Sunny DancerTEMPO DI LETTURA 7 min

22/09/2026
Sunny Dancer
Recensione FilmSunny Dancer Sunny Dancer Cinema

Sunny Dancer prova a mescolare teen drama, commedia e malattia, ma trova la sua vera forza solo quando abbandona i cliché e lascia emergere il dramma.

Sinossi

Ivy, diciassettenne reduce da un percorso oncologico, viene iscritta dai genitori a un campo estivo per adolescenti che hanno affrontato la malattia. Quello che per lei è soltanto un “chemo camp” da sopportare diventa progressivamente un’estate fatta di nuove amicizie, prime esperienze sentimentali, piccole trasgressioni e una ritrovata possibilità di sentirsi semplicemente un’adolescente.

Sunny Dancer è il primo lavoro alla regia di George Jaques, ideatore e motore dietro questo titolo presentato a febbraio alla Berlinale, ma arrivato in Italia solo a inizio settembre.
George ha 26 anni e quando ne aveva 15 alla madre venne diagnosticato un tumore al seno al terzo stadio. Dopo una lunga battaglia la madre è sopravvissuta, ma la paura del distacco e di perderla sono state incanalate dal giovane in una vena creativa molto proficua: ha scritto opere teatrali, realizzato corti, recitato e ha dato il là alla sua personale casa di produzione, Athenaeum Productions, fondata nel 2017 e ovviamente tra i produttori del film. E dopo tutto ciò è approdato alla scrittura di sceneggiature cinematografiche e, con Sunny Dancer, anche alla regia.
Il risultato? Decisamente non una buona prima, nonostante l’ambivalenza fra dramma e comicità copra senza troppi affanni l’intera durata del film, non dando mai la percezione di lungaggine quanto piuttosto di una seria mancanza di contenuti.
Sia ben chiaro: come lo stesso George ha sottolineato in una intervista, “how the fuck do you write a comedy about cancer?”.
Il rischio di costruire un lavoro attorno ai cliché del genere è molto alto, così come la possibilità di arrivare a un lavoro finale in stile Red Band Society (o Braccialetti Rossi, restando in territorio italiano). Ecco quindi il desiderio di mescolare il tema a film che il regista ha apprezzato crescendo, come The Breakfast Club, unitamente a una location forse diversa dal solito, i cancer camps.

CLICHÈ, SCELTE DUBBIE E UN TEEN DRAMA CHE NON DECOLLA


Il film vede Ivy (Bella Ramsey), diciassettenne sanguigna, vivere un’estate che non avrebbe mai scelto. Reduce da un percorso oncologico, viene iscritta dai genitori, Karen (Jessica Gunning) e Bob (James Norton), a quello che lei stessa liquida con sarcasmo come “chemo camp“: un campo estivo pensato per adolescenti che hanno affrontato la malattia. Scontrosa, ironica e decisa a farsi notare il meno possibile, Ivy vive l’iniziativa come un’imposizione. Il campo è guidato da Patrick (Neil Patrick Harris), un gestore dai modi teatrali che cerca di tenere insieme un gruppo tutt’altro che docile. Fin dai primi giorni la convivenza forzata scombina i piani della ragazza.
Ella (Ruby Stokes), compagna di stanza e presto complice, le si affianca con un’ironia contagiosa.
Jake (Daniel Quinn-Toye), dallo sguardo chiaro e magnetico, riesce a incrinare la sua corazza.
Tristan, il belloccio che segue le attività sportive, aggiunge ai giorni del campo una discreta dose di distrazione. Tra prove di gruppo, piccole trasgressioni e confidenze notturne, Ivy scopre un’amicizia che non si aspettava e il primo, vero coinvolgimento sentimentale. Quel che doveva essere un periodo da sopportare diventa così una stagione di scoperte, con i suoi entusiasmi e le sue ingenuità.
Le riprese si sono svolte nei pressi di Loch Lomond, in Scozia. Presentato in apertura della sezione Generation 14plus alla 76ª Berlinale (13 febbraio 2026), dove ha concorso per l’Orso di Cristallo, è uscito nel Regno Unito il 14 agosto 2026.
Jaques ha dichiarato di voler fare del cancro l’aspetto meno interessante dei suoi personaggi, tanto da non concedere alla malattia nemmeno una scena in ospedale. È un intento apprezzabile, che però si scontra con un impianto narrativo fin troppo familiare.
La ribelle dal carattere spinoso che si ammorbidisce strada facendo, il coetaneo dallo sguardo cristallino, l’amica scanzonata, il fascino sportivo del bel istruttore: sono figure che il teen drama ha codificato da tempo e che qui raramente sfuggono allo schema, fino all’immancabile svolta sentimentale e alla formazione di coppie che il genere sembra imporre. Anche l’ambientazione del campo oscilla tra commedia e imbarazzo, senza che sia sempre chiaro quanto l’effetto sia cercato.
Parallelamente ai cliché del genere che il regista non è riuscito a evitare, ci sono poi diverse scelte narrative di dubbia utilità, soprattutto se si considera il tema centrale della pellicola.
A far storcere fin da subito il naso è l’intro in stile Grey’s Anatomy con tanto di canzone (“I Don’t Feel Like Dancin” dei Scissor Sisters) che diventa una sorta di leitmotiv per quando Ivy diventa a tutti gli effetti “amica” del resto del gruppo di giovani al campo.
Ci sono poi le sequenze di vita dissoluta, con l’alcool sfruttato come metodo di divertimento, affiancate alla spiegazione del funzionamento di un tampone. Seguendo la lettura del regista e sceneggiatore, è comprensibile che queste determinate scene servano ad “alleggerire” il tema, oltre che a spostare il focus altrove dando spazio al lato prettamente comedy.
Ma l’esecuzione e la collocazione lasciano veramente a desiderare.
E, avendo ben chiaro in mente tutte le scelte lato produzione, il cameo di James Blunt, una manciata di secondi per cantare “You’re Beautiful”, resta totalmente senza senso.

