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Mayans MC 3×07 – What Comes Of Handlin’ SnakeskinTEMPO DI LETTURA 5 min

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Recensione Mayans MC 3x07 Ez:Being a Prospect is about destroying the ego. Learning to exist for the greater good of the group. There’s freedom in that. Giving up your own wants and desires for the benefit of something greater than yourself.

Preso atto del cambiamento oramai irreversibile attuato dalla serie dopo il cambio di showrunner, e tenendo conto del fatto che i difetti già menzionati nelle precedenti recensioni sono ancora presenti in questo settimo episodio, per una volta non ci si può lamentare del risultato complessivo, più che positivo soprattutto se visto in relazione agli episodi precedenti.

BOTTE DA ORBI


Sei lunghi e tediosi episodi hanno aperto questa terza stagione e probabilmente soltanto i più coraggiosi saranno giunti qui senza abbandonare la nave prematuramente. Gli ascolti parlano chiaro: picco stagionale con 870mila spettatori, sotto di 100mila rispetto all’episodio meno seguito della stagione precedente. I due milioni e mezzo del pilot sono ormai un miraggio lontano e un calo di questa portata non può che essere quantomeno un sintomo della deriva che lo show ha preso da un po’ di tempo a questa parte.
Fa quindi piacere quando finalmente la serie torna per un attimo ai suoi antichi fasti con episodi come questo, votati alla violenza e alla tragedia umana e non al romanticismo spicciolo da teen drama mostrato di recente.
Seppur molto lentamente e con andatura zoppa, questo terzo arco narrativo giunge finalmente al suo primo vero scossone stagionale.
A partire dalla cold opening, con un Angel abbastanza furioso intento a prendere a mazzate il “collega” di Stockton, tutto quanto in questo episodio – fatta eccezione per i momenti di inebetimento amoroso di Ez – lascia presagire soltanto una cosa: vendetta.
La guerra è ufficialmente iniziata con la dichiarazione di Bishop al termine della scorsa puntata e, visti i risultati ottenuti, si può dire che la scelta tattica del Presidente sia stata del tutto azzeccata. Finalmente i primi segnali in direzione di una leadership meno irrazionale ma più attenta e risoluta, votata ad una visione del club più democratica e non più soggetta allo strapotere dei Kings. Come in ogni conflitto tra bande che si rispetti, l’azione si sposta lontano dalla famiglia, in una zona neutra, l’hotel appunto, teatro dello scontro finora più sanguinoso visto in questa terza stagione.
A sorpresa, accanto a Ez, Bishop ed Angel, al termine di questo scontro emerge anche la figura del Prospect – com’era prevedibile dopo il discorsetto motivazionale fatto precedentemente da Ez – macchiatosi del sangue di uno dei suoi nemici e ora giunto al punto di non ritorno che, probabilmente, coinciderà con la sua promozione a membro effettivo del Club.
La rabbia dei tre Mayans sopracitati raggiunge qui il culmine, frutto di un (molto lento) lavoro di costruzione attuato nelle puntate precedenti, e se per Angel e Bishop si tratta principalmente di affermare una supremazia rispetto a coloro che hanno ucciso a sangue freddo uno dei loro fratelli di patch, per Ez si tratta invece del punto di svolta nel suo cammino personale, sancito da quel colpo di pistola sparato con estrema freddezza ai danni di un Oscar Ramos disarmato e in manette. Un’esecuzione in piena regola che porta così Ez sulla strada che suo padre non avrebbe mai voluto percorresse, sancendo così il suo passaggio definitivo al “lato oscuro” di Santo Padre.

IL RITORNO ALLA TRAGEDIA


Mentre lo scontro tra Mayans miete le sue vittime, sullo sfondo altre storyline contribuiscono a mantenere vivo l’alone di tragedia che permea l’intero episodio.
Adelita nei pochi minuti di permanenza sullo schermo uccide Pablo pugnalandolo prima all’addome e poi dritto al cuore, sancendo il suo ritorno a capo dei Los Olvidados. Il minutaggio relativamente contenuto riservato a questo personaggio finora lascia presagire un ruolo abbastanza rilevante nella fase conclusiva della stagione, probabilmente legato ad una morte importante vista la piega psycho presa da Adelita da qualche episodio a questa parte.
Coco sembra invece giunto alla conclusione della sua parabola discendente, culminata nella già annunciata overdose che parrebbe aver posto fine alle sofferenze del character, ma che molto probabilmente risulterà essere un falso allarme vista soprattutto la rapidità della sequenza in questione. Essendo poi la sua trama di puntata maggiormente concentrata sulla figlia Leticia e sul genuino affetto mostrato nei confronti di Coco, è plausibile pensare che in questa occasione l’apparente morte di Coco possa fungere sia da ottimo cliffhanger che da motore narrativo per un evoluzione del rapporto tra i due personaggi in vista di sviluppi futuri della trama relativa ad Isaac.
O magari è semplicemente morto. Una morte in solitudine per un personaggio che è andato lentamente a consumare se stesso fino a sparire, non soltanto fisicamente, ma anche dalla mente e dal cuore dei suoi fratelli. Una conclusione che comunque si rivelerebbe coerente con il percorso, molto tortuoso, intrapreso dal character.
Piccola nota a margine: soprassedendo volutamente sulla piega fin troppo filosofica presa dal discorsetto motivazionale di Ez al Prospect – estremamente didascalico e anticlimatico – che bisogno c’era di fare word flexing sul povero Steve e umiliarlo utilizzando termini come “Cerebrally” (tra l’altro a caso) rivelando così la sua natura di illetterato? Un semplice sì sarebbe stato più che sufficiente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tanta azione e poca telenovela
  • La scazzottata
  • La morte di Ramos
  • La tragedia di Coco finalmente sembra essere arrivata alla sua conclusione…
  • La trama di Adelita sullo sfondo, seppur intensa, sembra stonare un po’ rispetto al resto dell’episodio
  • …ma vista la sequenza molto sbrigativa probabilmente si tratta solo di un falso allarme

 

Questa settimana Mayans MC torna con un episodio che finalmente predilige l’azione alla telenovela, portando a casa un meritato ringraziamento che si spera rappresenti il punto di partenza per un rush finale di tutto rispetto.


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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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