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Game Of Thrones 4×04 – OathkeeperTEMPO DI LETTURA 5 min

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Dopo una puntata corale, atta a mostrare azioni e reazioni alla morte di Joffrey, gli autori tornano a concentrarsi sui personaggi singoli e sui diversi fili che la trama continua a tessere.
Tra tutti, il protagonista che spicca maggiormente sugli altri è Jaime: ancora una volta, nonostante quello che è accaduto nello scorso episodio, ci dimostra come la prigionia e il viaggio per tornare ad Approdo del Re, lo abbiano cambiato nel profondo. L’uomo è il fulcro di tre diversi momenti, il più freddo e sbrigativo è quello con Cersei: nessun accenno a ciò che è accaduto al capezzale del figlio, un muro incrollabile tra lei e il fratello/amante, la donna rinfaccia a Jaime il giuramento fatto a Catelyn Stark in cambio del suo rilascio, segue il silenzio, ed è qui che comprendiamo parte dell’evoluzione dello Sterminatore di Re. Sulle pagine del testo dedicato ai membri della Guardia Reale, Jaime vorrebbe scrivere parole diverse per lui, parole d’onore; capisce di essere migliore di come alcune scelte, fatte o subite, lo hanno disegnato, cercando disperatamente di correggere i propri errori.
Purtroppo non sempre ci riesce, soprattutto quando si rapporta con la sorella e con il loro morboso legame, ma la volontà di farcela emerge quando si avvicina a Brienne. I due hanno condiviso qualcosa di importante, Jaime si è aperto con lei molto più di quanto abbia mai fatto con altri, raccontandole l’episodio dell’uccisione del Re Folle e ne è nata un’amicizia solida e profonda, celebrata con commozione in questa puntata. La spada forgiata da quella di Ned Stark rappresenta il giuramento (Oathkeeper, appunto) a cui tener fede: Jaime la consegna a Brienne, sapendo che lei non lo deluderà e le dice di trovare Sansa per proteggerla; in un confronto intenso la (non) Lady promette al Cavaliere che lo farà per Catelyn “…and for you“. Il terzo momento vede i due fratelli Lannister a confronto: emerge un vero affetto tra Tyrion e Jaime e quest’ultimo crede all’innocenza del Folletto. La recitazione di Nikolaj-Coster Waldau è perfetta nel rappresentare pregi e difetti di uno dei personaggi più interessanti della saga e rende giustizia al suo fascino e alla sua complessità.
Come in un sorta di giallo, si scopre anche chi ha compiuto l’omicidio del giovane Baratheon: in un gioco di incastri, vediamo Lord Baelish dire a Sansa, in un discorso inquietante e affascinante, che in guerra è necessario confondere i proprio nemici. I Lannister sono stati amici ma ora la palla è passata ad altri che in questo momento sembrano essere in una posizione molto più solida dei Leoni di Castel Granito. Comprendiamo che, se Ditocorto è il mandante, Sansa è complice dell’omicidio attraverso la collana donatale da Sir Dontos, la mano dell’omicida è quello della Regina di Spine. Assicurata la posizione della nipote quale Regina dei Sette Regni, la donna non l’avrebbe mai lasciata nelle grinfie del crudele re. Dal canto suo Margaery, spinta da Lady Olenna, si intrufola in camera di Tommen, così da assicurarsi il suo affetto, non solo quello, sostituendo nel cuore del futuro regnante la madre Cersei.
Chi continua la sua marcia, imperterrita è Daenerys: la sequenza della rivolta e della liberazione di Mereen è molto bella, veder sventolare il vessillo Targaryen fa un certo effetto. La Madre dei Draghi si rivela spietata, crocifiggendo i padroni lungo le croci dove avevano appeso dei bambini ma se da un lato questo gesto evidenzia l’ostentata sete di giustizia della donna, dall’altro il non accettare il consiglio datole da Sir Barristan, ossia mostrare pietà, sottolinea un limite alla sua figura, qui come nei libri.
La narrazione infine si sposta su i Guardiani della Notte ed oltre la Barriera: fino a questo momento lo spazio dedicato a questa parte del racconto è sempre stato poco approfondito, in “Oathkeeper” la tendenza cambia, come molto diversa è la trasposizione dalle Cronache alla serie.
Le vicende infatti risultano quasi del tutto stravolte rispetto alla copia cartacea e per alcuni aspetti funzionano, per altri molto meno.
Partiamo da cosa non va: Kit Harrington non è Jon Snow. Per quando l’attore sia bello, questo non sopperisce in alcun modo la sua interpretazione monocorde. Martin disegna un personaggio difficile, riservato ma permeato da un’infinità di sfumature diverse che nella serie non si colgono, per questo il discorso alla “Attimo Fuggente” fatto per reclutare compagni per uccidere i disertori al castello di Craster, funziona. Nei libri  l’autorevolezza e la forza di Jon traspaiono chiaramente; qui invece, anche se scricchiola, l’arringa è funzionale, per dare corpo ad una recitazione poco convinta e far muovere la storia.
Gli Estranei: ottimo il modo in cui sono rappresentati visivamente, ma tutta la faccenda del reclutare con un tocco i figli di Craster convince davvero poco.
Quello che invece è da lodare è lo sprint che si è deciso di dare a Bran e compagni: l’idea di far convergere (ipoteticamente, non è detto che accada) la sua storia e quella di Snow è una scelta azzeccata, un libero adattamento che può essere fatto, perchè anche qui, non è facile far comprendere visivamente in pochi momenti l’importanza del viaggio del piccolo Stark, che è molto spirituale e profondo nei testi ma risulta un pò piatto nella serie. Un diversivo d’azione alla storia di Bran (come scapperà dai disertori? Incontrerà sua fratello? Libererà Estate e Spettro?) per dei quesiti volti a creare nello spettatore che non ha letto i libri molta curiosità, nonostante risulti, almeno per il momento, distante dalla trama di Martin.

PRO:

  • Il confronto tra Jaime e Brienne e fra Jaime e Tyrion
  • Il modo in cui scopriamo da chi è stato ucciso Joffrey
  • Ditocorto pronto a rischiare tutto
  • Rispondere all’ingiustizia con la giustizia
  • Cambiamento di trama per Jon e Bran, funzionali alla serie televisiva ma comunque efficaci
CONTRO:
  • La recitazione di Kit Harrington che penalizza il suo personaggio
  • Estranei poco convincenti
Episodio in cui si chiariscono punti importanti e si infittiscono le trame per il resto della stagione: nonostante alcuni punti incerti, la puntata posiziona le pedine in modo qualitativamente molto buono, dando il giusto peso ed equilibrio ad un parco personaggi foltissimo. Anche se non è presente l’azione nel senso più stretto del termine, non si deve scambiare per lentezza quello che è invece uno dei punti forti di Game of Thrones: le vicende più esplosive sono costruite grazie alle ragnatele fitte di sussurri, alle trame pazienti ma interessanti, ai dialoghi allusivi e a quelli chiarissimi. Al gioco del trono, le carte vengono scoperte pian piano, senza fretta, seducendo lo spettatore, veterano o neofita de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”.

 

Breaker Of Chains 4×03 6.6 milioni – 3.5 rating
Oathkeeper 4×04 6.9 milioni – 3.7 rating

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Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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