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Cowboy Bebop 1×05 – Darkside TangoTEMPO DI LETTURA 4 min

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Cowboy Bebop 1x05 Arrivati a metà stagione, è ormai palese come il live action di Cowboy Bebop stia tentando di tenere il piede in due scarpe: da una parte rimanere fedeli all’anime, dall’altro introdurre modifiche che possano rendere l’opera più catchy per il pubblico generalista di Netflix. Bisogna essere sinceri: questo adattamento non condivide quasi nulla della poesia dell’originale e vuole rivolgersi alle grandi masse, inanellando stereotipi e robe già viste, battute sboccate e di dubbio gusto (che però piacciono tanto allo spettatore medio) e rivisitazioni di personaggi di cui non si sentiva la necessità.
Al contempo, però, Christopher Yost e il suo team non hanno il coraggio di mettere completamente da parte l’impostazione narrativa dell’anime e continuano a seguire il canovaccio offerto loro da Watanabe, pur piegandolo alle loro esigenze e anticipando questo o quell’evento. Non a caso “Darkside Tango”, pur essendo il quinto episodio, ricalca in buona parte la trama della sedicesima session dell’anime, “Black Dog Serenade”. Il risultato, però, non è dei migliori.

NOIR BEBOP


La parte più riuscita di “Darkside Tango” è sicuramente quella più fedele all’anime, incentrata sul personaggio di Jet Black e sul suo passato. Il personaggio di Jet ha subito diverse modifiche in questo live action, compresa la non felice ed evitabilissima scelta di farne un padre ossessionato dalla ricerca di giocattoli e regali per far colpo sulla figlioletta, ma in questo episodio può finalmente riscattarsi e avvicinarsi il più possibile alla controparte nipponica.
La storyline che lo vede protagonista ruota intorno a Udai Taxim, un pericoloso evaso legato al passato di Jet, e a Fad, vecchio compagno nella polizia col quale Jet deve fare nuovamente squadra per mettere le mani sull’allettante taglia. È l’occasione perfetta per scavare nel passato dell’ex-poliziotto e scoprire qualcosa di più sui motivi per i quali si è ridotto a fare il cacciatore di taglie.
Un altro pregio di questa parte dell’episodio è l’atmosfera noir che vi si respira. L’anime di Cowboy Bebop doveva molta della sua qualità dalla capacità di giocare con i generi narrativi, passando dal western all’hard boiled, dal gangster all’exploitation; il live action ha “appiattito” molto questo aspetto, limitandosi finora a essere una generica serie d’azione, ma con “Darkside Tango” ha l’opportunità di avventurarsi nel territorio del noir e il risultato finale non è disprezzabile. Certo, fa uno strano effetto ritrovarsi in un ambiente che ricorda vagamente la Chicago degli anni ’30 (anche i costumi sembrano usciti da lì) quando la serie è ambientata in un prossimo futuro, ma questa è sempre stata una caratteristica di Cowboy Bebop e, in un certo senso, un suo pregio.

SPIKE E FAYE: LA COPPIA CHE (NON) SCOPPIA


Quello che non funziona, invece, è l’interazione fra Spike e Faye. Non contenti di aver stravolto il carattere dei due personaggi rendendo Spike molto meno carismatico e Faye molto più aggressiva delle loro controparti animate, Yost e compagni hanno deciso che non c’è niente di più divertente che mostrare questa “strana coppia” costretta a collaborare.
Ciò che ne viene fuori, purtroppo, fa pena. Spike e Faye passano tutto il tempo a bisticciare come bambini, prima per la scelta del ricercato da inseguire, poi per dimostrare chi dei due ce l’abbia più grosso abbia catturato il criminale più pericoloso. La Faye dell’anime ha sempre sfoggiato un’aria di superficialità e civetteria (che però nascondevano una personalità ben più profonda e traumatizzata), ma l’interpretazione di Daniella Pineda e la sceneggiatura di Liz Sagal riescono a far apparire il personaggio ancora più frivolo e fatuo.
Irritante, poi, la retorica pseudo-femminista di sottofondo: Spike sottovaluta Faye perché è una donna, ma dovrà ricredersi quando lei dimostrerà di aver messo le mani su un temibile ricercato. L’unica nota positiva è che nei flashback della cattura Faye danzatrice di tango riproduce, almeno in parte, la sensualità del personaggio originale.

VICIOUS E JULIA: MA CHE STATE COMBINANDO?


Veniamo ora al vero scempio del live action: la gestione di Vicious e di Julia. Se nel primo episodio venivano espresse perplessità sull’inserimento così frettoloso del principale villain della serie, andando avanti Vicious si conferma un antagonista tagliato con l’accetta, tanto privo del carisma dell’originale quanto ricco di tratti stereotipati.
Peggio di lui c’è solo Julia: la presenza eterea e sfuggente dell’anime, il fantasma impalpabile che si palesava sulla scena solo nel finale, qui è presenza costante in quanto moglie di Vicious. Già. La moglie. Al momento non è possibile capire il perché di questa deviazione dall’originale, ma basandosi un po’ su quanto visto nell’anime e un po’ sulle sensazioni dell’episodio si può supporre che Yost voglia montare un triangolo amoroso ancora più centrale e importante di quello dell’opera di Watanabe.
È la bellezza dell’animazione giapponese che si piega alle logiche più becere di Hollywood e dell’intrattenimento occidentale. Chissà quale sarà il prossimo passo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La parte dell’episodio incentrata su Jet Black e il suo passato
  • Si intravede un po’ la Faye femme fatale dell’anime nella scena del tango
  • Spike e Faye: una coppia di bambini
  • Vicious ridotto a un cattivo di serie B
  • La gestione del personaggio di Julia

 

“Darkside Tango” conferma le impressioni dei precedenti episodi: l’adattamento Netflix di Cowboy Bebop non vuole semplicemente adattare un’opera giapponese al pubblico occidentale, ma anche fare leva sui peggiori stereotipi e luoghi comuni dell’intrattenimento hollywoodiano. Chi non ha amato l’anime di Watanabe potrebbe continuare a trovarlo un buon prodotto, ma chi ha in mente l’opera originale sarà sicuramente amareggiato dalla piega che stanno prendendo gli eventi.

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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