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Marvel’s 616TEMPO DI LETTURA 6 min

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La neonata piattaforma Disney+ ha già fatto parecchio parlare di sé in quello che è, a conti fatti, solo il suo primo anno di vita. Dopo essersi caratterizzata per le sue uscite cinematografiche esclusive (parecchio discusse) e per le serie tv inedite (una fra tutte la bellissima The Mandalorian), con Marvel’s 616 la piattaforma s’inserisce ora anche nel mondo delle docuseries, lanciando il guanto di sfida alla diretta concorrente Netflix che su questo genere d’intrattenimento ha fatto recentemente la sua fortuna a partire da The Last Dance.
E sono proprio le differenze con quest’ultima che saltano immediatamente all’occhio dello spettatore. Se The Last Dance, infatti, pur essendo diviso in tematiche specifiche, aveva uno sviluppo pressoché orizzontale (poiché seguiva passo per passo una stagione sportiva), gli otto episodi di cui si compone Marvel’s 616, pur riguardando lo stesso soggetto, sono completamente slegati l’uno dall’altro. Allo stesso tempo, lo show sui Chicago Bulls cercava costantemente un compromesso fra lo spettatore già appassionato e “colto” e il pubblico più giovane che non aveva vissuto quell’epopea, non sempre riuscendoci.
Marvel’s 616 invece è il perfetto esempio di come, scomponendo il racconto in diverse parti monotematiche, si possa creare qualcosa di estremamente coinvolgente e sfaccettato, in grado (paradossalmente) di appassionare anche chi non è profondo conoscitore di Stan Lee, Jack Kirby e colleghi, e rivelandosi così un prodotto assolutamente pop e fruibile da chiunque.

DENTRO E FUORI LA CASA DELLE IDEE


Il tema principale di Marvel’s 616, infatti, non è tanto la biografia dei singoli autori/editori o la storia generale della Casa delle Idee, quanto l’influenza che questa ha avuto per il mondo dell’intrattenimento in generale, e soprattutto sull’epica condivisa che questa è riuscita a creare in tanti anni di storie disegnate.
Nei singoli episodi viene, di volta in volta, preso in considerazione un singolo settore dell’intrattenimento (gadget, scrittura, cosplaying, animazione, ecc.) che in qualche modo è legato all’universo narrativo Marvel. Basti pensare che l’episodio pilota della serie è interamente incentrato sulla declinazione “asiatica” dell’Uomo Ragno. “Japanese Spiderman” è infatti il racconto di come, negli anni ’70, la collaborazione fra la Marvel Comics e la casa di produzione giapponese Toei, diede vita ad una vera e propria riscrittura dell’Arrampicamuri. Supaidaman è stata il primo esempio di serie live-action con tanto di Megazord robottoni componibili e, nel tempo, è diventata un vero e proprio cult per gli appassionati. L’episodio è una delle testimonianze più complete di questo show, con tanto di interviste ad autori ed attori protagonisti (molto bella la testimonianza dell’attore Shinji Todo che mostra la sua completa simbiosi con il personaggio interpretato).
Fra tutti gli episodi si può dire che i più interessanti siano quelli ambientati “al di fuori” della casa editrice, proprio perché mostrano l’influenza “attiva” che le storie a fumetti hanno avuto sulla vita delle persone. Oltre a “Japanese Spiderman”, infatti, vanno obbligatoriamente citati “Suit Up!”, che mostra il variegato mondo dei cosplayers a tema Marvel e la sottocultura che li rappresenta (e che meriterebbe quasi una docuserie a parte), e “Spotlight”, che racconta di una scuola superiore in Florida che ha realizzato un vero e proprio spettacolo teatrale a tema Marvel.
Marvel’s 616 parla in generale dell’epica di questo universo intesa proprio nel senso autentico del termine greco epos: il racconto rappresentativo di un popolo o di una cultura particolare. Dopo la visione degli otto episodi di questa prima stagione si può tranquillamente affermare che non ci sia alcun dubbio che il mondo supereroistico sia una sorta di epica contemporanea, e che questa docuserie rappresenti il lato più “umano” di questa narrativa.

