatore a questo nuovo corso degli eventi, sfruttando i personaggi che, con grande probabilità, erano in grado di garantire le risate più immediate. Inoltre, permette di preparare il terreno per l’approfondimento di vicende più complesse e meno tendenti al demenziale (da intendere con accezione positiva). Non a caso, infatti, dalla prossima puntata si affronterà il rapporto tra Eleanor e la madre e quello tra Tahani e Kamilah. Oltre agli inevitabili sbocchi comici, è lecito supporre che un prodotto della qualità di The Good Place usi queste vicende per mostrare, una volta di più, la sua grande capacità di affrontare temi etici con efficacia e di mischiarli con le parti più leggere della puntata.

“Uh Here’s the truth. You’re amazing. And my feelings have changed. I wish I could tell you why. I really, really do, but I can’t.”

Oltre al disperato tentativo di salvare Donkey Doug, l’episodio si è incentrato anche sul tentativo di Chidi di trovare un modo efficace e possibilmente poco doloroso di lasciare Simone. Anche in questo caso, bisogna lodare lo show: di fronte a un tema del genere, ovviamente, era quasi obbligatorio usare la cronica indecisione di Chidi per finalità comiche, e così è stato fatto. Allo stesso tempo, si è deciso di non calcare eccessivamente la mano, rischiando di sfociare nella macchietta, mostrando un Chidi finalmente in grado di articolare frasi di senso compiuto in una situazione di stress (anche se non al primo tentativo). Non sappiamo quale sarà il prossimo colpo di scena ma è indubbio che, col passare delle puntate, si dovrà vedere una lieve e costante tendenza al miglioramento da parte di tutti.
Dopo aver dedicato buona parte della recensione a tessere le lodi dello show, è il momento di una piccola critica. Donkey Doug e Jason, per quanto divertenti, non sono certo stati indimenticabili come altri momenti del passato. Ovviamente, si sta cercando il pelo nell’uovo, ma con una serie come The Good Place ce lo si può anche permettere, consci del fatto che, una volta raggiunti i suoi standard abituali di eccellenza, a noi critici risulterà difficile anche trovarne, di questi piccoli difetti.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Donkey Doug
  • Double Danger
  • La simulazione in realtà aumentata
  • Scenari futuri 
  • Puntata molto buona, ma non eccellente. 

 

The Good Place, si sa, ci ha abituato a puntate di rara eccellenza e bellezza. Per questo motivo, questa volta decidiamo di limitarci ad un più che onesto ringraziamento, in attesa di benedire a profusione come ai vecchi tempi.

 

Jeremy Bearimy 3×05 2.70 milioni – 0.8 rating
The Ballad Of Donkey Doug 3×06 2.67 milioni – 0.8 rating

 

 

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