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Fargo 3×10 – Somebody To LoveTEMPO DI LETTURA 5 min

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Emmit: I am not food!
Varga: No, of course you’re not.

Il tentativo di ribellione di Emmit nei confronti di Varga sembra voler ribaltare, inutilmente, uno status quo che questa terza stagione di Fargo ha creato. Il concetto di preda e predatore è stato più lampante che mai in questo ciclo di episodi, tanto è vero che in più di un’occasione il principale antagonista è stato rappresentato con tutte le caratteristiche della bestia carnivora, assetata di sangue, disposta a tutto pur di sottomettere la preda. Preda che, questa volta, ha trovato una molteplice rappresentazione nel suggestivo e ingenuo paesaggio del Minnesota e nei fratelli Stussy in primis.
Ciò che differenzia la terza stagione dalle altre due è proprio questo gioco di equilibri e di ruoli che si viene a creare. Nella prima e nella seconda stagione lo schema era ben chiaro: dei signor nessuno, per strani casi del fato, si trovavano al centro di omicidi più o meno volontari. L’ingenuità del Minnesota, la semplicità e il calore degli abitanti di questi freddi villaggi costituivano lo scenario tipico di Fargo, anche in linea con il lungometraggio dei fratelli Coen. La presenza di esterni serviva solo a caratterizzare uno scenario più complesso e più grande delle normali vite che venivano sconvolte dai suddetti omicidi. Come dice Gloria Burgle al figlio nelle battute finali di questo episodio: eventi talvolta senza senso. Il fato e il caso hanno sempre governato gli sviluppi.
Con la terza stagione si è deciso di smuovere maggiormente le acque. Non più impiegati di provincia, ma proprietari d’azienda; non più omicidi al centro di tutto ma anche traffici di alta finanza; non più semplici sfondi di bucolici paesini ma centri industriali, quando non grandi città.
Fargo ha allargato l’orizzonte della narrazione, garantendo sempre un tipo di caratterizzazione corale, utile a prendere il racconto da diversi punti di vista. Ciò su cui si punta questa volta, però, non è il movimento di trama determinato da un singolo individuo (o pochi individui) capace di manovrare il caso, tanto da sconvolgere intere organizzazioni. Questa volta sono i semplici individui (Gloria Burgle, Sy Feltz, Ray Stussy, Nikki Swango) ad essere manovrati dal pezzo grosso che arriva in città.
V. M. Varga, al contrario di Lorne Malvo, non è il lupo solitario che silenziosamente attacca le sue prede, bensì il leone che pigramente (comunque tende a farsi notare poco) stermina interi branchi circostanti. Ha alle sue dipendenze un esercito e lo sfrutta per sottomettere tutto ciò che deve sottomettere.
Poste queste considerazioni, lo scenario ben più articolato di questa terza stagione è una diretta conseguenza. Il minutaggio è sempre stato equamente distribuito, durante i precedenti episodi, eppure paradossalmente l’ottimo lavoro svolto su ogni personaggio, con questo finale, ha dato un sapore di occasione sprecata. Al contrario di un Lester Nygard che rubava la scena da solo, è difficile individuare un vero e proprio protagonista in questa stagione, considerando anche lo sdoppiamento fisico del personaggio di Ewan McGregor. L’insieme di ottimi personaggi creati ha dato quindi vita ad un’intera stagione di protagonisti il cui tempo è stato nettamente frazionato.
“Somebody To Love” si pone quindi come regolare e spettacolare sequenza di avvenimenti che deve in qualche modo porre a conclusione le storie di tutti. Sequenze come quella all’interno dell’edificio elevano ulteriormente il linguaggio della serie, aumentando il grado di claustrofobia e la dimensione di degrado urbano che questa terza stagione porta con sé. La strage off-screen, d’altro canto, sembra voler affrettare i tempi, come a ricordare che c’è ancora molto da raccontare.
Una storia in cui la finanza è coinvolta può arrivare a conclusione anche nella maniera più fredda possibile, senza duelli finali in stile far west. Ecco quindi che basta una busta inviata da Nikki Swango all’agente del fisco e l’impero Stussy/Feltz/Varga crolla.
L’impressione generale non è quella di un susseguirsi di eventi correlati l’uno con l’altro, bensì un puro e semplice fatalismo determinato dall’avvento di un deus ex machina come Varga. La 3×10 quindi non presenta eventi che precipitano, bensì conseguenze che si accumulano, dopo 9 episodi precedenti di pura tensione e di una situazione più tesa che mai.
Degna di nota la sequenza finale, a richiamare l’apertura della 3×01, in cui veniva messo in mostra il concetto di verità. A distanza di 5 anni dagli eventi narrati (stacco temporale che arriva ai giorni nostri: un unicum finora in Fargo), Varga fa notare – in una sala per gli interrogatori uguale a quella della premiére – come ciò che sembra vero può essere frutto di una diversa percezione, come il racconto a posteriori possa essere falsato, trasmettendo così un erroneo concetto di ciò che è vero e cosa no. Esattamente come la scritta all’inizio di ogni episodio (“This is a true story…“) sembra indicare. Il finale aperto pone Fargo, e questa terza stagione, a nudo, come puro racconto di una storia, vera o falsa che sia. Quasi come un palcoscenico con delle maschere, ognuna con la sua particolare funzione. Infatti, proprio come nel teatro, sul monologo finale di Varga si spengono le luci.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Spettacolarità generale nella regia e nella fotografia
  • L’evoluzione di Nikki Swango e la fine in stile far west
  • La funzione di Mr. Wrench in questi ultimi episodi
  • Dialogo finale tra Gloria e Varga
  • L’ascensore
  • La morte di Emmit Stussy abbastanza gratuita, se considerato il modo fortuito in cui si salva
  • Episodio molto ordinato, che tira le fila di tutto ciò che si era accumulato prima, perdendo, di conseguenza, un po’ dal punto di vista della sorpresa

 

Il “problema” di Fargo è che durante il suo svolgimento presenta delle perle talmente brillanti che il finale si trasforma in una pratica da sbrigare. Sta al singolo spettatore sapere se preferisce 10 episodi di altissimo livello, oppure una escalation che porti ad un finale travolgente.
Nel frattempo ci si catapulta nell’incertezza più assoluta sul futuro della serie.

 

Aporia 3×09 1.19 milioni – 0.3 rating
Somebody To Love 3×10 1.22 milioni – 0.3 rating

 

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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