“And then there were none”. In vista del finale di stagione, Dexter: Resurrection si concentra sul garantire un commiato adeguato a uno dei grandi protagonisti dello show originale.
Prendendo in considerazione i personaggi principali mostrati durante il pilot nell’ormai lontanissimo 2006, soltanto due persone sono ancora in vita: Dexter Morgan (ovviamente) e Vince Masuka. Deb Morgan e Maria LaGuerta sono morte da tempo, così come Rita Bennett e James Doakes. In aggiunta al protagonista assoluto dello show e a un apprezzabile comprimario (tornato in un cameo proprio in questo sequel), solo una persona portava avanti l’eredità della squadra omicidi della Polizia Metropolitana di Miami. Si sta parlando, come prevedibile, di Angel Batista. Originariamente detective e poi divenuto capitano, pilastro di una squadra di bowling di successo, Angel ha passato molti anni della propria vita pensando a Dexter come a una persona di assoluta fiducia, come un fratello (l’espressione “Hermano“ sarà stata pronunciata centinaia di volte nel corso delle stagioni). Eppure, il figlio di Harry Morgan non è esattamente qualcuno di cui potersi fidare, anzi. Il Capitano Batista ha realizzato ciò quando oramai era troppo tardi, e il senso di colpa lo ha portato a imbarcarsi in una crociata che non poteva che finire in un modo. Vale a dire con la morte. L’unica consolazione, per gli spettatori di lungo corso, è che a ucciderlo non è stato l’uomo che riteneva essere suo fratello.
LA STANZA DEGLI OMICIDI
Dopo esser stato in grado di uccidere o far arrestare la stragrande maggioranza dei componenti del circolo di Serial Killer di Leon Prater, Dexter si è concentrato sull’ultimo nome nella sua lista, ossia The Ponytail Killer. Uno degli aspetti più interessanti dell’ottavo episodio è la capacità di mostrare Dexter come un essere fallibile, non come un cecchino che ottiene sempre quello che vuole.
Nel corso della stagione, Dexter era finora riuscito a uccidere tutti i serial killer che aveva incontrato. L’imprevisto teatrale di Al, dunque, rappresenta la prima battuta d’arresto. Ciò rimanda alle migliori stagioni dello slow, dove molti dei pericoli che il protagonista doveva affrontare derivavano proprio da alcuni errori commessi.
Inoltre, la scelta di provare a uccidere Vinnie dimostra che – al netto dell’apparente esperienza e razionalità – Dexter fatica ancora a tenere sotto controllo l’oscuro passeggero. L’idea di avere un ospite sul tavolo aveva attivato The Dark Passenger, il quale non poteva dunque accettare di concludere la serata senza un omicidio. Facendo seguito al discorso precedente, la difficoltà a gestire questo genere di appetito contribuisce ancora a mettere in pericolo non solo Dexter, ma anche chi gli sta intorno.
RED E LA SUA FAMIGLIA
Un altro errore che Dexter ha spesso commesso nel corso degli anni è quello di ritenersi sempre più furbo e intelligente di tutti gli altri, inclusi i suoi nemici. Durante la quarta stagione, ad esempio, è stata proprio la sua decisione di avvicinarsi ad Arthur Mitchell che ha causato – in ultima istanza – la morte di Rita.
Similmente, in questo caso Dexter ha pensato di poter nascondere aspetti fondamentali della propria identità a un miliardario del mondo tech con mezzi e risorse pressoché infiniti. Non può sorprendere, dunque, che Leon Prater scopra dell’esistenza di Harrison (anche in questo caso, la scelta di mostrarsi in pubblico con suo figlio dopo la morte di 3 serial killer del gruppo di Prater conferma una malcelata arroganza da parte del protagonista).
Allo stesso modo, era inevitabile che Prater avrebbe prima o poi scoperto che l’uomo con cui è entrato in confidenza non sia affatto Ronald Schmidt. Potrebbe essere imprevedibile il modo in cui ciò è successo – ossia grazie all’ossessione di Batista – ma non il fatto che sarebbe accaduto.
“DEXTER MORGAN… FUCK YOU!”
Negli ultimi momenti della vita del suo ex miglior amico, Dexter ha cercato di trovare l’assoluzione da parte di Batista, precisando di non essere stato lui a uccidere Maria LaGuerta e sua sorella. La risposta di Angel, però, è inequivocabile (e riportata come titolo di questo paragrafo).
Dexter Morgan non è stato l’esecutore materiale di quelle morti (sebbene sia stato lui a staccare il supporto vitale a Debra, quando lei si trovava già in un coma irreversibile), ma il discorso è lo stesso affrontato in precedenza per quanto riguarda l’omicidio di Rita. Se Dexter non fosse stato un serial killer, Oliver Saxon avrebbe sparato a Debra? Maria LaGuerta sarebbe stata uccisa dalla stessa Debra? Assolutamente no.
Quella che cercava Dexter, dunque, era l’ennesima scorciatoia, l’ennesima semi-verità per manipolare le persone che tengono (o tenevano) a lui. Batista aveva ormai capito questo meccanismo e non si è lasciato ingannare. Il suo “Fuck You” finale, qualche istante prima di esalare l’ultimo respiro, non ha lasciato alcun dubbio a Dexter. Angel, il suo miglior amico, è morto ritenendolo colpevole al 100% delle morti di James Doakes, Maria LaGuerta e Debra Morgan. Lui è il macellaio di Bay Harbor, una persona che non merita né rispetto, né perdono.
In vista del finale di stagione, che si concentrerà necessariamente sullo scontro definitivo con Leon Prater, questa conclusione del cerchio ribadisce per l’ennesima volta una verità auto-evidente che si è palesata nel corso delle 10 stagioni: essere vicini a Dexter Morgan porta a una morte (quasi) certa. Che impatto avrà ciò sul rapporto tra Dexter e Harrison? La seconda stagione potrebbe concentrarsi proprio su questo aspetto.
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A un episodio dalla fine, non si possono che tessere nuovamente le lodi di una stagione che ha ridato dignità e prestigio all’universo narrativo di Dexter.


