
Strange New Worlds supera il confine tra sperimentazione e deriva, trasformando l’Enterprise in un improbabile teatro di pupazzi.
Si parla spesso di “salto dello squalo” quando una serie supera quel limite oltre il quale la sospensione dell’incredulità smette di essere una componente del gioco e diventa un alibi per qualsiasi trovata. Star Trek: Strange New Worlds, con “Level Five Transporter Accident”, sembra arrivare esattamente a quel punto.
La sperimentazione sui generi non è certo una novità per la serie. Anzi, è stata fin dall’inizio uno degli elementi più caratteristici della sua identità: commedia, horror, musical, mockumentary e contaminazioni di ogni tipo hanno trovato spazio a bordo della USS Enterprise. Il problema, però, non è sperimentare. Il problema è quando l’esperimento finisce per divorare la serie che dovrebbe contenerlo.
Questa volta il pretesto è un incidente al teletrasporto che trasforma gran parte dell’equipaggio in pupazzi, lasciando Spock alle prese con una situazione che sembra uscita da un programma per bambini più che da una puntata di Star Trek. L’idea, presa isolatamente, può persino strappare un sorriso. Il coinvolgimento della Jim Henson Creature Shop rappresenta inoltre un omaggio evidente a una tradizione importantissima dell’intrattenimento fantastico e televisivo. Ma un omaggio non rende automaticamente funzionale una storia.
“Level Five Transporter Accident” non sembra trovare un equilibrio tra il proprio concept e l’identità di Strange New Worlds. Non si ha la sensazione di assistere a un episodio di Star Trek che utilizza i pupazzi per raccontare qualcosa, bensì a un episodio costruito intorno all’idea di poter finalmente mostrare i personaggi di Star Trek sotto forma di pupazzi. E la differenza è enorme.
STAR TREK O MUPPET TREK?
Il problema diventa ancora più evidente perché la serie, nelle ultime stagioni, ha progressivamente trasformato la propria versatilità in una sorta di gara a chi trova il genere più improbabile da sperimentare. Quando funzionava, la formula era sorprendentemente efficace: “Charades”, per esempio, utilizzava la commedia per scavare nel personaggio di Spock, mentre il mockumentary di “What Is Starfleet?” riusciva persino a interrogarsi sulla natura stessa della Flotta Stellare. In quei casi il genere era uno strumento narrativo, non il punto d’arrivo.
Qui invece la componente dei pupazzi prende il sopravvento su tutto. È simpatica? A tratti sì. È tecnicamente impressionante? Senza dubbio. È un omaggio affettuoso all’immaginario di Jim Henson? Anche questo è evidente. Ma è necessario? No. Ed è soprattutto coerente con il tono che dovrebbe avere Star Trek? È proprio questo il punto più difficile da accettare.
Dopo essersi presa già parecchie libertà, Strange New Worlds sembra ormai convinta che qualsiasi cosa sia lecita purché venga presentata con sufficiente entusiasmo. Ma Star Trek non è soltanto un contenitore nel quale infilare qualunque genere o trovata possibile. È anche un universo narrativo dotato di una precisa identità, e quella identità non può essere considerata un dettaglio secondario ogni volta che gli autori vogliono divertirsi.
Il precedente del musical, già divisivo, appare quasi meno problematico a confronto. Almeno “Subspace Rhapsody” aveva una precisa ambizione: utilizzare il musical per raccontare le emozioni e le tensioni dell’equipaggio, trasformando in numeri musicali ciò che normalmente sarebbe rimasto sottotraccia. Qui il meccanismo sembra molto più semplice: trasformare i protagonisti in pupazzi e vedere cosa succede. È una trovata. Non necessariamente una storia.
IL SOGNO NON SALVA NULLA
A rendere la situazione ancora più imbarazzante è il tentativo di ricondurre tutto alla dimensione del sogno. Una soluzione che dovrebbe permettere alla serie di uscire dall’angolo e contemporaneamente suggerire che ciò che è appena accaduto non debba essere preso troppo sul serio. Peccato che il rimedio finisca per rendere il problema ancora più evidente.
Perché Spock dovrebbe sognare proprio dei pupazzi? Un personaggio costruito attorno alla logica, alla razionalità e al conflitto tra la propria metà Vulcaniana e quella umana può certamente avere sogni assurdi. Ma se si sceglie di mostrare un sogno così specifico, così caotico e così distante dall’universo mentale che normalmente associamo a Spock, allora sarebbe necessario che quella follia avesse un significato narrativo più forte.
Il fatto che persino gli Orioniani riconoscano i pupazzi contribuisce poi a rendere l’intera situazione ancora più surreale, fino a trasformare la sospensione dell’incredulità in una continua richiesta di accettare l’impossibile per il solo gusto della gag. E quando arriva la spiegazione finale, il problema non viene risolto: viene semplicemente archiviato come sogno.
È difficile recensire nel dettaglio un episodio del genere proprio perché il suo concept appare già compromesso in partenza. Non si tratta di discutere se una determinata scena sia riuscita o se una battuta funzioni. Il punto è più radicale: la scelta di fondo sembra sbagliata. E quando la premessa stessa non convince, diventa complicato costruire un’analisi positiva sui suoi singoli elementi.
IL LIMITE È STATO SUPERATO
Il vero peccato è che Strange New Worlds aveva dimostrato di poter sperimentare senza smarrire sé stessa. La sua forza originale risiedeva proprio nella verticalità: ogni episodio poteva cambiare registro, esplorare un’idea diversa e concentrarsi su un personaggio senza sacrificare l’anima di Star Trek. Era una formula che permetteva alla serie di essere moderna senza dimenticare da dove arrivasse.
Con “Level Five Transporter Accident”, invece, la sperimentazione sembra diventata il fine e non più il mezzo. Paramount, Alex Kurtzman e Akiva Goldsman, insieme al gruppo creativo della serie, sembrano aver progressivamente spinto Strange New Worlds verso una libertà tonale sempre maggiore, fino ad arrivare a un punto in cui il marchio Star Trek rischia di diventare soltanto la cornice dentro cui fare qualsiasi altra cosa.
Ed è proprio questo a rendere l’episodio più problematico del semplice “non fa ridere”. Non è una questione di gusti personali nei confronti dei pupazzi, né di nostalgia per una versione più tradizionale della saga. È una questione di identità. Se ogni genere è possibile, ogni tono è ammesso e ogni deviazione può essere giustificata come omaggio o sperimentazione, allora viene inevitabilmente meno ciò che rende riconoscibile la serie.
“Level Five Transporter Accident” potrebbe quindi essere ricordato non come il curioso episodio dei pupazzi, ma come il momento in cui Strange New Worlds ha oltrepassato definitivamente il confine. Dopo il musical, dopo le contaminazioni sempre più spinte e dopo una progressiva perdita di quella verticalità che aveva rappresentato il suo principale punto di forza, questa sembra la dimostrazione definitiva che qualcosa si è spezzato.
Un tempo Star Trek: Strange New Worlds sembrava la serie capace di dimostrare che si poteva ancora fare Star Trek nel XXI secolo senza snaturarlo. Ora rischia di essere diventata la serie che vuole dimostrare che con Star Trek si può fare qualunque cosa. E non è necessariamente la stessa cosa.
THUMBS UP 👍
- L’omaggio alla tradizione di Jim Henson
THUMBS DOWN 👎
- Un concept dei pupazzi completamente fuori tono
- La trovata dei pupazzi prende il sopravvento sulla storia
- La sperimentazione diventa fine a sé stessa
- Il sogno sembra una semplice scorciatoia narrativa
- L’identità di Star Trek finisce in secondo piano