DAI FAN PER I FAN


Marvel’s 616 infatti si caratterizza per essere una sorta di “regalo” ai fan dell’universo Marvel. Non solo perché presenta delle vere e proprie chicche al suo interno (il lavoro che c’è dietro alla produzione di un fumetto o i momenti inediti con Stan Lee), ma soprattutto perché molti degli episodi sono stati realizzati da personalità che, a loro volta, sono dei fan dichiarati di tale universo. E proprio qui sta la forza dello show: nell’affetto sincero che dimostra nei confronti della materia trattata. Fra i registi dei vari episodi, infatti, vanno annoverate le ex-star di Community Gillian Jacobs e Alison Brie. In particolare la Jacobs è regista dell’episodio “Higher, Further, Faster” dedicato alle donne che lavorano all’interno della Marvel. La puntata mostra l’importanza che la casa editrice ha avuto nel creare, per la prima volta, un immaginario supereroistico al femminile, cosa che ha permesso anche ad intere generazioni di bambine e ragazzine di poter appassionarsi alle storie a fumetti e avere così un modello a cui ispirarsi; che è, per l’appunto, ciò che è successo alle numerose editor, autrici e fumettiste della Casa delle Idee che, proprio in merito alla loro passione, hanno poi trasmesso questi valori alle successive generazioni di bambine nelle storie dedicate a Captain Marvel o Tempesta degli X-Men. L’episodio della Jacobs dunque merita sicuramente una visione per il tema trattato, anche se pecca di una retorica in alcuni punti fin troppo eccessiva e di una costruzione del racconto fin troppo classica.
Ben più originale il punto di vista scelto dalla star di GLOW, che nel già citato episodio “Spotlight” decide di raccontare l’esperienza di un corso di teatro all’interno della Brandon High School, in cui studenti e professori mettono in scena uno spettacolo teatrale basato sul fumetto di Ms. Marvel.
L’episodio racconta le varie fasi di preparazione dello spettacolo (dai casting fino alla prima teatrale nel palco della scuola) e i background dei vari studenti coinvolti che raccontano di come, attraverso questa esperienza, si siano riconosciuti nei personaggi rappresentati e di come le loro vicende li abbiano aiutati ad affrontare i loro stessi problemi emotivi. Un episodio che punta tutto sul fattore emozionale che non sulla mera descrizione oggettiva delle vicende, e che per tale motivo risulta superiore agli altri.
Ma l’episodio migliore (nonché quello che sperimenta di più a livello registico e di scrittura) è senza dubbio quello diretto e interpretato dall’attore Paul Scheer. “Lost And Found” si staglia a metà fra un mockumentary e un vero e proprio “tutorial” in cui vengono descritte le varie fasi di preparazione di una serie animata basata su dei personaggi “minori” dell’universo Marvel. La rottura della quarta parete da parte dell’attore crea un dialogo diretto con lo spettatore che aumenta ancora di più la sensazione di un vero e proprio dialogo “da fan a fan”. La docuserie mostra così una profonda empatia con il proprio pubblico, che può tranquillamente riconoscersi nei fan rappresentati nello show e condividere con loro opinioni e sentimenti.
La sensazione finale è quella di essersi ritrovati in un immenso (e virtuale) Comic-Con in cui tutti gli argomenti preferiti da appassionati e cultori vengono sviscerati per bene nel corso delle puntate. Per questo motivo il minutaggio appare, per forza di cose, elevato (l’episodio più breve dura 50 minuti), ma l’interesse e la passione mostrata fanno scivolare velocemente il tempo passato a guardare questa prima stagione.

CONCLUSIONI


Con Marvel’s 616, Disney+ dimostra di non essere da meno rispetto ai suoi competitors anche nel settore delle docuseries. Anzi, essendo questo un settore d’intrattenimento sotto certi aspetti ancora “di nicchia”, gli permette di sperimentare maggiormente a livello narrativo e registico. Ogni episodio è una sorta di mini-documentario a sé stante e merita certamente una visione nella sua interezza. Non si esagera se si afferma che questo prodotto potrebbe essere, al momento, uno dei buoni motivi per abbonarsi alla piattaforma.

… THEM ALL!


Japanese Spider-Man 1×01
Higher, Further, Faster 1×02
Amazing Artisans 1×03
Lost And Found 1×04
Suit Up! 1×05
Unboxed 1×06
The Marvel Method 1×07
Spotlight 1×08

 

Disney+ entra ufficialmente nel mondo delle docuseries sfornando un vero e proprio regalo di Natale anticipato per tutti i fan dell’universo Marvel (e dei fumetti in generale). Il mondo della Casa delle Idee viene mostrato a 360 gradi coinvolgendo direttamente gli stessi fan dei vari universi narrativi. Interessante ed estremamente vario e divertente, da vedere!

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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