Grey’s Anatomy 21×16 – Papa Was A Rollin’ StoneTEMPO DI LETTURA 3 min

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Grey's Anatomy 21x16 recensioneNelle scorse settimane si è a lungo parlato di come questa stagione di Grey’s Anatomy stesse consegnando un prodotto stanco. Storie ripetitive e personaggi che ormai non hanno più nulla da raccontare continuano a trascinarsi nei corridoi del Grey-Sloan con il solo obiettivo di raggiungere il season finale.
Questa stagione non ha infatti regalato nessuna trama orizzontale, presentando esclusivamente episodi fini a sé stessi. Sembrava essere una delle cause scatenanti di questa immobilità narrativa, invece “Papa Was A Rollin’ Stone” ha dimostrato che sono pur sempre le storyline a decretare la qualità di un episodio.
Non sarà di certo un caso che, ancora una volta, Teddy e Owen vengono messi da parte, mentre i preparativi per il matrimonio di Jo e Link non destano alcun fastidio rientrando semplicemente nella fase più leggera della puntata. Ma è l’attenzione dedicata ai casi medici, ben presentati, gestiti e dal notevole impatto emotivo, che svoltano l’episodio regalando finalmente qualcosa in più del solito.

IL COINVOLGIMENTO VIENE DAI CASI MEDICI


Sono principalmente due i casi medici che hanno raccolto l’attenzione di questo episodio, ma anche quelli di contorno hanno ben svolto la loro parte.
Il primo ha carattere profondamente emotivo, con un’apertura tragica nel finale che porterà i suoi strascichi nel prossimo appuntamento. La piccola paziente di Amelia, infatti, regala una storyline ben costruita, con i soliti preparativi per l’operazione, il ruolo degli specializzandi in esso e le inevitabili e umanissime fasi di ripensamento sia dei pazienti che dei medici. Una trama medica costruita dunque ad hoc che tiene ben saldo l’interesse dello spettatore e, come detto, sorprende sul finale con un terribile epilogo per le sorti della bambina ancora tutto da affrontare. Un mix ben condensato di eventi ed emotività che rendono la storia finalmente coinvolgente.
Da apprezzare, poi, anche il caso medico seguito da Jo, con una storia sull’endometriosi e le difficoltà nel raggiungere una diagnosi che vanno a toccare quella parte di denuncia sociale per cui Grey’s Anatomy è sempre in prima linea.

WINSTON E JULES


Sin dall’addio di Maggie è stato difficile trovare uno scopo al personaggio di Winston. Anche dal punto di vista medico, il dottor Ndugu non è mai riuscito a crearsi il suo spazio, risultando spesso pedante per una caratterizzazione eccessivamente basata sulla frustrazione.
Il rapporto che sta nascendo pin piano tra Winston e Jules è arrivato inaspettato, con piccoli segnali per volta che hanno iniziato a creare una strada ben definita. L’accoppiata sembra funzionare, soprattutto perché dà vita a situazioni nuove con personaggi nuovi dove anche i contrasti donano una boccata d’aria fresca a contenuti altrimenti usurati.
Creare un collegamento tra casi medici e situazioni personali è sempre stato uno degli elementi migliori di Grey’s Anatomy e, seppur non si arriverà mai più ai livelli di un tempo, anche in questo caso il pattern sembra funzionare. Certo, il carattere di Winston continua a risultare difficile da apprezzare, ma la chiave sembra essere la scelta della controparte. Jules appare infatti molto più capace a gestire tali sbalzi lunatici e, date le difficili storie legate all’infanzia che uniscono i due character, il legame potrebbe presto portare a materiale più interessante.
Di sicuro è una bella novità rispetto a relazioni più vuote presentate ultimamente sullo schermo (ogni riferimento a Simone e Lucas è puramente casuale).

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Il caso medico di Amelia coinvolgente ed emotivo e, al momento, dagli strascichi tragici
  • Winston e Jules sembrano funzionare
  • Un episodio che coinvolge più dei precedenti
  • Niente Owen e Teddy
  • Nonostante una storyline che inizia a risultare interessante, Winston è ancora un po’ troppo pedante

 

Appena due episodi al finale di questa stagione. Se si guarda indietro fino a settembre è difficile ricordare qualcosa sulla trama generale. Ci saremmo però anche accontentati di un numero maggiore di episodi come questo.

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Sara Moro

Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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