Cat’s Eyes 1×01 – TamaraTEMPO DI LETTURA 3 min

28/09/2025
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Sull’onda del successo di Grendizer U, “Mamma” Rai ha deciso di dare fiducia anche a Cat’s Eyes, ovvero la versione live action di Occhi di Gatto. Come si dirà in seguito, non ha sbagliato. All’origine di questa nuova serie tv, di produzione francese e ideata da Michael Catz (nomen omen) c’è sempre il manga di Tsukasa Hōjō. Baciato da enorme successo internazionale, il fumetto è noto ai più per un’altrettanto celebre versione anni ’80 a cartoni animati.
L’ossatura della trama rimane dunque la stessa: tre sorelle rubano opere d’arte. Lo fanno perché vogliono avere  indizi sulla sorte del loro padre, ritenuto morto (ma potrebbe non esserlo). Marchio di fabbrica: i furti avvengono nei modi più spettacolari, sono piccoli prodigi di intelligenza, agilità e organizzazione. C’è solo un piccolo conflitto di interessi, che una delle tre è fidanzata con un poliziotto.

GESTIRE LA TRANSIZIONE


Nel passaggio dal manga – o dall’anime – all’azione in carne ed ossa ci sono alcuni problemi da tenere presenti, anche non piccoli. Il primo è la necessità di dover riportare alla realtà e ai suoi limiti un mondo di illustrazione e animazione dove tutto è possibile.
La serie francese fa questo con intelligenza e gusto. Le giovani ladre, ad esempio, non si esibiscono nelle loro spericolate acrobazie sui tacchi alti, ma usano scarpe da parkour. Il lato fumettoso resta nella rappresentazione dei cattivi, a cominciare da Prudence: killer che somiglia in modo inquietante ad Amanda Lear.
C’è poi da gestire il passaggio fra gli anni ’80 e il 2024. Questo significa eliminare scene dove una delle ladre cerca di sedurre gli uomini mostrando la scollatura, oppure il rendere la più giovane delle tre una fiera combattente (letteralmente) per i diritti LGBTQ+, oltre ad essere una fervente femminista.

J’AI DEUX AMOURS …


Lo spostamento dell’azione dal Giappone a Parigi, se poteva all’inizio creare delle perplessità, si rivela una carta vincente. Infatti la città fornisce quella dimensione di sogno a cui, come si diceva sopra, si è dovuto in parte rinunciare passando al live action. Regia e fotografia hanno fatto tesoro di quanto messo in scena per la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici (in cui purtroppo piovve) e Paralimpici 2024 (graziato, invece, da un meraviglioso tramonto).
Già dall’inizio, con la Tour Eiffel illuminata, Ville Lumière si afferma potentemente come co-protagonista, per poi raddoppiare con Versailles, Louvre e i bateau-mouches. Il legame col Giappone viene mantenuto in omaggi e citazioni: ad esempio, nell’appartamento delle ragazze troneggia il maneki-neko, e al distretto di polizia un manifesto di City Hunter, altra opera di Tsukasa Hōjō. Quello con gli anni ’80 è affidato alla colonna sonora, dove ogni tanto irrompono successi dell’epoca.

SPIRITO DI ADATTAMENTO (DEL TELESPETTATORE)


Un piccolo problema di traduzione e adattamento si presenta anche per il telespettatore, sia che venga dalla visione del cartone animato, sia che venga dalla lettura del manga. I nomi dei personaggi, infatti, nel fumetto sono giapponesi: le sorelle sono Rui, Hitomi e Ai e il fidanzato poliziotto Toshio. Nell’edizione italiana del cartone animato vennero cambiati con nomi inglesi: Kelly, Sheila, Tati e Matthew. Allora, chissà perché, era una pratica consolidata, così come per Holly e Benji/Capitan Tsubasa o Star Blazers/Corazzata Yamato. Un altro piccolo grande segno di come cambiano i tempi.
Questo Cat’s Eyes mantiene i nomi dell’edizione francese, quindi Cylia, Tamara, Alexia e Quentin. Ci vuole un attimo per orientarsi fra le corrispondenze, ma poi per fortuna tutto fila liscio, grazie anche al buon ritmo della narrazione.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Parigi
  • Adattamento dal manga secondo le leggi della realtà
  • I nomi tutti cambiati, ci vuole un attimo per orientarsi

 

Gli interpreti Camille Lou, Costance Labbé, Claire Romain e MB14 non sono molto noti in Italia, ma portano i personaggi sullo schermo con giovanile vivacità e contribuiscono alla buona riuscita. Forse la presenza più nota del cast è Carole Bouquet, nel ruolo della misteriosa Madame Durrieux. Il prodotto risulta godibile per tutti, a patto certamente di non cercare una maniacale adesione alle fonti anni ’80. Tutto sommato, questa serie si rivela una scommessa vinta, già rinnovata per una seconda stagione dato il buon riscontro in Francia.

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Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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