
La tredicesima stagione di American Horror Story trova finalmente una direzione narrativa, intrecciando i destini dei suoi personaggi storici, ma la minaccia di Satana resta prevedibile e poco incisiva.
Dopo “solo” otto episodi, la trama di American Horror Story: 13 sta finalmente acquisendo un senso e una direzione. Con “The Devil Is in the Details” e “The Prodigal Son”, nono e decimo episodio della tredicesima stagione, i destini dei vari personaggi principali presentati finora iniziano a incrociarsi, legandosi tra loro attraverso il diavolo in persona.
COESIONE NARRATIVA
Finalmente si inizia a percepire un senso in quanto mostrato finora, andando oltre l’accozzaglia di situazioni e personaggi storici privi di un legame narrativo che andasse oltre il fan service o il semplice richiamo alle emozioni provate dallo spettatore in passato.
Il diavolo ha tessuto la sua trama d’inganno, arrivando a legare a sé alcuni personaggi, come Ben e Constance, e ponendo come antagoniste le streghe di New Orleans, capitanate da Cordelia e Fiona.
Sembrerebbe quasi da festeggiare l’arrivo della coesione narrativa in questa stagione, senza mettere continuamente lo spettatore nella posizione di chiedersi dove si stia andando.
Rispetto ad alcune stagioni precedenti, nelle quali il “mandare in vacca” accadeva verso gli episodi finali, in questa sembrerebbe che la perdita della bussola narrativa sia stata spostata all’inizio, quasi a capire a tentoni dove la storia avrebbe portato la narrazione e quale sarebbe stato il suo focus.
Un problema che era già emerso nelle recensioni degli episodi 13×04, 13×05 e 13×06, quando le diverse linee narrative sembravano procedere senza trovare un vero punto d’incontro.
POCO DI REALMENTE INTERESSANTE
Ora, che tutto questo sia anche interessante, ce ne passa un po’. Il punto è che la minaccia del dominio di Satana sul mondo è qualcosa di già visto anche all’interno di American Horror Story.
In fondo, tra Coven e, soprattutto, Apocalypse (le principali stagioni di riferimento di questa, insieme a Murder House), la serie ha già esplorato scontri tra streghe e forze del male, con un conflitto estremamente manicheo nel quale si intrecciano atti di tradimento e scelte moralmente discutibili.
Di potenzialmente interessante, qui vengono introdotte non una, ma due figure legate alla discendenza di Satana, che potrebbero dare vita a un altro tipo di conflitto, oltre a quello tra le streghe e il diavolo stesso.
Una delle cose forse più frustranti di tutta questa narrazione è però lo spreco del potenziale di alcuni personaggi che, per quanto non originali di per sé, potevano essere “mossi” in una maniera meno scontata.
Se l’intento era quello di creare una sorta di approccio alla Marvel, allora che lo si faccia realmente. Il che significa mettere a confronto personaggi provenienti da parti diverse e creare interazioni che ne sviluppino ulteriormente la caratterizzazione, anziché ridursi al mero scontro fisico con relative vittorie e sconfitte.
In fondo, il divertimento di avere un universo narrativo integrato sta proprio in questo: mischiare le carte e vedere cosa succede, prendendo una direzione possibilmente nuova e interessante.
Un’occasione che sembra ancora largamente inesplorata, nonostante le possibilità offerte dai personaggi di Murder House, Coven e Hotel e da una stagione che, fin dalle prime puntate, aveva fatto del loro ritorno il proprio principale elemento di richiamo.
La maggiore coesione narrativa rappresenta sicuramente un miglioramento rispetto a quanto visto nelle puntate 13×07 e 13×08, ma trovare finalmente una trama comune non significa necessariamente aver trovato anche una storia interessante.
UNA MINACCIA FINORA SOLO ANNUNCIATA
Un altro aspetto che fatica a emergere è la reale minaccia dell’arrivo di Satana e della sua possibile vittoria nella scommessa fatta con Dio: finora, infatti, non si sono viste reali conseguenze nel mondo.
Anzi, il mondo esterno sembra non esistere. Quasi tutte le azioni si svolgono dentro case isolate. Potrebbe essere una scelta volontaria, magari. Purtroppo, però, questo inficia la componente più horror della serie.
La paura non è al centro del racconto come dovrebbe e lo spettatore ha visto finora soprattutto la parte grottesca delle situazioni, con qualche spruzzata di gore. Quasi tutto si riduce a minacce annunciate a parole e poco altro.
Le morti sembrano non essere mai definitive, sicché la narrazione non compie mai scelte che abbiano un impatto e conseguenze ben definite. Lasciare aperte tutte le porte vuol dire fermarsi perché non si è in grado di scegliere dove andare.
Di nuovo, tutto ciò è un peccato perché la mitologia di American Horror Story, proprio perché sopra le righe, permette di creare situazioni interessanti e stimolanti.
La regia rimane sontuosa e avvolgente, e la maggiore coesione della trama è un passo nella direzione giusta. Ma la prevedibilità del conflitto e la mancanza di conseguenze realmente incisive continuano a rappresentare un limite importante.
Il risultato è quindi una coppia di episodi che migliora la struttura della stagione senza risolverne completamente i problemi, confermando un giudizio ancora interlocutorio in vista degli sviluppi successivi.
THUMBS UP 👍
THUMBS DOWN 👎
POCO DI REALMENTE INTERESSANTE







Vuoi parlare del finale? Segnala gli spoiler all’inizio del commento.