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Foundation 1×04 – Barbarians At The GateTEMPO DI LETTURA 3 min

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Recensione Foundation 1x04Belief is a powerful weapon. (…) Empire governs worldly concerns, but what comes after? Our souls? These realms are the purview of faith. And faith is a sword forged in the fires of the infinite.

In questo episodio, lo show affronta un tema sempre delicato e controverso come la religione. Lo fa mettendo il suo elevatissimo budget al servizio delle sue elevatissime ambizioni. Ne nasce quindi una sequenza emozionante e sontuosa, come quella dei funerali della grande sacerdotessa Proxima Opal.
Meglio ancora, non è un’esibizione fine a se stessa. Dalla scelta della nuova grande sacerdotessa nasce infatti un problema che rischia di minare alla base la legittimità dell’Impero stesso.

L’IMPERO, SU TRANTOR


Il punto del contendere sembra una sottigliezza bizantina, si discute, nientemeno, se i cloni abbiano o meno un’anima umana a pieno titolo. A giudicare da quanto si vede nell’episodio, però, la domanda non è poi così peregrina. I tre “imperatori fratelli“, infatti, mostrano chiari segni di una personalità individuale differenziata.
Si parte con Brother Dawn, il suo tentativo di suicidio (almeno così sembra) e le sue inquietudini esistenziali. Si passa a Brother Day e Brother Dusk, in conflitto aperto su come affrontare l’avverarsi delle predizioni di Hari Seldon. Forse, addirittura, è ormai troppo tardi per porre rimedio ai danni causati dagli errori del governo galattico.
Comunque, si apre una bella piattaforma per discutere su cosa sia l’uomo e cosa lo renda tale. Argomento sempre interessante per gli amanti del genere sci-fi.

SALVOR HARDIN, SU TERMINUS


Le vicende ambientate su Terminus si pongono in netto, ma gradito contrasto rispetto a quelle ambientate nella capitale imperiale.Alla sede della Fondazione non ci sono meditazioni e discussioni in un ambiente di lusso. Il paesaggio è scarno, ai limiti dell’ostile. L’azione è molto più dinamica. A quest’ultima contribuiscono anche i “barbari” del titolo, cioè i sopravvissuti di Anacreon, guidati dalla loro Grande Cacciatrice Phara.
Salvor Hardin, che nei libri di Asimov è un uomo, qui è una donna. Conserva però il suo ruolo di “voce della ragione” e la sua voglia di agire, di fronte a posizioni più “morbide” e attendiste di gente come Lewis Pirenne. Lei sa che le predizioni di Hari Seldon si stanno avverando: il crollo dell’Impero verrà da rivolte alla periferia e dal dissenso religioso. Sa inoltre che a Terminus conviene non contare sull’aiuto dell’Impero.

IL PROGETTO DI DIO (?)


Proprio Salvor Hardin sembra essere il fulcro, il crocevia di tutti i discorsi alla base della serie.
Innanzitutto, si trova in prima fila nel punto scelto dalla gente di Anacreon per sfondare i confini dell’Impero. Secondariamente, si sente definire “un’anomalia“, una deviazione imprevista in un piano meticolosamente ordinato. Di certo, si dimostra coraggiosa leader della sua gente.
Il discorso su come la Psicostoria possa prevedere i destini delle masse, ma non le azioni del singolo è fondamentale, nell’universo della Fondazione.
Nei libri scritti da Asimov, il ruolo di “variabile impazzita” nel grande tessuto matematico dell’universo tocca al Mulo. Non si sa se il personaggio verrà introdotto nello show. D’altronde la serie ha appena incassato il rinnovo per una seconda stagione, ma secondo i creatori David S. Goyer e Josh Friedman occorrerebbero ben otto stagioni, per sviluppare adeguatamente il progetto nelle loro menti.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sequenza dei funerali di Proxima Opal
  • Lee Pace, non solo un bel faccino
  • Si attende il ritorno di Gaal Dornick

 

La maestosità della messa in scena giova, ma non è la chiave del successo di questo show. La scelta vincente è stata quella di non portare pedissequamente i libri di Asimov sullo schermo. Si è preferito far vedere la Psicostoria in azione, più che spiegarla.
Unici punti a creare difficoltà allo spettatore sono la clonazione multipla dell’Imperatore e l’assenza di Gaal Dornick, personaggio presentato come importantissimo. D’altronde il gioco dei continui salti temporali, mai così ben impiegato dai tempi di Lost, è funzionale proprio ad una storia di ampio respiro.
Per fortuna Lee Pace è un bravo attore e riesce a marcare la differenza fra il Brother Day dell’epoca dell’esilio di Hari Seldon e quello di 35 anni dopo. Per Gaal, invece, è previsto un ritorno nella prossima puntata. Avanti così, dunque.

Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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