Continua il periodo d’oro per le serie tv coreane sulla piattaforma streaming più conosciuta al mondo (Netflix).
Questa volta, però, non bisogna aspettarsi un nuovo Squid Game o l’ennesima rom-com mascherata sotto i più vari generi cinematografici.
Il prodotto in questione è un po’ più ricercato, sia nella forma che nel contenuto, e rappresenta una bella sfida per lo spettatore. Soprattutto se arriva in un periodo non certo favorevole per le nuove uscite come quello estivo, dove magari ad emergere sono i prodotti più leggeri o le seconde/terze stagioni.
Mercy For None è un bel noir nudo e crudo, dove tutti i cliché del genere si mescolano al cinema di arti marziali in un’esplosione di violenza ed esistenzialismo che non si vedeva da tempo neanche nei più blasonati prodotti americani o europei dello stesso genere.
REVENGE-MOVIE IN SALSA COREANA
Tratto dal fortunato webtoon Gwang-jang (anche tradotto come “Plaza Wars” in lingua occidentale), Mercy For None vede come protagonista Nam Gi-jun (So Ji-seob), ex-gangster al soldo di una famiglia mafiosa, famoso per essere il “risolutore” delle dispute fra questa e un’altra famiglia rivale, risolte con dei “duelli” a mani nude in piazza (da qui il titolo del webtoon).
Costretto a ritirarsi dopo una non-meglio-precisata azione disonorevole, decide di tornare in azione per vendicare la morte del fratello Gi-seok (Lee Beom-su), anche lui gangster, rimasto incastrato in una faida fra le due principali gang di Seoul (i Joowoon e i Bongsan).
Quello che ne segue è una discesa costante, da parte di Nam Gi-jun, verso l’abisso di un mondo underground composto da grandi e piccole gang rivali esclusivamente maschili (non c’è traccia di un’interprete femminile in questo show). E dove a dominare è la violenza, verbale ma soprattutto fisica. Un’indagine personale che mescola noir e cinema di arti marziali svolto nel sottobosco urbano di Seoul, mai così claustrofobica e soffocante come in questo caso.
REGIA E INTERPRETAZIONI
Tutto questo giocato con un’estetica decisamente “minimalista” in cui sono soprattutto i campi e controcampi a farla da padrone. Questo episodio pilota, in particolare, è molto dialogico, come si confà ad una puntata il cui scopo è soprattutto quello di presentare i personaggi principali.
Il che potrebbe portare, forse, ad una sonnolenza iniziale per lo spettatore. Per fortuna il tutto è intervallato da una regia decisamente ricercata (stupenda l’introduzione iniziale in bianco e nero) e da coreografie marziali che mettono i vari co-protagonisti in una condizione di “uno contro tutti”, accrescendo così la tensione e la suspense per la loro sorte.
Sono soprattutto le interpretazioni del cast ad emergere in questa prima puntata. E si tratta di un cast decisamente fortunato, dal momento che vengono messi in campo dei veri e propri caratteristi del genere con delle “facce da gangster” tali da incutere timore anche quando non hanno battute. A spiccare maggiormente è il protagonista, interpretato da un ottimo So Ji-seob, con volto e espressione perennemente seria e malinconica, ideali per l’occasione.
CONCLUSIONI
Mercy For None è decisamente una serie adatta per gli amanti del genere noir e di arti marziali. Non mancano i vari cliché del caso, comunque “stemperati” dal miscuglio con altri sotto-generi come il revenge-movie e il thriller.
La violenza vera e propria è poca in realtà (rispetto al minutaggio complessivo), almeno in questo primo episodio. Tuttavia, quando la violenza c’è, esplode in tutta la sua ferocia non lesinando il sangue e soprattutto le ferite sia fisiche che “spirituali”. In particolare è molto ben strutturata la scena finale con lo scontro nella sala giochi e il cliffhanger che getta una nuova luce sulla morte di Gi-seok.
Si tratta di un prodotto di nicchia, per gli standard di Netflix, e magari non adatto per la stagione estiva, ma Mercy For None merita certamente una visione per la sua estetica raffinata e il suo brutale esistenzialismo.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Dalla Corea del Sud con furore Netflix sforna una nuova miniserie noir che mescola esistenzialismo, lotta fra gang rivali e scene di arti marziali con pressoché qualsiasi oggetto si trovi a disposizione. Quando uccidono il fratello, l’ex gangster Nam Gi-jun (Su Ji-seob) torna, dopo anni d’inattività, a lavorare per la sua “famiglia” per scoprire il colpevole della sua morte. E, da quel momento, non c’è veramente più “pietà per nessuno”.
