
Il ritorno di Sunfyre riaccende la Danza dei Draghi e prepara il terreno al finale di stagione.
A meno un episodio dal finale di stagione, in House Of The Dragon finalmente scendono in campo i draghi. Forse si poteva immaginare il loro arrivo, date le temperature infuocate degli ultimi tempi, eppure, sin dalla season premiere, gli episodi si erano concentrati maggiormente su lotte di potere prettamente più personali, dove la violenza della guerra era finita in secondo piano.
Come sottolineato nelle apposite recensioni, i primi due episodi si sono distinti per una qualità elevata della narrazione, dove nonostante l’assenza di “fuoco e sangue” la storia è riuscita a progredire in maniera soddisfacente. Le puntate centrali della stagione, però, hanno presto preso la via dell’attendismo, con personaggi e situazioni stagnanti e, soprattutto, una Rhaenyra che non ha mai preso in mano la situazione, restando bloccata in un loop fin troppo pedante.
C’era dunque da aspettarsi che il finale di stagione regalasse una “svegliata” alla storia, anche se forse questa arriva da fonti più inaspettate.
IL RISVEGLIO DEL DRAGO
La parte più sorprendente dell’episodio riguarda senza dubbio Aegon. Dopo settimane trascorse ai margini della storia, il personaggio torna improvvisamente al centro della scena proprio nel momento in cui ormai sembrava avere poche possibilità di emergere.
Aegon resta un personaggio profondamente negativo, ma davanti alla prospettiva della morte propone un inaspettato atto di coraggio che rilancia il suo personaggio. In questo modo acquista ancora più valore il ruolo di Aegon che fino a oggi era sembrato quasi una comparsa nella sua stessa guerra, mentre ora diventa il personaggio che rimette in moto la storia. Allo stesso tempo, il ritorno di Sunfyre rappresenta molto più di un semplice colpo di scena per chiudere la puntata, dando la sensazione che la Danza dei Draghi sia entrata nella sua fase più delicata.
RHAENYRA E L’OMBRA DELLA MAD QUEEN
Se Aegon ritrova sé stesso, Rhaenyra continua invece un percorso diametralmente opposto. Non perché stia diventando improvvisamente una tiranna, ma perché il peso della corona inizia lentamente a trasformarla.
Dopotutto, Alicent l’aveva avvertita qualche episodio fa. Rhaenyra si ritrova schiacciata da problemi che sembrano moltiplicarsi, mentre nulla procede come previsto e la regina è in una costante ricerca di amore e approvazione da parte di un popolo a cui, a conti fatti, non sta ancora dando niente.
Ed è proprio questa crescente sensazione di isolamento a renderla più dura, meno paziente e decisamente meno comprensiva rispetto al solito.
Parlare di “Mad Queen” è ovviamente fuori luogo, ma il fascino della scrittura sta proprio nel non avere fretta. La trasformazione di Rhaenyra procede per piccoli dettagli, attraverso decisioni sempre più impulsive e un carattere che lentamente perde empatia senza che lei stessa se ne renda conto. Ed è difficile non pensare al percorso di Daenerys. La differenza però è evidente, dato che qui il cambiamento non nasce all’improvviso per mere (e affrettate) scelte narrative, ma viene costruito gradualmente, lasciando allo spettatore il tempo di comprenderne ogni sfumatura.
A tal proposito, uno degli aspetti più riusciti dell’episodio è il ribaltamento di carattere tra Rhaenyra e Daemon. Da sempre è lei la figura più razionale dei due, mentre lui si lascia trascinare dall’impulsività e dall’ossessione. In questa puntata, invece, le parti sembrano quasi invertirsi. Rhaenyra diventa più rigida nei confronti di chi le sta intorno, mentre Daemon mostra per la prima volta un lato autenticamente umano nel tentativo di proteggere Rhaena. Non è un cambiamento improvviso né definitivo, ma basta a ricordare quanto il personaggio continui a essere uno dei più sfaccettati dell’intera serie.
ALICENT, AEMOND E UN HARRENHAL CHE NON CONVINCE
Più controversa risulta invece tutta la storyline ambientata ad Harrenhal. Il tradimento di Alicent nei confronti del figlio aggiunge ulteriore stratificazione al personaggio mentre il tutto assume un forte valore emotivo.
Il problema, però, è che l’intera permanenza di Aemond ad Harrenhal continua a dare una sensazione di immobilismo. Già nella scorsa stagione era stato Daemon a trascorrere diversi episodi nel castello senza che la trama avanzasse realmente. Quest’anno sembra quasi che il testimone sia passato ad Aemond, relegato in una storyline che continua a promettere grandi sviluppi senza però concretizzarli davvero.
Anche l’avvelenamento, per quanto potente sul piano simbolico, difficilmente avrà conseguenze. La presenza di Alys Rivers lascia infatti intuire che il Aemond sia destinato a sopravvivere, trasformando l’intera vicenda più in uno snodo emotivo che in un vero punto di svolta narrativo.
In conclusione, “The Dragon in Winter” riesce a rimettere finalmente in movimento una stagione che, dopo un ottimo inizio, aveva rischiato di arenarsi. Fondamentale l’arrivo in campo dei draghi, con lo scontro tra Syrax, Caraxes e Sheepstealer che risulta probabilmente la sequenza più importante dell’episodio. Non solo per l’impatto visivo, ma perché ripropone quella sensazione di caos e imprevedibilità che finora era mancata alla storia.
Ora resta soltanto un ultimo episodio per capire se questa accelerazione sarà sufficiente a chiudere la stagione con la stessa forza con cui era iniziata.
THUMBS UP 👍
- Il ritorno di Sunfyre rilancia la storia
- Ottima evoluzione a livello narrativo di Aegon e Rhaenyra
- La battaglia dei draghi
THUMBS DOWN 👎
- La storyline di Harrenhal continua a rallentare il ritmo
- Troppe sottotrame dispersive che restano ancora in bilico






