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Il Problema Dei 3 Corpi 1×08 – ImpenetrabiliTEMPO DI LETTURA 5 min

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Il Problema Dei 3 Corpi 1x08 recensione finaleSi giunge quindi alla fine di questo intrigante adattamento del primo libro (e mezzo) della trilogia di Liu Cixin, con un canto del cigno che purtroppo non è esattamente quello che si avrebbe voluto vedere. Però, tutto sommato nell’insieme è un prodotto che può definirsi serenamente più che sufficiente.
È palese la difficoltà nel traslare tutto il materiale scientifico in qualcosa di digeribile e “sexy” per lo spettatore medio, quindi si può chiudere un occhio su diversi momenti in cui una maggiore profondità narrativa avrebbe giovato sia alla singola puntata che all’insieme. Tuttavia con la visione di questo season (o series visto che non è ancora stato rinnovato) finale sorgono moltissimi interrogativi che non possono essere ignorati e che, sfortunatamente, danneggiano la credibilità di quanto visto rendendo il tutto molto più superficiale. Ed è un peccato perché nel momento della chiusura lo spettatore avrebbe avuto bisogno di un bel colpo finale che mantenesse l’hype e l’interesse alto, cosa che invece non è accaduta.

IL PIANO SPAZIALE


Partendo dal lato action dell’episodio, non si può che affrontare prima di tutto il progetto spaziale, creato in quattro e quattr’otto, senza concedere (volutamente) alcun tipo di componente temporale a supportarlo per renderlo realistico e tangibile per il pubblico. Una grossa mancanza che arriva come un boomerang sui denti ai cari David Benioff e D. B. Weiss, autori della sceneggiatura della puntata, che non sono ovviamente nuovi a questo genere di cose, specialmente considerando la gestione finale di Game Of Thrones e, nello specifico, i tantissimi viaggi di Varys fatti col teletrasporto.
Tralasciando i pruriti post-visione, bisogna invece concedere qualche nota positiva dal punto di vista scientifico perché, per quanto sembri assurdo ciò che si è visto, in realtà non è frutto della mente dei due sceneggiatori. Il prototipo della navicella con attaccato quella specie di paracadute non è un qualcosa di completamente folle come si potrebbe pensare, visto che nel 1991 il Laboratorio Nazionale di Los Alamos, patrocinato dal Governo degli Stati Uniti e dall’Università della California, pubblicò un paper intitolato “Some New Ideas For Nuclear Explosive Spacecraft Propulsion“. Quindi ci sono effettivamente degli studi a supporto del progetto.
Per quanto riguarda, invece, la fattibilità del tutto, bisogna chiaramente metterci una pietra sopra perché, come si è potuto appurare, il margine di errore era praticamente inesistente.

IL PIANO TERRESTRE


Dal punto di vista umano e governativo, bisogna ammettere che “Impenetrabili” sorprende moltissimo: non solo è stato riservato uno spazio ed un ruolo di primo piano per Saul ma sono state scomodate pure le Nazioni Unite con la creazione del Wallfacer Project. Il che non è una cattiva idea visto e considerato quanto poco fosse stato utilizzato il character di Saul nelle precedenti sette puntate (e solamente in funzione di altri personaggi come Auggie). Quindi era quasi d’obbligo aspettarsi un maggior focus sul personaggio anche considerando le varie morti dei suoi amici e quindi un “cerchio” più ristretto su cui poter lavorare per gli sceneggiatori.
A tal proposito, la scena iniziale è perfetta per empatizzare con il character e vivere in simbiosi la scoperta di essere uno dei tre Wallfacer nominati dalle Nazioni Unite per salvare l’umanità. Il piano ha anche un suo perché se non ci si sofferma troppo a riflettere, però alla base della scelta di nominare Saul c’è semplicemente il suo tentato omicidio da parte dei San-Ti e non una motivazione forte che arriva dal suo valore umano e scientifico. Quindi potenzialmente potrebbe anche essere banalmente uno specchietto per le allodole utilizzato dai San-Ti per non far scegliere un altro candidato più “pericoloso” per la loro causa, e questa è fondamentalmente una delle pecche dell’intero piano.

IL PIANO ALIENO


A chiudere questa carrellata rimane solo da affrontare il modo in cui i San-Ti sono utilizzati da Benioff e Weiss, e nello specifico i due sofoni mandati sulla Terra. Qui c’è da sottolineare una grossa licenza poetica presa dai due (dei tre) showrunner perché nei romanzi i sofoni hanno, come nella serie tv, il mero incarico di spiare e prevenire le scoperte scientifiche umane che potrebbero minacciarli (vedasi al CERN), ma non possono realmente interferire con apparecchi elettronici (vedasi l’aereo su cui vola Wade).
E questa è una differenza fondamentale perchè apre la porta ad una miriade di domande che non possono essere risposte e che, sfortunatamente, portano ad una totale mancanza di oggettività e a svariati buchi di trama. Un esempio è quello citato sopra riguardante Saul: se nella serie tv i sofoni sono in grado di manomettere apparecchi elettronici come le macchine a guida automatica che provano a ucciderlo fallendo, perchè non si replica la strategia del timer proiettato negli occhi del personaggio come già vissuto da Auggie che potenzialmente potrebbe portare al suicidio o alla follia? La risposta, tanto banale quanto dannosa, è la seguente: per pura necessità di una sceneggiatura superficiale.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Apprezzabile che il progetto spaziale non sia andato in porto, avrebbe reso il tutto ancora più irrealistico
  • Il prototipo della navicella e l’aderenza scientifica
  • La scena iniziale
  • Manca completamente la componente temporale che non permette al pubblico di capire quanto tempo è trascorso e quindi non può abbinare lo sforzo/la fatica ai vari progetti
  • I sofoni sono stati presentati come invincibili e trascendentali, e andava fatto decisamente di meglio
  • Thomas Wade e il faccia a faccia in aereo
  • Molto forzata la scelta di Saul come Wallfacer e, potenzialmente, potrebbe anche essere uno specchietto per le allodole
  • Finale piuttosto debole
  • Personaggi secondari sempre molto bidimensionali

 

Dopo un inizio di stagione molto promettente, Il Problema Dei 3 Corpi chiude questa prima (e forse unica annata) con un passo falso ed una discreta mancanza di realismo. Si evidenzia una discreta difficoltà nel mantenere i piedi per terra e nel rendere credibile una trama molto complessa ma purtroppo appesantita da diverse licenze poetiche degli showrunner che sfociano nel puro fantasy.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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