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Forever 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 6 min

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Forever 1x01 - Pilot

Era il 4 Marzo 2008 e FOX mandava in onda il pilot di New Amsterdam con un misconosciuto Jaime Lannister Nikolaj Coster-Waldau protagonista, un 400enne detective della omicidi di New York che è stato “vittima” di un incantesimo che lo rende immortale fino a quando non troverà il vero amore. Circa 5 anni prima, nel 2003, Pete Hamill, giornalista del New York Post e del New York Daily News, sforna il romanzo Forever il cui plot è incentrato su un uomo di 360 anni che vive nella Grande Mela e che rimarrà con il dono dell’eterna giovinezza a patto che non esca dall’isola di Manhattan. Vi domanderete perché abbia iniziato la recensione di questo pilot citandovi due plot così simili, ovviamente la risposta è direttamente deducibile dalla domanda: Forever ha una trama decisamente simile, soprattutto al drama della FOX. Premesso il fatto che New Amsterdam, Forever (romanzo) e Forever (serie) non sono i primi e certamente non saranno gli ultimi prodotti basati su un protagonista ultracentenario ed immortale che vive a New York, e sempre premesso il fatto che anche se avessero cambiato location la questione del “plagio” sarebbe rimasta, non vi è alcun dubbio che tutti i titoli citati sino ad ora si siano auto-influenzati andando a pescare elementi vicendevolmente e da altri script noti o ignoti. Chiarito il “fattore scopiazzatura” e tolta la mano dalla coscienza possiamo iniziare la recensione.
Al centro del plot di Forever troviamo il Dottor Henry Morgan, un medico legale che sfrutta il proprio posto di lavoro per studiare la morte e tutte le relative cause al fine di trovare una via di uscita alla sua condizione di essere umano immortale, uno status quo che lui stesso definisce come una maledizione che lo affligge da oltre duecento anni. È doveroso precisare che l’immortalità viene pagata ad un caro prezzo: ritrovarsi nudo nell’Hudson dopo ogni morte e successiva resurrezione.
A prima vista infatti chiunque vorrebbe essere immortale ma, come ci insegnano libri, film e telefilm, la vita eterna porta con sè un grande fardello che è scopribile solo con l’avanzare delle decadi: la solitudine. Questa è infatti una delle tematiche principali del “Pilot” e, scontatamente, lo sarà anche per l’intera serie vista la relativa povertà di elementi su cui può vertere un telefilm con questo background. La scelta di focalizzarsi su questo lato della storia permette un primo leggero distacco dai già citati New Amsterdam e dall’omonimo Forever, perchè il tema della solitudine è un ottima base iniziale su cui si può spaziare abbondantemente senza risultare monotoni ed al contempo offre la possibilità, non troppo recondita, di espandere il proprio universo narrativo con nuovi character a supporto qualora ce ne fosse bisogno.
Se si parla di solitudine però è ovvio e scontato l’intervento anche di un altra tematica fondamentale per ogni storia basata su un uomo solitario e bicentenario, perchè in fin dei conti è impossibile anche per l’uomo più duro e misantropo non incontrare l’amore almeno una volta in 200 anni. Si parla di amore non solo nei confronti dell’altro sesso (il flashback del 1955 con Abigail ne sono la prova) ma anche di amore paterno, cioè quello che viene dimostrato dalla strana relazione che intercorre tra il dottore ed il fidato ma più anziano Abe, interpretato dal dimenticato Judd Hirsch tra le altre cose vincitore di un Emmy come miglior attore protagonista in una comedy. Sulla scelta di spiegare già nel primo episodio la relazione che intercorre tra i due ci sarebbe di che discutere visto che poteva rappresentare un elemento di mistero in più nella trama già abbastanza scontata, però al contempo il flashback finale aiuta ad inquadrare meglio sia la vicenda sia i personaggi che necessitano di maggior profondità per essere apprezzati del tutto.
Come dicevamo il fattore sentimentale è una variabile da cui non si può prescindere se si parla di solitudine ed infatti l’introduzione del Detective Jo Martinez è chiaramente volta a questo scopo. È infatti impossibile non prevedere già fin da adesso una relazione tra i due protagonisti accomunati, in un modo o nell’altro, dalla perdita della loro dolce metà e da una collaborazione lavorativa che appare indelebile già dopo 40 minuti.
Il gallese Ioan Gruffudd (che avrete sicuramente già visto nei due non ottimi film de I Fantastici 4) ricopre in maniera più che adeguata il ruolo di protagonista, calandosi serenamente nella parte che, a dirla tutta, non richiede moltissimo lavoro alle spalle per essere padroneggiata con maestria. Si potrebbe contestare al “Pilot” l’idea di aver calcato troppo la mano sulle abilità di Morgan circa il “conoscere” le persone dopo una prima occhiata, dote che chiaramente ci riporta alla mente Sherlock Holmes o il collega Dr. House, tuttavia ad una più attenta riflessione si può soprassedere in quanto quest’abilità è stata sicuramente affinata nei secoli di vita e, anche se comunque eccessivamente trasposta, serve a spiegare bene la puntigliosità del protagonista e la sua attenzione ai dettagli. Questo è sicuramente un altro elemento in più che serve a Forever per distinguersi dai suoi predecessori ed evitare le accuse di plagio ma ciò che allontana la serie da scomodi paragoni è sicuramente l’introduzione di un character che appare già fin da ora come la nemesi del protagonista, figura necessaria a creare una trama orizzontale portante utile sia a non limitare la serie al mero lato procedurale ma anche alla creazione di un divario con i precedenti seriali e letterari. Certo anche sulla rivelazione dell’esistenza di un altro individuo immortale ci sarebbe di che ridire, visto che poteva e doveva essere un WTF? da sfruttare a tempo debito, ma anche qui non si può non considerare l’effetto di questa rivelazione sul pubblico che vuole, brama e necessita di una carota in più da inseguire, qualora non bastasse il lato romantico e procedurale della serie.
Dalle parole qui dette finora potrebbe sembrare che Forever sia una serie ignava e costellata di dejà vu ma se ci si approccia con il giusto spirito e coscienti di non ritrovarsi davanti al nuovo Fringe ma solo ad un procedurale fantascientifico, allora si potrebbe risultare piacevolmente stupiti ed attratti dal prodotto della ABC. E questo è il miglior modo con cui vi consigliamo di vedere il “Pilot”.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Approfondita costruzione psicologica di Henry Morgan, necessaria e doverosa per una comprensione chiara ed un approccio efficace con il pubblico
  • Flashback interessanti e utili a tridimensionalizzare il protagonista
  • Lato comico immancabile
  • L’esistenza di un altro immortale e la conseguente creazione di una trama orizzontale
  • La storyline romantica è letta già dai primi minuti
  • Si potrebbe accusare la serie di plagio o comunque sentire una forte sensazione di dejà vu
  • La struttura procedurale alla lunga potrebbe stancare senza svolte importanti o nuovi personaggi a supporto

 

Forever non è eccezionale e magari verrà pure cancellato visto la posizione “strategica” subito dopo Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. però andrebbe visto anche solo per potersi rendere conto di quanto possa essere variegato il tema de “l’uomo immortale a New York”. Chiaramente non stiamo parlando della serie dell’anno ma se avete 40 minuti da spendere nella visione di qualcosa di “classico”, questo è il posto giusto.

 

Pilot 1×01 ND milioni – ND rating

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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