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Biohackers 1×01 – Ankunft – ArrivalTEMPO DI LETTURA 4 min

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Biohackers è la nuova serie tedesca di Netflix, inizialmente prevista in uscita ad aprile e successivamente, a causa del diffondersi del COVID-19, posticipata ad agosto. Una procrastinazione, come si può facilmente dedurre dal titolo della serie, dovuta alla tematica trattata all’interno della serie che avrebbe convinto la stessa Netflix a procedere con la posticipazione. Tuttavia, circoscrivendo questa cosa ovviamente al solo pilot, ben poche sono le scene (giusto l’opening e l’outro dell’episodio, forse) che, in piena esplosione pandemica, avrebbero fatto impazzire il pubblico. Anche perché partendo da questo presupposto decisionale si fatica a capire perché prodotti come Contagion o World War Z siano stati mantenuti nel catalogo (ed ovviamente spesso e volentieri al primo posto tra i titoli del momento durante i mesi “caldi” della pandemia). Un ragionamento che fa acqua da tutte le parti, quindi, e che appare un controsenso. Fatto questo puro e semplice appunto occorre soffermarsi ovviamente su Biohackers, una serie che non si avvicina alle tematiche di Contagion (sopra citato) ma che maschera in un contesto sci-fi una trama con una forte propensione al thriller ed una spruzzata di teen drama che, trattandosi di Netflix, era più che preventivabile.
Mia Akerlund, la giovane protagonista, è una matricola di medicina all’Università Di Friburgo dove il suo obbiettivo non sembra tanto essere circoscritto al puro e semplice campo didattico quanto piuttosto strettamente interconnesso con la professoressa del suo corso di biologia, Tanja Lorenz. Il legame che collega Mia e Tanja è ancora avvolto da una patina di mistero anche se si può facilmente prevedere un risvolto familiare della vicenda. Nei flashback che vengono lentamente introdotti nella puntata molti sono i riferimenti ad una sorta di fratello gemello di Mia (nonostante questa asserisca di essere figlia unica).
La sensazione, specialmente dopo le scene sul finire di puntata in cui Mia riceve i moduli per diventare assistente della Lorenz, è che la ragazza stia cercando di avvicinarsi alla professoressa per smascherarne possibili deprecabili scelte etiche nel campo lavorativo (quello della genetica).
Fatta eccezione per intro ed outro, entrambe le sequenze rivolte alla scena del treno, il resto della puntata si svolge come una sorta di flashback (fatti accaduti due settimane prima la sequenza dell’ipotetico attacco biologico al treno) in cui viene presentato l’arrivo, da qui il titolo dell’episodio, di Mia a Friburgo. L’angolo teen che la serie preserva non si circoscrive alla semplice presentazione delle coinquiline e dei coinquilini (Ole vero mattatore con le sue strampalate idee ed invenzioni), ma si lega a doppio filo con l’intera porzione dedicata al thriller visto e considerato come Mia cerchi di sfruttare in ogni modo il suo ascendente su Jasper per poter carpire informazioni od ottenere favoritismi.
Biohackers, dal punto di vista del marketing, è stato pubblicizzato come collegato a Dark, tuttavia andrebbe fatta una grossa precisazione al riguardo: l’unica cosa che effettivamente lega Dark a Biohackers è la lingua originale (il tedesco). Il fatto che entrambe le produzioni siano state economicamente sostenute dalla società FilmFernsehFond Bayern non significa alcunché e non rappresenta in alcun modo un legame, anche solo strettamente lavorativo, tra i due progetti. Questo solo per appuntare che Biohackers no, non è Dark e non cerca minimamente di scimmiottarlo o di copiarne malamente la narrazione.
La tematica genetica viene presentata esaustivamente e con dovizia di particolari soprattutto da Jasper nel momento in cui presenta il progetto che sta portando avanti insieme a Tanja.

 

Lavoro a un vettore genetico. Un virus modificato in grado di trasportare il DNA nelle cellule umane. Pensa a una cellula malata per colpa di un DNA difettoso a causa di una malattia genetica o simili. Col vettore genetico si può recidere la parte difettosa…e sostituirla con un altro DNA, sano.

 

Nota a margine: regista della serie è Christian Ditter, già apparso nel catalogo Netflix con Girlboss.
Il finale di puntata, con relativo colpo di scena, rimescola le carte e fa pensare (e sperare) che sotto quella patina di teen drama Biohackers abbia ben altro da mostrare al proprio pubblico. E, in fin dei conti, si tratta di un investimento di tempo non eccessivo visto e considerato che ogni puntata (sei totali) si attesta attorno a 35 minuti circa. Un’opportunità la si può concedere sempre a tutti.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Puntata veloce e godibile
  • Tematica genetica interessante
  • Buoni personaggi principali e secondari
  • Possibile thriller di spionaggio medico
  • Intro ed outro del treno
  • Mi chiamo Emma
  • Teen drama, ma era prevedibile
  • Tutto un po’ confuso: la destinazione finale della serie o di cosa esattamente voglia parlare al proprio pubblico ancora si fatica ad inquadrare

 

Un voto dato sulla fiducia e sulla speranza che questa serie non si riveli essere l’ennesimo teen drama di casa Netflix, mascherato abilmente sotto le tinte scifi con cui sembrava essere stato inizialmente concepito.

 

Arrival 1×01 ND milioni – ND rating

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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