The Rememberer: “It is so funny that you are saying that, because…the only mind I trust to write it is my own. If Taylor Sheridan doesn’t need a writers’room, neither do I.”
Emma: “Please tell me you still say it.”
The Rememberer: “Justice never forgets.”
Con il secondo episodio della seconda stagione, Gen V conferma il percorso intrapreso nel suo debutto: uno spin-off che vuole essere allo stesso tempo fedele al mondo di The Boys e dotato di un’identità propria, capace di affrontare temi di potere, trauma e manipolazione in un contesto accademico e giovanile. “Justice Never Forgets” rappresenta un passo intermedio, utile a consolidare le linee narrative principali e a introdurre nuovi misteri, pur senza offrire momenti realmente dirompenti.
LA GESTIONE DELLE ASSENZE E LA RISCRITTURA NARRATIVA
Il primo elemento che emerge riguarda le conseguenze produttive della scomparsa di Chance Perdomo, interprete di Andre. La serie ha dovuto riorientare la propria scrittura e il risultato si percepisce in più momenti, in particolare nella sequenza dell’archivio: l’interazione fra Emma e Polarity appare come un sostituto di ciò che, con ogni probabilità, sarebbe stato un confronto tra Emma e Andre. È un passaggio che evidenzia la difficoltà, inevitabile ma tangibile, di mantenere coerenza narrativa dopo una riscrittura forzata.
Similmente, la sopravvivenza di Cate non sorprende. La sua permanenza all’interno della trama era, di fatto, prevedibile: lo show non avrebbe potuto permettersi la perdita di un altro personaggio centrale. Questo riduce l’impatto emotivo della sua condizione clinica, trasformando un potenziale colpo di scena in un semplice punto di continuità.
CREDIBILITÀ E SOSPENSIONE DELL’INCREDULITÀ
Il rientro di Marie alla God U rappresenta un altro nodo critico. A livello realistico, appare improbabile che una figura tanto controversa rientri nell’istituto senza conseguenze. Tuttavia, se osservato attraverso la lente della logica politica di Vought, il passaggio acquista senso: la compagnia non ha interesse ad alimentare ulteriori scandali, né a delegittimare una giovane supereroina in un contesto in cui gli umani vengono ormai percepiti come la vera minaccia. È dunque un’operazione di damage control che, pur richiedendo allo spettatore una certa sospensione dell’incredulità, risulta coerente con le strategie di manipolazione già note all’interno dell’universo narrativo.
La presenza di Homelander, Starlight e ora The Deep si inserisce in una logica di fan service funzionale ma superficiale. Questi cameo contribuiscono a mantenere un legame diretto con la serie madre, ma non incidono realmente sullo sviluppo narrativo di Gen V. Sono intermezzi che soddisfano il pubblico più affezionato, senza tuttavia arricchire in modo sostanziale la trama o i personaggi. Esemplificativo in tal senso il cameo di The Deep in questo episodio, circoscritto ad una sequenza minimamente collaterale alla trama principale e che vede coinvolti personaggi più che secondari (fatta eccezione per Sam).
IL PESO DEL FINALE DELLA PRIMA STAGIONE
Un aspetto problematico riguarda la gestione delle conseguenze del primo finale. L’epilogo della scorsa stagione lasciava presagire un cambio di rotta radicale; tuttavia, già nel giro di un episodio, la tensione accumulata sembra dissolta. L’effetto è quello di un climax retroattivamente indebolito, quasi cancellato. L’assenza di un vero “aftershock” priva la nuova stagione di quella continuità emotiva che avrebbe potuto renderla più incisiva.
Nonostante queste criticità, l’episodio conserva elementi degni di nota. La rappresentazione del lutto per Andre (altro elemento di continuità con il precedente episodio), pur rapida, riesce a offrire momenti di autenticità emotiva, soprattutto nel dialogo tra Jordan e Marie. Emma, dal canto suo, emerge come figura fragile, schiacciata da ansia e sospetti: una caratterizzazione che, se ben sviluppata, potrebbe arricchire le dinamiche interne al gruppo.
Il mistero del Progetto Odessa, ancora avvolto nell’ombra, rappresenta l’innesto narrativo più promettente. L’idea di un segreto che lega il passato di Marie a un progetto governativo o corporativo di ampio respiro apre la strada a sviluppi di potenziale rilievo. È questo il filo che, se gestito con decisione, potrebbe restituire alla stagione il mordente che finora è mancato. E, magari, riuscire ad essere narrativamente accattivante anche in vista dell’ultima stagione di The Boys.
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
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“Justice Never Forgets” è un episodio di transizione: funzionale, a tratti interessante, ma privo di una reale forza propulsiva. Si alternano sequenze impattanti visivamente e momenti di introspezione credibili a passaggi prevedibili o poco incisivi. La scrittura sembra ancora impegnata a riassestare le pedine più che a imprimere una direzione forte alla stagione.
Nel complesso, il risultato è sufficiente, ma non memorabile. Gen V dimostra di avere ancora margini di crescita e, soprattutto, di dover trovare il coraggio di osare: senza una svolta più decisa, rischia di rimanere un prodotto di contorno, legato all’universo di The Boys più per necessità di marketing che per autentica autonomia narrativa.