QUANDO IL DRAMMA ARRIVA, SUNNY DANCER FUNZIONA


Sunny Dancer funziona soprattutto quando è il dramma, tuttavia, ad emergere: mentre tutta la narrativa sembra calata in un sogno dove la malattia non sembra essere percepita e mai nominata, la realtà torna a bussare prepotentemente dando spazio a diversi dialoghi e confronti che permettono di apprezzare maggiormente i personaggi, fin lì ridotti a una semplice macchietta comica.
Il lato negativo è che il tutto si concentra in poche, seppur corali, scene e che venga portato in scena dopo quasi un’ora di film. Forse troppo tardi per risollevare una pellicola che fino a quel momento presentava una leggerezza surreale, a tratti banalmente imbarazzante, e nulla più.
Grande assente il rapporto tra Ivy e i genitori, che viene racchiuso brevemente in due confronti, uno a inizio film con il padre e uno nel finale con la madre. L’unica altra figura “adulta”, quella di Patrick, concede un ottimo monologo, ma lì resta circoscritto, non dando possibilità di vera interconnessione tra le trame adolescenziali e quelle adulte, per l’appunto. Un vero peccato, soprattutto perché il tema, come detto, si prestava a questa condivisione narrativa.

GUARDARLO OPPURE NO?


Sunny Dancer non riesce a convincere né per l’approccio al tema, né per la qualità della recitazione, né tantomeno per l’intersezione (di fatto inesistente) tra la sottotrama adulta e quella giovanile. È un film sorprendentemente vuoto sul piano della riflessione e del messaggio: una volta conclusi i suoi 106 minuti, non particolarmente gravosi da affrontare, ciò che rimane è ben poco.
Permangono la commozione e la tristezza suscitate dalle vicende di alcuni personaggi, così come affiora un timido invito a custodire il ricordo di chi perde la propria battaglia. Eppure anche questo spunto finisce per dissolversi nel calderone dei cliché del genere, evidenziando l’incapacità del regista di allontanarsi da una grammatica narrativa ormai ampiamente consolidata.
Non è uno di quei film da sconsigliare apertamente; è piuttosto uno di quei titoli che lasciano la sensazione di aver investito tempo in un’opera incapace di aggiungere qualcosa, di dire qualcosa, o semplicemente di lasciare un segno.

Scheda film
Titolo originaleSunny Dancer
RegiaGeorge Jaques
SceneggiaturaGeorge Jaques
InterpretiBella Ramsey, Daniel Quinn-Toye, Ruby Stokes, Earl Cave, Jasmine Elcock, Conrad Khan, Jessica Gunning, James Norton, Neil Patrick Harris
Distribuzione / PiattaformaCinema
Durata106 minuti
OrigineRegno Unito, 2026
Data di uscita02 settembre 2026
Il giudizio di Recenserie

SLAP THEM ALL

Sunny Dancer ha un’idea interessante e trova nei suoi momenti più drammatici le intuizioni migliori, ma arriva troppo tardi al cuore della propria storia per poter davvero lasciare il segno. Al primo lavoro, sicuramente su un tema non semplice a cui approcciarsi, George Jaques fa un buco nell’acqua. Non enorme, ma grosso quanto basta per raccogliere una insufficienza.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Aldo Longhena

Aldo Longhena è autore di Recenserie conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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