Volge al termine la nuova avventura dei Marvel Studios Television su Disney+. Forse il prodotto meno atteso di tutti, giunto dopo una sequela di fallimenti e promesse mancate, e nell’immediato post Daredevil: Born Again, che se non altro ha iniziato a promettere un altro tenore di storie sul piccolo schermo targato Marvel. Tuttavia non si può essere troppo severi e ingiusti con Ironheart, che sembra avere in comune con Agatha All Along quel pregiudizio di partenza, unito al poco interesse riferito alla protagonista, che però si è tramutato in un prodotto più che valido.
Probabilmente, fosse uscito nella prima wave di prodotti Marvel Studios su Disney+ la fiducia verso questi prodotti avrebbe preso una piega leggermente diversa, perché magari avrebbe insegnato a dare credito anche a prodotti minori e basati su personaggi meno famosi. Tuttavia Ironheart paga la cattiva gestione degli ultimi cinque anni in streaming, proprio quando i Marvel Television sembra che stiano iniziando a costruire qualcosa di appositamente per il piccolo schermo, guardando verso gli Young Avengers e storie come La Crociata Dei Bambini.
La speranza è che lo scarso interesse che gira attorno a questi prodotti ultimamente non li scoraggi nel continuare a raccontare questa storia, perché la disillusione del pubblico verso l’MCU è figlio della gestione precedente, non è certo colpa di Riri Williams.
MAGIA CONTRO MAGIA
L’unica possibilità che ha Riri per avere la meglio su Parker Robbins è di scendere a patti con le sue regole. Più volte si è disquisito del tema centrale della serie, ovvero la contrapposizione della scienza alla magia, tematica sempre più centrale nel Marvel Cinematic Universe, con varie porte aperte sin da WandaVision, con un discorso portato avanti anche da Agatha All Along e probabilmente in alcuni prodotti futuri come Wonder Man e Vision Quest, che sono per certi versi legati al mondo sovrannaturale Marvel.
Vi è l’aiuto decisivo di Zelma Stanton, personaggio nato abbastanza recentemente nei fumetti, da sempre associata alla Strange Academy, e che infatti ammicca continuamente alle arti mistiche di Kamar-Taj, così come la nuova armatura di Riri che riesce a gestire gli incantesimi come fossero dei semplici propulsori. Una risoluzione del conflitto che non poteva che vedere Ironheart come vincitrice, anche se lascia parecchie porte aperte, soprattutto con la scheggia impazzita Ezekiel Stane, ormai reso una specie di uomo/androide, ma anche con Parker Robbins protagonista di una scena mid-credit che anticipa un futuro ancora impelagato nelle arti magiche.
PATTO COL DIAVOLO
Infatti il vero fulcro dell’episodio non è la risoluzione del conflitto tra Riri e Parker, bensì l’ingresso in scena (finalmente) di un personaggio a lungo “teaserato”, verso cui si è ammiccato più e più volte, sin dal debutto dell’MCU su Disney+ con WandaVision. Il personaggio è Mefisto, il signore dell’inferno, interpretato da un volto noto come quello di Sacha Baron Cohen. “The Past Is The Past” è articolato infatti tra due lunghi dialoghi. Il primo, in un flashback, mostra come Parker Robbins sia diventato The Hood, mostrando il patto stretto con Mefisto per realizzare il suo desiderio di vendetta nei confronti di un padre che l’ha ripudiato.
Finalmente viene a galla tutta l’umanità e la fragilità interiore del personaggio di Anthony Ramos, che ha regalato un’ottima prova nei panni di un personaggio controverso come The Hood. Parker Robbins è stato il valore aggiunto dello show per cinque episodi, per poi cedere lo scettro a Mefisto, che ha dirottato splendidamente la nave in questo finale, ricordando per certi versi il finale della prima stagione di Loki, dove di punto in bianco venne introdotto senza preavviso un personaggio così importante come Kang.
NON PROPRIO LIETO FINE
Tuttavia è il dialogo finale ad elevare ancor di più il peso specifico della puntata. Un episodio finale nemmeno troppo lungo, che non si dilunga nel solito combattimento finale, in cui The Hood ormai dilaniato dalla parte demoniaca del mantello ricorda il Doctor Strange visto in What If. Nel finale Mefisto “scarica” Parker quando vede in Riri Williams la chance di avere tra le mani un “campione” migliore, più forte e intelligente. Inizia così un tormentato dialogo tra i due, in cui il diavolo offre i suoi servigi alla geniale mente di Chicago. Stavolta però il fine è più nobile, non si tratta di soldi e potere, bensì di far tornare in “vita” la sua AI dalle sembianze e con l’anima (se si può dire) della sua defunta migliore amica.
Il montaggio degli ultimi minuti della puntata è eccezionale. Gioca tra il tempo presente e il flashforward per confondere lo spettatore su ciò che la serie sta mostrando, a cavallo tra sogno e realtà, rivelando in ogni inquadratura una nuova incrinatura nella morale (già fortemente destabilizzata) di Riri, sempre meno ferrea sul suo rimanere integra, sempre più predisposta a stringere la mano al Signore degli Inferi. Il colpo finale lo si ha quando Natalie abbraccia Riri, chiarendo come Mefisto abbia fatto ben oltre quanto aveva promesso, riportando in vita non l’AI, ma Natalie in persona, in carne ed ossa. Chiaramente tutto ciò avrà un prezzo più alto da pagare.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
|
|
Una chiusura dignitosa, che funge da epilogo per questo piccolo viaggio che è stato Ironheart, e allo stesso tempo riesce a lanciare degli ami per ingolosire lo spettatore verso il futuro di questa grossa storyline che sta coinvolgendo questi nuovi ipotetici Young Avengers. Ironheart non è uscita sotto i migliori auspici, ma si è rivelata un prodotto efficace, ben pensato e coerente con la sua natura di indagare sul dualismo scienza/magia. Forse avrebbe giovato di un pizzico di respiro in più, magari con un format di otto episodi per migliorare il ritmo e soprattutto le pause narrative. Ad ogni modo Sacha Baron Cohen è già un Mefisto perfetto, nell’attesa di vederlo nella sua vera forma demoniaca.
