Ironheart 1×04 – Bad MagicTEMPO DI LETTURA 4 min

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Ironheart 1x04 recensioneBad Magic” segna la seconda insufficienza della miniserie dopo “Will The Real Natalie Please Stand Up?“, non propriamente quello che si avrebbe voluto vedere ma nemmeno un risultato così devastante come le aspettative avevano fatto temere. Le motivazioni sono però molto più basilari e dettate quasi più da forzature di trama/di produzione piuttosto che da scelte stilistiche volute dalla showrunner Chinaka Hodge. O almeno questa è la sensazione.
Infatti “Bad Magic” è il classico episodio in cui la protagonista si ritrova in uno dei suoi momenti più bassi, il villain comincia a diventare sempre più imbattibile e le cose, in generale, diventano sempre più difficili da affrontare. Il tutto contestualizzato in una miniserie di sei episodi implica una forzatura nella trama, che diventa più lenta, in funzione di una struttura della miniserie che deve coprire altri due episodi. Quindi il tutto deve necessariamente rallentare, visto che non sembra esserci tutta questa trama da approfondire arrivati a questo punto.

Madeline Stanton:You know how we say “there’s no bad tech”, just bad people who use tech? Well, there is bad magic and it is dangerous for everyone.

IT’S A KIND OF MAGIC…


L’ingresso in scena di Zelma Stanton (character Marvel già esistente nei fumetti, ma con una storia legata direttamente a Doctor Strange) rappresenta uno dei pochi veri colpi di freschezza dell’episodio. Il personaggio, interpretato con la giusta dose di eccentricità e rigore, aggiunge finalmente un elemento di “weird magical mix tecnologico che finora aveva dominato la serie, riportando anche un po’ di quell’estetica più visionaria e mistica dell’universo Marvel che si era vista (in modo più ispirato) in Doctor Strange, ma anche in Agatha All Along. Il suo rapporto iniziale con Riri è ben gestito e ha il potenziale di evolversi in modo interessante, visto e considerato che è scontato che Riri le chiederà nuovamente aiuto nei prossimi episodi.
Ma anche qui c’è un problema: a supportare quanto scritto nel paragrafo precedente, la breve discussione tra Riri e sua madre con Madeline Stanton e sua figlia Zelma è l’emblema di una procrastinazione e di un rallentamento della storia che è forzato dall’esigenza di occupare sei episodi. Molti degli scambi di battute, soprattutto tra Riri e altri personaggi secondari  (anche e soprattutto nel negozio di magia), sembrano usciti da una bozza mal revisionata. Frasi senza peso, scambi ironici che non funzionano e momenti in cui il tono cerca di essere brillante senza riuscirci. La sceneggiatura fatica a trovare una voce propria, e questo penalizza non solo il ritmo ma anche l’aderenza emotiva dello spettatore ai personaggi.

IT’S A KIND OF BORING…


Lo sviluppo della storyline di Ezekiel Stane, anche se con qualche riserva, è uno dei pochi momenti in cui l’episodio mostra un po’ di coraggio. Il personaggio guadagna finalmente qualche sfumatura e viene parzialmente riscattato dall’alone di superficialità in cui era stato relegato finora. La sua scelta narrativa cerca di posizionarlo come un antagonista con motivazioni personali e una certa (vaga) ideologia, e questo è quantomeno un passo avanti rispetto alla bidimensionalità dei primi episodi.
Purtroppo però l’esecuzione lascia qualche perplessità perché avviene rapidamente e, al contrario di quanto detto prima, qui invece viene dedicato troppo poco minutaggio per garantire un convincente passaggio da sidekick a villain. Quindi per quanto la svolta di Ezekiel Stane sia interessante a livello concettuale, l’esecuzione appare forzata e le motivazioni non sono sufficientemente esplorate, quindi tutto sembra è piegato al volere della trama più che alla coerenza dei personaggi.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Inserimento di Zelma Stanton piuttosto piacevole
  • Interessante svolta per Ezekiel Stane…
  • Episodio troppo lungo per la trama sciorinata
  • Diversi scambi di battute evitabili e superficiali
  • Generale senso di procrastinazione e prevedibile susseguirsi di eventi
  • … ci sono delle forzature

 

Tutto sembra rinviato a data da destinarsi. L’impressione è che la serie stia trattenendo troppo, accumulando “build-up” senza payoff. A questo punto, siamo al quarto episodio su sei: non c’è più tempo per dilungarsi in introduzioni e preparativi, servirebbe una netta accelerazione. Invece, “Bad Magic” si limita ad avanzare a piccoli passi prevedibili, senza mai sorprendere davvero lo spettatore. L’uso degli archetipi narrativi (la nuova alleata, l’antagonista redento/ingannatore, la protagonista che dubita ma poi ci ripensa) diventa fin troppo evidente, riducendo la tensione e la curiosità.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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