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Raised By Wolves 1×06 – Lost ParadiseTEMPO DI LETTURA 5 min

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La prima metà della prima stagione di Raised By Wolves (è di questi giorni la notizia del rinnovo) è passata e non si può fare a meno di vederla come un gigantesco prologo a qualcosa che solo con “Lost Paradise” inizia finalmente a smuoversi. Finalmente nel sesto episodio si verificano alcuni eventi dal grande impatto, che rompono i fragili equilibri tra le due fazioni opposte su Kepler-22 e fanno sperare in un definitivo decollo della narrazione. Sia chiaro, nemmeno questa volta Raised By Wolves si velocizza e assume un ritmo più spedito, anzi: la dilatazione dei tempi narrativi e la ridondanza di alcune scene che ribadiscono per l’ennesima volta concetti già sviscerati (come la questione della gravidanza di Tempest) non mancano; semplicemente, non impediscono che la trama subisca una vigorosa scrollata.
Continua l’approfondimento della complessa psicologia di Madre, che ormai è tutto fuorché un androide privo di anima e di sentimenti. Il suo sempre maggiore attaccamento ai ricordi sfocia in una vera e propria dipendenza, il passato diventa una droga e le sempre più numerose visite alla macchina che le permette di esplorare le proprie memorie le fanno inevitabilmente perdere di vista la missione principale, sicché la sopravvivenza dei ragazzi grava sempre più sulle spalle di Padre. Peccato che l’idea di un androide “nostalgico” sfoci in una evitabilissima storia d’amore tra macchina e umano che a sua volta dà vita a una delle scene più pacchiane viste negli ultimi tempi: un amplesso onirico in cui il creatore Campion e Madre volteggiano in aria, per poi essere ricoperti da una pioggia biancastra, presumibilmente una metafora dell’eiaculazione maschile. Ora è chiaro che gli androidi non sognano pecore elettriche, ma bukkake dal cielo. Un po’ meno chiaro resta il perché Madre abbia sviluppato tali sentimenti: era previsto da Campion che si “evolvesse” in quel modo? E’ un malfunzionamento? E’ il risultato del contatto prolungato con gli esseri umani?
Per fortuna, la dipendenza di Madre dalla macchina che le fa rivivere i sogni serve anche a isolarla dalla comunità che dovrebbe proteggere, permettendo ai Mitraici di mettere a segno un attacco vincente. Ma prima c’è spazio per approfondire le dinamiche interne alla comunità dei ragazzi, due in particolare. Innanzitutto c’è la nascente rivalità tra Paul e Campion: quest’ultimo è cresciuto trattato sempre come un individuo speciale, vuoi per la programmazione dei due androidi, vuoi perché era l’unico sopravvissuto della “cucciolata”, ma l’entrata in scena di Paul ha messo in dubbio questo suo status privilegiato. La scena della risoluzione del puzzle è costruita alla perfezione, grazie anche alla recitazione dei giovanissimi interpreti: Campion osserva tracotante l’altro bambino, lo sbeffeggia offrendogli un indizio, gongola all’idea che ci metterà più tempo di lui a trovare la soluzione; ma quando l’altro delude le sue aspettative, ha una reazione fin troppo infantile persino per un ragazzino come lui. Ed è solo l’inizio, perché non ci vuole molto prima che la gelosia e la rabbia portino alla violenza fisica. Campion, il bambino “perfetto” battezzato con il nome del geniale inventore e plasmato dall’educazione atea, si rivela solo un bimbetto viziato e irascibile.
Molto interessante è anche il percorso interiore di Padre, che di fronte alle difficoltà della missione comincia a interrogarsi seriamente sulla propria utilità e sulla propria capacità di tenere il passo con Madre nella difesa dei bambini. Se l’umanizzazione di questa si è manifestata attraverso ossessioni materne e desideri sessuali, Padre sta diventando sempre più “umano” agli occhi degli spettatori grazie ai dubbi e alle titubanze di cui è vittima e che, in teoria, in una macchina senziente non dovrebbero verificarsi. A questo punto si spera che non sia stato realmente tolto di mezzo dai Mitraici e che in qualche modo tornerà operativo (del resto è già successo): il suo personaggio potrebbe dare ancora molte soddisfazioni, e sicuramente ha ancora tante barzellette e freddure nel proprio database con cui deliziare gli spettatori.
L’attacco dei Mitraici, condotto su due fronti approfittando della separazione degli androidi, costituisce il vero punto di svolta dell’episodio e forse dell’intera stagione: alla già citata eliminazione (definitiva o momentanea, chissà) di Padre si aggiunge la sconfitta di Madre, resa possibile da Marcus giocando d’astuzia e arrivando, molto cinicamente, a usare Paul come strumento per il piano. Si aprono scenari interessanti, soprattutto per Campion, che ha già mostrato “inclinazioni” verso la dimensione spirituale (in questa puntata si dice addirittura convinto che ogni cosa abbia un’anima, anche i robot) e che potrebbe quindi trovare terreno fertile nell’ambiente dei Mitraici. Resta da capire cosa ne sarà di Madre e Padre, nonché in cosa consiste precisamente l’elemento “soprannaturale” della serie: voci, visioni, fantasmi fanno ormai parte dell’ambientazione di Raised By Wolves tanto quanto i viaggi nello spazio e le intelligenze artificiali, facendo scivolare sempre più la serie verso una forma ibrida, sci-fi ma anche fantasy. Sperando che ciò non dia vita a qualche pasticcio.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La gelosia di Campion, che non è più tanto speciale
  • La fragilità di Padre
  • La sconfitta degli androidi da parte dei Mitraici
  • La commistione tra fantascienza e sovrannaturale è piena di potenzialità
  • La trama amorosa di Madre
  • L’amplesso onirico dalla messa in scena molto discutibile
  • Soliti tempi morti e scene ridondanti

 

Raised By Wolves continua a sfoggiare grandi pregi, soprattutto tecnici e recitativi, ma anche i soliti difetti. Per fortuna la trama sembra aver ricevuto un deciso scossone. Non è da escludere che il prosieguo torni a temporeggiare e a girare intorno ai soliti temi, ma sarebbe un vero spreco, proprio adesso che la serie potrebbe decollare.

 

Marco Daniele

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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