
Due episodi che segnano il vero giro di boa della stagione e chiariscono finalmente la direzione del racconto: The Madison non vuole inseguire Yellowstone, ma raccontare il lutto, il radicamento e la lenta costruzione di un nuovo equilibrio.
Il terzo e quarto episodio di The Madison segnano il vero giro di boa della stagione, anche banalmente per una questione numerica, visto che gli episodi totali sono sei.
Ed è proprio arrivati a questo punto che diventa molto più chiara la direzione in cui Taylor Sheridan sta indirizzando questa prima annata.
Il funerale di Preston e Paul deve ancora essere celebrato, e quindi la sensazione è che l’intera stagione sia stata costruita quasi esclusivamente attorno a questo tempo sospeso.
Un tempo di attesa, di assestamento e soprattutto di progressiva accettazione della morte del patriarca.
Sheridan sembra voler raccontare proprio questo: non l’evento traumatico in sé, ma tutto ciò che accade dopo, quando una famiglia deve trovare un nuovo assetto e provare a capire se esista ancora un centro attorno a cui riorganizzarsi.
E quel centro, stando a quanto continua a ripetere Stacy Clyburn, sembra destinato a essere proprio lì, sulle rive del Madison.
È una direzione molto precisa, molto diversa da quella più esplosiva e violenta che in tanti associano automaticamente al nome di Sheridan, ed è anche una direzione che, almeno in questi due episodi, inizia finalmente a mostrare con più chiarezza il proprio senso.
IL LUTTO DIVENTA UNA SCUSA PER METTERE RADICI
Il punto più interessante di questi due episodi è che The Madison smette quasi del tutto di sembrare una serie in attesa di cominciare e inizia invece a far capire quale sia davvero il suo progetto.
La morte di Preston non è solo una ferita da elaborare, ma anche il pretesto narrativo con cui Sheridan sta cercando di ridefinire la geografia affettiva della famiglia.
Stacy, interpretata da Michelle Pfeiffer, continua a ripetere in maniera quasi ossessiva che il nuovo status quo dovrà nascere lì, in Montana.
Ed è evidente che la serie stia lavorando per far sì che questo desiderio non resti solo una dichiarazione di intenti.
Il personaggio su cui questo processo è più visibile è Abigail.
Se da un lato le figlie e le nipoti vorrebbero semplicemente tornare al comfort della loro costosissima routine newyorkese, dall’altro Sheridan lavora con insistenza proprio sulla possibilità che almeno una parte della famiglia finisca per restare.
Ed è qui che entra in gioco la non troppo improvvisa storyline sentimentale di Abigail.
Non troppo improvvisa perché già nel terzo episodio si percepisce chiaramente che la donna sia alla ricerca di qualcosa, prima nel vicino di casa e poi nel poliziotto.
La serie non lo nasconde nemmeno troppo.
Anzi, costruisce questa traiettoria in maniera abbastanza lineare, proprio perché il suo scopo sembra essere quello di legare a doppia mandata Abigail al posto.
È una scelta che funziona abbastanza bene, sia perché è coerente con la psicologia del personaggio, sia perché consente di dare ad Abigail uno scopo preciso in questo periodo di permanenza forzata in Montana.
E in un racconto così sospeso, avere uno scopo narrativo concreto per ogni personaggio è fondamentale.
METÀ FAMIGLIA FUNZIONA, L’ALTRA METÀ RESTA IN ATTESA
Se però la direzione di Abigail e della madre Stacy è piuttosto chiara, non si può dire lo stesso per l’altra metà della famiglia.
Paige e suo marito Russell, al momento, sembrano personaggi messi lì soprattutto per occupare lo spazio del lutto senza però portare davvero peso drammatico.
Sono in attesa di tornare a casa, non sembrano soffrire più di tanto la perdita del patriarca, che è morto letteralmente da pochissimo, e si limitano a riempire il tempo con appuntamenti romantici, passeggiate e dialoghi che non lasciano molto.
È qui che The Madison mostra uno dei suoi limiti più evidenti. Sheridan fa un lavoro discreto con metà della famiglia, ma non riesce ancora a dare la stessa profondità all’altra metà. Certo, si può anche dire che Paige e Russell siano personaggi più secondari e che quindi abbiano inevitabilmente meno spazio.
Però il problema non è solo quantitativo, è che, anche quando sono in scena, sembrano avere pochissimo da dire. E in una serie così basata sulle dinamiche relazionali e sul dolore trattenuto, questa mancanza pesa parecchio.
Perché se una parte del nucleo familiare è chiaramente orientata verso il futuro e verso una possibile permanenza, l’altra appare semplicemente parcheggiata in attesa che la trama la richiami davvero in causa.
Il risultato è che i due episodi scorrono bene, ma lo fanno in maniera un po’ sbilanciata.
E questo squilibrio si sente.
MENO YELLOWSTONE, PIÙ RIFLESSIONE: ED È UNA SCELTA CHE PREMIA
Chi si aspettava un livello di violenza in stile Yellowstone dovrà decisamente ridimensionare le proprie aspettative.
La lite a suon di schiaffi tra sorelle è forse il momento più apertamente conflittuale di questi due episodi, e basta già questo per capire quanto The Madison voglia tenersi lontana da quel tipo di linguaggio.
Ma non è necessariamente un male.
Anzi, è probabilmente una delle scelte più interessanti compiute da Sheridan.
Qui non c’è la volontà di scioccare, di alzare continuamente il livello del confronto fisico o di costruire la tensione sulla minaccia costante.
C’è invece un approccio molto più compassato e riflessivo, che punta tutto sul lutto, sullo sradicamento e sulla possibilità che il paesaggio del Montana diventi una forma di cura, o quantomeno di riorganizzazione dell’identità familiare.
Ed è proprio questo a rendere il terzo e il quarto episodio più solidi di quanto potesse sembrare all’inizio.
Perché una volta accettato che The Madison non vuole essere Yellowstone con un altro nome, diventa più facile apprezzarne il ritmo più lento, la sua malinconia di fondo e anche la volontà di lavorare sulle crepe emotive più che sui colpi di scena.
Non tutto funziona ancora allo stesso modo, e alcuni personaggi restano troppo in superficie.
Però la direzione adesso è chiara.
E questa chiarezza, a metà stagione, era esattamente ciò di cui la serie aveva bisogno.
Per chi arriva dal pilot di The Madison 1×01-1×02, la differenza di tono e di intenzione qui è ormai evidente.
THUMBS UP 👍
- La direzione della stagione è finalmente chiara
- Michelle Pfeiffer continua a dare peso e centralità a Stacy
- La storyline di Abigail è coerente e utile al radicamento in Montana
- Sheridan sceglie una via più riflessiva e meno derivativa rispetto a Yellowstone
THUMBS DOWN 👎
- Paige e Russell restano personaggi troppo vuoti e marginali
- Metà famiglia sembra ancora parcheggiata in attesa di una vera funzione narrativa
- Il lutto non pesa allo stesso modo su tutti i personaggi, e si vede
METÀ FAMIGLIA FUNZIONA, L’ALTRA METÀ RESTA IN ATTESA





