Good Luck Have Fun Don't Die film recensione

Good Luck, Have Fun, Don’t DieTEMPO DI LETTURA 5 min

Chi ha amato Everything, Everywhere, All At Once non potrà che amare anche Good Luck, Have Fun, Don't Die perchè la follia, il ritmo e le sensazioni che si provano dall'inizio alla fine sono rarissime. Veramente una piacevole sorpresa che andrebbe considerata per gli Oscar 2027.
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Film presentato in anteprima alla 76ª Berlinale berlinale logo

Un “uomo dal futuro” entra in una tavola calda a Los Angeles. Quello che all’inizio sembra una rapina si rivela presto una proposta molto più strana: deve reclutare l’esatta combinazione di persone tra i clienti presenti per intraprendere una missione notturna e salvare il mondo da un’intelligenza artificiale. Gli bastano un po’ di persuasione e la “gentile” minaccia di far saltare in aria l’intero locale per assicurarsi dei volontari.
Questo gruppo eterogeneo si getta quindi in un’avventura distopica, in una corsa contro il tempo senza sosta. Tra adolescenti zombie, bambole robot fuori controllo e ogni sorta di altre bizzarrie scatenate: buona fortuna, divertitevi, e non morite!

Prima di entrare in sala per l’anteprima stampa del film, se è reperibile, è sempre raccomandato guardare il rispettivo trailer per farsi un’idea del tono della pellicola e anche per avere una trama più chiara in testa, oltre che capire un po’ che stile ha il film. Il tutto considerando che, comunque, i trailer sono fatti per vendere un prodotto anche, a volte, stravolgendolo.
Il trailer di Good Luck, Have Fun, Don’t Die non fa parte di quest’ultimo caso ma, post visione della pellicola, si può anche dire che si sarebbe potuto vedere un trailer migliore perchè non riflette al meglio tutte le caratteristiche del film di Gore Verbinski. Perchè il film è nettamente meglio del trailer.

I think I can speak for both of us when I say: fuck you Future.

Chi ha amato Everything, Everywhere, All At Once non potrà che amare anche Good Luck, Have Fun, Don’t Die perchè è uno di quei pochisismi film che è sulla falsariga di quello dei Daniels (per i non amici anche noti come Daniel Kwan e Daniel Scheinert). Non è una scopiazzatura, non ha na trama simile ma il vibe e la follia della pellicola riportano chiaramente alla mente il film che ha sbancato agli Oscar (e che tra l’altro è stato ripresentato in questa edizione della Berlinale in concomitanza con l’Orso D’Oro Onorario a Michelle Yeoh).
La sensazione di guardare una sorta di puntata di Black Mirror extra-long, specialmente all’inizio, non è così sbagliata e, anzi, viene supportata dalle tre mini-storie che danno un background ai personaggi principali di Susan (Juno Temple), Ingrid (Haley Lu Richardson), Mark & Janet (Michael Peña e Zazie Beetz). Infatti la trama principale, che già di per sè è abbastanza complicata e fantascientifica, nella prima metà del film viene accompagnata da diverse storyline che inizialmente sembrano slegate dalla trama principale ma poi si capisce che ciascuna ha una parte importante nella trama orizzontale.
Quello che risalta ed eleva il film è che ciascuna sottotrama è veramente coinvolgente, tanto da poter risultare un mini-film separato (o per l’appunto una puntata di Black Mirror). E non è un elemento da sottovalutare perchè molte sottotrame/background storyline sono spesso create con il solo scopo di riempire minutaggio o di da tridimensionalità ai personaggi ma qui diventano tasselli importanti all’interno di un puzzle più complesso da ricostruire.

There’s some shit that’s about to come down that I can’t prepare you for. It’s going to try to give you everything you ever wanted, but in the end, it will all be a lie.

Matthew Robinson (Love & Monsters) e Gore Verbinski (regista della trilogia di I Pirati Dei Caraibi) rispettivamente firmano e dirigono un film che è un urlo di aiuto per l’umanità intera. La critica sociale alla base del film è esposta in maniera neanche tanto nascosta nei confronti delle “big tech” che hanno fatto del doom-scrolling la loro principale fonte di ricavi. In realtà nel film c’è spazio per diversi attacchi alla tecnologia che ha reso tutti schiavi dello scrolling infinito, della ricerca costante della dopamina. Quindi la critica è più generale ma è pur sempre raggruppabile in un tentativo di risvegliare le coscienze per cambiare la traiettoria in cui stiamo andando, anche vista la completa assenza di regolamentazione dell’IA (anche questo un tema della pellicola).
L’anima del film è Sam Rockwell che è fantastico in questo ruolo e dà il meglio di sè nel monologo iniziale (12 minuti!) ma anche nei vari scambi di battute molto sarcastici con i vari character secondari. Rockwell, che interpreta questo fantomatico uomo che viene dal futuro e che piomba improvvisamente all’interno di un diner, è un character volutamente sopra le righe e si vede che Rockwell si diverte ad interpretarlo rendendolo completamente suo.
Lo stesso si può dire anche di Juno Temple e Haley Lu Richardson che sguazzano nei rispettivi ruoli risultando estremamente veritiere nella loro recitazione, tanto da emergere rispetto al resto del cast (sorry Michael Peña e Zazie Beetz).

It’s going to be okay. Or it’s not. I don’t know.

Il finale di un film è un elemento centrale nella valutazione di una pellicola e, con un film complicato, assurdo, futuristico e veramente stravagante come questo è praticamente impossibile non dargli un peso ancora maggiore perchè il terzo atto ha il compito di dare un senso al tutto, specialmente dopo oltre due ore di visione. Ed è un piacere poter dire che questo è esattamente il caso: Robinson firma una sceneggiatura superba che tiene insieme tutti i pezzi, lascia indizi per tutto il film ma il finale arriva in maniera tanto inattesa quanto funzionale. E soddisfa, soddisfa pienamente.


Se Everything, Everywhere, All At Once ha vinto l’Oscar come Miglior Film, il miglior augurio che si possa fare al film di Verbinski è che ricalchi passo dopo passo l’esperienza fatta dai Daniels perchè se lo merita.

TITOLO ORIGINALE: Good Luck, Have Fun, Don’t Die
REGIA: Gore Verbinski
SCENEGGIATURA: Matthew Robinson
INTERPRETI: Sam Rockwell, Haley Lu Richardson, Michael Peña, Zazie Beetz, Asim Chaudhry, Tom Taylor, Juno Temple
DISTRIBUZIONE: Cinema
DURATA: 134′
ORIGINE: USA, 2025
DATA DI USCITA:
presentato in anteprima alla 76ª Berlinale

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Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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