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Grey’s Anatomy 18×04 – With A Little Help From My FriendsTEMPO DI LETTURA 4 min

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Grey-s-Anatomy-18x04Un team up interessante; un avvicinamento ad una tematica solamente sfiorata in passata; rottura degli schemi; maggiore interesse nella crescita e nella comparizione nelle varie trame principali degli specializzandi. Grey’s Anatomy, valutate quanto meno le premesse, senza lasciar trasparire un desiderio di rinascita. E dopo diciotto stagioni si è a metà tra lo stupore generale ed il tentativo di non farsi prendere troppo la mano dalla positività, considerato il passato recente dello show.
Eppure anche “With A Little Help From My Friends” funziona e non si può non essere contenti del risultato generale dell’episodio andato in onda.

PRIVATE PRACTICE: DEJAVÙ


Il team interessante è quello che avvicina Amelia ed Addison, due personaggi che rappresentano passato, presente e futuro dello show (quanto meno il personaggio interpretato da Caterina Scorsone). Le due ex cognate hanno condiviso gioie e dolori nelle passate stagioni (anche in show differenti, considerato Private Practice), risulta quindi interessante rivederle nuovamente in scena insieme. Il loro team up da modo, inoltre, ad Addison di affrontare psicologicamente anche con Amelia il duro colpo della scomparsa di Derek, una ferita abbastanza rimarginata all’interno dello show, ma che risulta un punto imprescindibile di passaggio in certe occasioni.
Oltre al caso medico, che si protrae dalla precedente puntata, affrontato da Amelia ed Addison, “With A Little Help From My Friends” cerca di aprire la strada ad Owen nell’affrontare le problematiche mediche che i veterani di guerra si trovano a dover affrontare una volta tornati in territorio statunitense. Un qualcosa preannunciato dai precedenti episodi e che non viene accostato al personaggio interpretato da Kevin McKidd dai tempi del turbolento rapporto con Cristina. All’epoca, però, i risvolti della vita militare vennero circoscritti al solo Owen, incapace di riuscire a controllarsi in determinate situazioni e vittima di disturbi post traumatici. In questo caso, invece, la declinazione è diversa e ben delineata con Owen nei panni di chi cerca di portare alla luce del sole la disastrosa situazione sanitaria di determinate persone, danneggiate dal loro passato militare. Un aspetto interessate che aiuta a rendere maggiormente sopportabile Owen anche solo allontanandolo da Teddy per qualche sporadica sequenza.

RICHIAMI DI UNA MEMORIA STORICA


La rottura degli schemi, tuttavia, è evidenziata dall’enorme investimento di energie e risorse dello show attorno agli specializzandi: mai come in questo inizio stagione ci si era ritrovati di fronte ad un Grey’s Anatomy interessato a far conoscere ed apprezzare al proprio pubblico i propri giovani specializzandi. O meglio, in due avvenimenti ci fu un interessamento di questo livello.
Il primo è relativo alle prime stagioni quando il gruppo di Meredith, George, Alex, Izzie e Cristina varcava il palcoscenico televisivo per la prima volta ed il pubblico necessitava di conoscere i propri beniamini. Un dispendio di tempo necessario, quindi.
Il secondo è circoscritto attorno all’episodio “Invasion” (6×05) ed era notevolmente contestualizzato: l’allora Mercy West Medical Center e l’ormai scomparso Seattle Grace Hospital dovettero fondersi e, così facendo, tra i volti già conosciuti al pubblico (fatta eccezione George, che era morto ad inizio stagione) iniziarono a comparirne di nuovi: Jackson Avery, April Kepner, Reed Adamson, Charles Percy. Volti nuovi di cui si necessitava un nuovo background. Ed era la sesta stagione.
Dopo di che il vuoto: specializzandi ne entrarono ed uscirono di scena (anche tragicamente) a bizzeffe, eppure non si tentò un approccio di questo tipo lasciando al pubblico facoltà di gradire o meno un determinato personaggio senza aiutare ad inquadrarlo.
Uno schema che come si diceva sembra rompersi gradualmente visto il piano d’azione messo in moto da Richard per avvicinare gli specializzandi alla chirurgia senza eccessivi patemi d’animo. Un piano, questo, che permette al pubblico di conoscere volti e storie nuove e, parallelamente, corre in aiuto anche degli sceneggiatori aiutandoli a concentrarsi su poche (ma valide) sottotrame per portare avanti la trama della stagione. E si tratta di una scelta che, fino ad ora, sembra ripagare in maniera più che soddisfacente: qualche inerzia generale si percepisce, così come personaggi ancora in cerca di una collocazione ben precisa (per esempio Jo), tuttavia la sensazione generale è di una ventata d’aria fresca. E, dopo diciotto stagioni, sicuramente male non fa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Interesse per gli specializzandi
  • Piano di Richard
  • Addison-Amelia
  • Hayes e Megan
  • Owen ed il suo interesse relativamente alle problematiche mediche causate dalla vita militare
  • Momentaneamente Jo senza un vero posto preciso all’interno dello show
  • Interesse per gli specializzandi, sì, ma sembra eccessivamente circoscritto ad Helm e Levi

 

Un buon episodio nel complesso che sembra voler delineare un maggior interesse degli sceneggiatori verso gli specializzandi, vera linfa vitale di un programma che ha ormai una certa età.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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