Film presentato in anteprima alla 76ª Berlinale 
| Una mattina presto, Josephine e suo padre Damien stanno andando al parco per giocare insieme a calcio quando vedono una jogger aggredita sessualmente da uno sconosciuto. Josephine manifesta sempre più spesso scoppi d’ira violenti a scuola e divide i compagni tra amici da proteggere e nemici da cui difendersi. Tra i suoi genitori nasce un conflitto che provoca ulteriore instabilità nella vita di Josephine. Nel tentativo di capire ciò a cui ha assistito e il ruolo che deve avere nella ricerca di giustizia, Josephine inizia a prendere in mano la propria sicurezza e diventa saggia ben oltre la sua giovane età. |
Prima di cominciare la recensione l’invito è quello di leggere la sinossi sovrastante perchè, oltre a essere non spoiler, è necessaria per capire la portata di questo film.
Bisogna partire da un presupposto veramente rilevante: i primi 5 minuti di Josephine non sono per i deboli di cuore perchè assistere ad uno stupro, in pieno giorno, in un parco, il tutto sotto gli occhi di una bambina di 8 anni è un qualcosa di impossibile da digerire. Ed è esattamente così che che la regista e sceneggiatrice Beth de Araújo inizia il suo secondo film di quasi due ore, e lo fa concentrando l’evento chiave nei primissimi minuti perchè quello su cui vuole focalizzarsi è invece l’impatto emotivo e distruttivo che questo evento ha su una bambina di 8 anni di nome Josephine e sulla sua famiglia.
Ed è importante sottolineare come il focus non sia volutamente sulla vittima dello stupro e sia invece su chi assiste allo stupro, generando un trauma enorme a livello emotivo e comportamentale che si propaga come uno tsunami con il passare del tempo.
While the film is fictional, the story is factual.
È così che la regista e sceneggiatrice Beth de Araújo ha definito Josephine nell’incontro con i giornalisti post-proiezione alla Berlinale: il film potrà anche essere una finzione ma la storia è in realtà basata su dei fatti realmente accaduti che, come afferma de Araújo, sono quelli vissuti da lei stessa quando era piccola. Quando era “Josephine”.
Si tratta quindi di quella che poteva essere in realtà “un’opera prima” della regista ma che si è trasformata in realtà in una ricerca meticolosa del modo migliore per raccontare questa tematica che è durata circa 12 anni, perchè questo è il tempo impiegato per creare Josephine tra analisi psicologiche, resa del processo in aula e della fase investigativa. E il risultato è sotto gli occhi di tutti a livello di intensità e anche di realismo perchè l’umanità con cui viene raccontato il tutto, combinata con l’accuratezza e le limitazioni legislative, trasuda in ogni singola scena, colpendo lo spettatore allo stomaco a più riprese.
Per de Araújo la storia è personale ma è anche il taglio che dà alla pellicola ad essere molto intimo perchè è tutto visto dalla prospettiva della piccola Josephine. Si passa dalla prima scena che è letteralmente in prima persona (scelta che si apprezzerà solo in seguito quando si digerirà la pellicola) a diversi primi piani di Josephine in cui la sua immaginazione prende vita con lo stupratore che diventa una figura onnipresente nel quotidiano, come un mostro cattivo che non si può evitare. E tutta la regia è poi elevata anche da un paio di piani-sequenza che colgono lo spettatore impreparato ma non sono messì a caso solo per puro senso estetico ma hanno una chiara motivazione.
If you don’t try, I promise you you will regret it when you’ll be older.
I tre protagonisti non sono ancora stati citati, ovvero i personaggi interpretati da Channing Tatum (l’ultima volta visto come Gambit in Deadpool & Wolverine), Gemma Chan (Eternals, The Creator) e Mason Reeves, che è alla sua prima prova da attrice. Sono tutti impeccabili ed estremamente empatizzabili sia nella loro interpretazione come genitori, sia nella loro interpretazione come coppia che come famiglia. Ci sono delle dinamiche piuttosto semplici e allo stesso tempo complesse che bisogna considerare e che sono rese magnificamente ed in maniera estremamente realistica da tutti e tre. Una performance che non può in alcun modo andare dimenticata, soprattutto per Tatum e Reeves.
Un film impeccabile sotto ogni punto di vista. Semplicemente un capolavoro.
| TITOLO ORIGINALE: Josephine REGIA: Beth de Araújo SCENEGGIATURA: Beth de Araújo INTERPRETI: Channing Tatum, Gemma Chan, Mason Reeves, Philip Ettinger, Syra McCarthy DISTRIBUZIONE: Cinema DURATA: 119′ ORIGINE: USA, 2025 DATA DI USCITA: presentato in anteprima alla 76ª Berlinale |



