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Watchmen 1×06 – This Extraordinary BeingTEMPO DI LETTURA 4 min

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E accadde l’irreparabile.
Damon Lindelof, l’uomo che ha tutte le colpe del mondo per il finale di Lost (almeno a detta di molti suoi detrattori). Quello che non ha mai dato seguito con risposte esaurienti alle mille domande (e plot collegati) creati nelle sue serie. Ebbene, proprio quel Lindelof stavolta in Watchmen regala un episodio dove chiarisce molte cose lasciate in sospeso fin dal primo episodio. E la notizia è che lo fa con una puntata splendida, intensa e stratificata.
Che stesse volando alto lo si era capito sin dall’inizio, quando come nuova sfida aveva scelto il fumetto intoccabile per definizione. Superato questo primo affronto verso un certo tipo di pubblico, forse il più conservatore e “talebano” rispetto ad un certo immaginario nerd, ne mette in atto molti altri.
Il più clamoroso arriva proprio in questo episodio, andando a chiarire un punto apparentemente marginale dell’opera più seminale (suo malgrado) del bardo-mago di Northampton (Alan Moore per i comuni mortali): rivela l’identità finora sconosciuta di Hooded Justice (Giustizia Mascherata). E lo fa tradendo sì l’opera originale ma riempendola anche di ulteriori stratificazioni, dimostrando di aver capito il Maestro molto più di quello che poteva sembrare.
Se nel fumetto la sua identità era stata mantenuta volutamente misteriosa, Lindelof qui la introduce collegandola al resto delle trame (e dei misteri) finora introdotti e lentamente sviluppati. Il tutto in un episodio splendido sia in termini visivi, sia registici, sia di contenuto. Qualcuno ha già parlato di un episodio epocale e si può essere grossomodo d’accordo con questa affermazione.
Iniziando l’analisi dal punto di vista contenutistico, è ora palese come la tematica razziale sia così strettamente collegata alla nascita del mito supereroistico (e la sua aberrazione) da fondersi ad essa in una maniera pressoché perfetta.
L’episodio, come i precedenti, è incentrato sulla figura di Will Reeves, nonno di Angela Abar, vero motore della storia di questa stagione rivelatosi esserne anche il protagonista. Attraverso la sua triste storia, con una serie di giochi e di rimandi, si è inondati letteralmente da chiavi di lettura differenti che fanno riferimento a tematiche tra loro anche molto di distanti ma che, in qualche modo, Lindelof (e anche Alan Moore prima di lui) riescono a collegare in maniera organica.
La tematica del razzismo porta con sé una serie di sentimenti che ben sposano le motivazioni e le azioni di tanti giustizieri mascherati: il rancore covato verso una classe dominante foriera di ingiustizie (neri segregati e bianchi crudeli); la rivalsa legata all’oppressione e quindi alla necessità di poter essere liberi (il cappio che acquisisce una doppia funzione, minaccia e monito futuro); la libertà legata alla realizzazione della propria vera natura (combattere l’ingiustizia ed essere alla pari degli altri anche con una sessualità ambigua); l’utilizzo del costume, della maschera per nascondersi e allo stesso tempo essere dominanti (il cappuccio e soprattutto il trucco nel contorno occhi, come ulteriore strato di copertura).
Tramite Angela e il suo trip visivo-esperenziale nei ricordi del nonno, si è partecipi di un viaggio con molti rimandi nella storia presente, sia funzionale (nel percorso di vita dalla stessa nipote) sia contemporaneo nel mondo reale (il rapporto col passato tramite le pillole Nostalgia, bandite per cancellare la tendenza delle persone a rimanere aggrappate ai propri ricordi senza permettere un proprio percorso evolutivo, ma anche i cimeli che si conservano per ricordare le proprie radici).
Su tutto, poi, emerge la necessità di ogni singola persona di raccontare la propria versione della storia e trovare in essa tutte le giustificazioni, tendenzialmente assolutorie, per tutte le azioni riprovevoli che si compiono in nome di una visione sempre distorta della realtà.
Si potrebbe stare per ore a parlare di quanti chiavi di lettura Lindelof introduca e mostri in un episodio che utilizza l’effetto bianco e nero proprio per confermare una visione moralista della realtà tutta nella mente di Will e di come Angela, al contrario, ne sia totalmente sopraffatta e per cui nutre sentimenti contrastanti. C’è la musica, sempre declinata e distorta, seguendo le fasi del racconto. C’è la regia, piena di falsi piani sequenza che mischiano significato e significante. Insomma, non si può non plaudere quanto si sta facendo, omaggiando un’opera importante e allo stesso tempo arricchendola ulteriormente.
Impossibile non sottolineare poi la citazione-omaggio al primo supereroe nel mondo reale, Superman, perfetto contraltare della storia di Will ma con fortune diverse. Tutto ha perfettamente senso e dimostra come Lindelof ami il materiale originale. Del resto, l’amore rimane il sentimento alla base delle motivazioni di ogni personaggio, declinato ovviamente con modalità e scopi diversi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sembrerà banale ma qui tutto è meraviglioso
  • Purtroppo tutto avrà una fine

 

Non può che essere un giudizio massimo quello di questo episodio. Siamo tutti contagiati dallo splendore che questa serie ci regala e non attendiamo altro che il prossimo episodio per essere di nuovo rapiti e coinvolti.

 

Little Fear of Lightning 1×05 0.75 milioni – 0.2 rating
This Extraordinary Being 1×06 0.62 milioni – 0.2 rating

 

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Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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